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POLEMICHE 1 Giugno Giu 2016 1439 01 giugno 2016

Francia, lo spettro del razzismo sulla Nazionale di calcio

Benzema e Cantona accusano Deschamps. I casi Blanc e Sagnol. E la guerra tra clan del 2010. Storia di un'integrazione difficile.

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Karim Benzema e Didier Deschamps.

Era l'estate del 1998 quando Didier Deschamps, capitano della selezione transalpina, alzò al cielo la prima, e finora unica, Coppa del mondo della Francia multietnica.
Il trionfo di Zidane, Thuram, Desailly e Djorkaeff era lo specchio dell'integazione di un Paese che ancora non aveva conosciuto le rivolte delle banlieue, né tanto meno la dirompente avanzata di Marine Le Pen.
Fiumi d'inchiostrro furono versati per celebrare il trionfo del melting pot, sul campo come sul territorio, e lodare la politica vincente di Jacques Chirac.
Diciotto anni dopo, la Francia si appresta a ospitare un'altra manifestazione che raccoglierà su di sé gli occhi di tutto il mondo. E Deschamps, che ora veste i panni dell'allenatore, è costretto a fare i conti con accuse di razzismo che, per quanto strumentali, riflettono almeno parzialmente gli umori della nazione. Un tema peraltro, quello della discriminazione, che nell'ultimo deccennio ha fatto capolino a intervalli regolari tra le stanze di Clairefontaine, quartier generale dei Bleus.
BENZEMA: «IO VITTIMA DEI RAZZISTI». Ad aprire il fuoco contro il commissario tecnico è stato il grande escluso della spedizione, quel Karim Benzema lasciato a casa dopo essere rimasto invischiato in un ricatto a sfondo sessuale del quale è stato vittima il compagno di Nazionale Mathieu Valbuena.
«Deschamps si è piegato alle pressioni di una parte razzista della Francia», ha detto Benzema in un'intervista al quotidiano spagnolo Marca. «Dovete sapere che in Francia il partito estremista ha raggiunto il secondo turno nelle ultime elezioni. Non so, quindi, se si tratta di una decisione solo di Didier. Ho più di 40 milioni di fan sui social network e dire che la gente non mi vuole è ridicolo. C'è stata grande pressione, certo, anche a causa di alcuni giornalisti che hanno detto cose non vere».

Cantona: «Lui e Ben Arfa fatti fuori per le loro origini»

Prima di Benzema, ad attaccare Deschamps,, tacciandolo di blandire le pulsioni razziste dell'estrema destra era stato Eric Cantona.
Intervistato dal Guardian, l'ex star del Manchester United aveva accusato il selezionatore di aver escluso il centravanti del Real e Hatem Ben Arfa a causa delle loro «origini nordafricane». Deschamps non aveva commentato, ma era stato difeso a spada tratta dalla Federazione. Poi era stata la volta del comico Jamel Debbouze, secondo il quale i due talenti «pagano la situazione sociale» del Paese. Con la loro assenza, aveva aggiunto, la Francia «non rappresenta le banlieue».
Difficile credere che Deschamps abbia deciso di privarsi dei due per via delle loro origini. Molto più verisimile credere che abbia pesato il turbolento passato di entrambi. Sta di fatto che per l'ennesima volta la questione razziale si è insinuata tra le stanze dello spogliatoio francese.
BLANC E LE 'QUOTE ETNICHE'. Tra il 2010 e il 2011, l'ex commissario tecnico Laurent Blanc, ora alla guida del Paris Saint-Germain scatenò un putiferio paventando l'istituzione di 'quote etniche' per diminuire la presenza di ragazzi più possenti fisicamente, genericamente identificati come di origine straniera e in particolare africana, nei centri di formazione, per puntare sulle qualità tecniche degli altri. Una proposta che scatenò le ire, tra gli altri, di Lilian Thuram, anche lui come Blanc e Deschamps membro della formidabile squadra laureatasi campione del mondo nel '98 e paladino della lotta al razzismo.
SAGNOL E LE CRITICHE AGLI AFRICANI. Peggio ancora riuscì a fare un altro ex nazionale, Willy Sagnol, già commissario tecnico dell'Under 20, che ebbe a dire: «I giocatori africani costano poco, ma sono pure indisciplinati e poco intelligenti». Sia Blanc che Sagnol finirono nella bufera, col primo vicino alle dimissioni, e il secondo, all'epoca allenatore del Bordeaux, attaccato ancora una volta da Thuram, che con lui aveva condiviso il Mondiale 2006.
LA GUERRA TRA CLAN IN SUDAFRICA. Andando a ritroso nel tempo, come dimenticare la polveriera nello spogliatoio della squadra che rimediò una colossale figuraccia al Mondiale 2010 sotto la gestione di Raymond Domenech. Allora si parlò di guerra tra clan alla base dell'ammutinamento che costò l'eliminazione ai Bleus. E tra i tifosi iniziò a circolare l’espressione «Knysna fiasco» (dal luogo del ritiro francese) a sostegno della richiesta che giocatori come Evra (nato in Senegal), Nasri o Benzema (entrambi di genitori algerini) non fossero più convocati perché non «rispettavano la bandiera». Senza nemmeno considerare che, quell’anno, Nasri e Benzema non erano neppure in Sudafrica.
«Black-blanc-beur» (nera, bianca e araba) urlavano i francesi per le strade dopo la vittoria del Mondiale del 1998. Uno slogan che alludeva all'incrocio di culture, di razze, di lingue e di colori che si riscontra nella popolazione delle periferie delle grandi città francesi. Un motto che simboleggiava il segreto di una società che sapeva trovare il suo punto di forza proprio nella sua diversità. Come a dire: «Siamo diversi, però siamo uniti. E questa unità è il segreto della nostra vittoria, della nostra forza». Quasi 20 anni dopo difficilmente le stesse parole riecheggeranno tra le strade di Parigi.

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