Gabi Nettuno 160526184636
FINALE 28 Maggio Mag 2016 1200 28 maggio 2016

Atletico-Real, falso mito dei buoni contro i cattivi

Franchisti, militari e di estrema destra: i colchoneros, per storia, tifo e tradizione non sono la resistenza virtuosa contro il potere del Real. Dentro la sfida politica.

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Il capitano dell'Atletico Madrid Gabi incorona il Nettuno per festeggiare la Liga vinta nel 2014.

Di nuovo loro due: Atletico e Real.
La Champions league 2016 si gioca tutta dentro Madrid per la seconda volta in tre anni.
I colchoneros contro i blancos, nella rivincita di ciò che era stato nel 2014 al Da Luz di Lisbona, quando il Real vinse 4-1, trovando il pareggio in pieno recupero per dilagare poi nei supplementari.
Stavolta il teatro dello scontro è San Siro.
A ridosso della finale di sabato 28 maggio, Milano assomiglia un po' più alla capitale spagnola.
Oltre a 60 mila tifosi delle due squadre, un terzo dei quali senza biglietto per entrare allo stadio, sono arrivate pure le divinità che da sempre accompagnano i successi dei due club, con le riproduzioni delle fontane di Cibele e del Nettuno, a 5,5 chilometri di distanza l'una dall'altra.
LE ANIME: LA TERRA E IL MARE. La prima, che rappresenta la dea anatolica della terra, è stata portata a Pagano, nella fan zone del Real Madrid. La seconda, tributo al dio latino del mare, si trova in piazza Duca d'Aosta, davanti alla stazione Centrale, punto di incontro di quelli dell'Atletico.
A Madrid sono molto più vicine - mezzo chilometro -, capaci quasi di guardarsi in faccia attraverso le fronde degli alberi del Paseo del Prado. A rappresentare le due anime calcistiche della capitale di Spagna.
Se il Real è senza dubbio la squadra dell'establishment nobiliare e conservatore, il club della Casa reale e tra i più grandi strumenti di propaganda del Generalisimo Francisco Franco, l'Atletico, quasi per naturale contrapposizione, si è guadagnato la fama di club della classe operaia.
QUARTIERI NOBILI CONTRO POPOLARI. D'altra parte i blancos stanno di casa a Chamartín, quartiere dell'alta borghesia, mentre l'Atletico ha avuto la sua prima casa nel popolarissimo Vallecas (ora casa del Rayo Vallecano, vera squadra 'povera' di Madrid appena retrocessa in Segunda division), poi si è trasferito all'Imperial.
Sulle sponde del fiume Manzanarre, a due passi dallo stadio Vicente Calderon, si addossano le case del ceto medio e basso, magazzini e industrie, tra le quali spicca quella della birra Mahou, sponsor del club, la più venduta tra i tifosi dell'Atletico.
MATERASSAI PER VIA DELLE MAGLIE. Non ha invece a che fare con l'estrazione sociale dei tifosi il soprannome di colchoneros, materassai, derivato semplicemente da quella maglia a righe bianche e rosse, stessi colori dei materassi d'un tempo e dell'Athletic Bilbao.
Sì, perché l'Atletico, squadra della capitale, è stato fondato nel 1903 da studenti baschi.
Ma di quell'origine che sembra promettere una storia di opposizione e resistenza al regime, oggi non restano che piccole reliquie racchiuse nel nome, nei colori sociali, nell'urlo di incoraggiamento in lingua euskera «Aupa Atleti».

L'Atletico, la squadra dei militari e col tifo fascista

Tifosi del Frente Atletico nel Fondo Sur del Vicente Calderon.

Dopo la Guerra civile vinta da Franco, l'Atletico ha scelto chiaramente da che parte schierarsi fondendosi con un club nato da membri dell'Aviazione militare spagnola, e diventando l'Athletic Aviacion de Madrid: la squadra più militarizzata di Spagna non poteva che destare simpatie nel governo del Caudillo, diventando l'emblema della potenza militare del regime almeno quanto il Real fu macchina di propaganda internazionale.
7 TITOLI SU 10 CON FRANCO. Se spesso al Real si rimprovera una storica vicinanza al franchismo, 'provata' dal fatto di aver conquistato le sue cinque Champions league consecutive proprio sotto la dittatura del Caudillo, non si può non ricordare che, nello stesso periodo - tra il 1936 e il 1975 - l'Atletico ha vinto sette dei suoi 10 titoli di campione di Spagna, quattro delle sue 10 Coppe di Spagna, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, giocata contro l'Independiente nel 1974 pur avendo perso la finale di Coppa dei Campioni, grazie alla rinuncia del Bayern Monaco.
E anche 41 anni dopo la morte di Franco, quella dell'Atletico resta la tifoseria più fascista di Spagna.
Anche più degli Ultra Sur madridisti, ormai relegati a un ruolo marginale e definiti «maricas» (un termine decisamente spregiativo per chiamare gli omosessuali) dai rivali cittadini.
IL FRENTE ATLETICO DI ULTRADESTRA. «Fascisti» non è un modo di dire, o un'accusa degli avversari, ma un vanto presente a più riprese nel manifesto del Frente Atletico, il più grande, forte e numeroso gruppo organizzato di fan del club.
«I militanti più importanti del gruppo sono già stati membri dell'organizzazione falangista Frente de Juventitudes», è scritto sul sito ufficiale degli ultrà, dove si rivendica una ideologia «di ultradestra».
Simboli nazisti sono stati spesso di casa nel Fondo Sur (l'equivalente delle nostre curve Sud) del Calderon. Così come gli episodi di violenza.

Risse, arresti e due morti fuori dal Calderon

Una scritta sul luogo in cui il tifoso del Deportivo Francisco 'Jimmy' Romero Taboada è stato ucciso negli scontri con i supporter dell'Atletico Madrid: «Né oblio né perdono».

Il primo derby di Madrid del Frente Atletico, nella stagione 1983-84, si concluse con una gigantesca rissa con gli Ultra Sur del Real e l'arresto nei locali del Santiago Bernabéu di una dozzina di tifosi colchoneros.
Nel 1998, prima di una partita contro la Real Sociedad, un tifoso basco di 16 anni, Aitor Zabaleta, fu ucciso a coltellate.
JIMMY NEL MANZANARRE. Il 30 novembre del 2014, una fine simile toccò a Francisco Javier Romero Taboada, noto Jimmy, 43 anni, tifoso del Deportivo la Coruña e membro del gruppo estrema sinistra dei Riazor Blues: fu pestato a morte e gettato nel Manzanarre durante gli scontri con i tifosi colchoneros, in una guerriglia alla quale parteciparono, alleandosi ai galiziani, anche i Bukaneros del Rayo Vallecano.
Quel caso portò l'Atletico a una decisione storica: la cacciata del Frente Atletico dallo stadio. Ma il provvedimento durò pochissimo.
Un mese dopo gli ultrà fascisti furono riaccolti al Vicente Calderon dal presidente Enrique Cerezo: «Purché si comportino come devono saranno sempre i benvenuti».
Da giugno 2015, poi, anche simboli e le bandiere del Frente sono tornati a occupare il Fondo Sur.
TRENT'ANNI DI RAPPORTI COL CLUB. Difficile mettere a tacere un gruppo ultrà che ora conta tra i 1.000 e i 2 mila membri e che in passato ha toccato quota 4.500.
Impossibile spezzare un rapporto di convivenza che dura da oltre 30 anni e che ha avuto il suo momento più intenso durante la presidenza di Jesús Gil.
Nel passato e nel presente dell'Atletico, fuori dal campo, non c'è niente che possa sostenere il mito del club che si oppone alla dittatura.
La distanza resta solo sportiva, in un rapporto di forze sbilanciato dalla parte dei blancos che solo negli ultimi anni ha iniziato a ribaltarsi.
Se la Coppa dovesse andare all'Atletico, festeggerebbe la squadra meno ricca, quella che conta meno trofei (31 contro i 79 del Real) e che non ha mai conquistato una Champions league. Certo non la più virtuosa.


Twitter @GabrieleLippi1

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