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STORIE 3 Giugno Giu 2016 1527 03 giugno 2016

Brasile 2016, 10 rifugiati protagonisti alle Olimpiadi

Ufficializzati i nomi degli atleti che prenderanno parte ai Giochi. Fuggiti da Siria, Sud Sudan ed Etiopia, ora sognano una medaglia.

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Yusra Mardini.

Il prossimo 5 agosto la cerimonia inaugurale delle XXXI Olimpiadi vedrà sfilare un'inedita delegazione.
Appena prima del Brasile padrone di casa, la bandiera bianca coi cinque cerchi farà il suo ingresso al Maracanà per accompagnare i 10 atleti del team di rifugiati che per la prima voltà parteciperà ai Giochi.
SEI UOMINI E QUATTRO DONNE. La speciale partecipazione erà già stata annunciata lo scorso marzo, ora è stato il presidente del Comitato olimpico Thomas Bach ad annunciare i nomi dei 10 atleti selezionati tra i 43 candidati a far parte della rappresentanza. «In squadra», ha spiegato Bach, « ci saranno cinque atleti provenienti dal Sud Sudan, due dalla Siria, due dal Congo e uno dall'Etiopia». Sei uomini e quattro donne, parteciperanno a gare di atletica, nuoto e judo e sfileranno assieme nel corso della cerimonia di apertura. «La loro presenza», ha aggiunto Bach, «è un messaggio di speranza per tutti i rifugiati del mondo. Ma pure un messaggio alla comunità internazionale e una testimonianza di quanto queste persone siano una risorsa importante per la società».
SELEZIONATI IN 10 SU 43. La selezione, ha sottolineato il Cio, sarà trattata come una qualunque altra nazionale. Avrà diritto a stabilirsi nel villaggio, con tanto di cerimonia di insediamento, e utilizzerà l'inno olimpico per le eventuali cerimonie di consegna di medaglia. Il Comitato olimpico garantirà loro le divise per le varie competizioni e un team di allenatori per la necessaria preparazione. Le spese di viaggio, invece, verranno coperte dall'Olympic solidarity, un fondo che ha fornito assistenza a tutti i 43 'in lizza' per i 10 posti. Dei preselezionati, tutti di età compresa tra i 17 e i 30 anni, più della metà erano stati scelti nel campo d’accoglienza di Kakuma, nel Nord-ovest del Kenya, a nemmeno 100 chilometri dalla devastante guerra del Sud Sudan.

  • I 10 atleti selezionati per far parte del team dei rifugiati alle Olimpiadi.

Nuotatori e mezzofondisti in fuga dalla guerra

Tra i 10 prescelti c'è Rami Anis, 25enne nuotatore siriano che vive in Belgio: il suo è stato il primo nome a essere annunciato dal Cio. Gareggerà nei 100 metri farfalla.
Allo scoppio della guerra, nel 2011, scelse di lasciare il Paese con la famiglia per raggiungere il fratello in Turchia e non essere costretto a partecipare ai combattimenti tra le fila dell'esercito. Quattro anni più tardi il trasferimento in Belgio, dove Anis ha avuto l'opportunità di tornare in vasca e riprendere l'attività agonistica interrotta in Siria.
DA KAKUMA AL BRASILE. L'ottocentista del Sud Sudan Yiech Pur Biel, rifugiatosi nel campo profughi keniota di Kakuma per sfuggire al conflitto del suo Paese, affiancherà i connazionali James Nyang Chiengijek (impegnato nei 400 metri) e il mezzofondista Paulo Amotun.
Sia Biel che Chiengijek , rispettivamente 21 e 28 anni, hanno iniziato a correre ai trials organizzati dalla fondazione Tegla Loroupe proprio nel campo di Kakuma. Un'occasione colta anche da due loro connazionali, costrette a loro volta all'esilio forzato in Kenya. In Brasile Anjelina Nada Lohalith e Rose Nathinke Lokonyen si cimenteranno rispettivamente nei 1.500 e negli 800 metri.
LA FUGA DURANTE I MONDIALI. L'etiope Yomas Kinde, che prenderà parte alla maratona, dal 2013 vive in Lussemburgo sotto protezione internazionale, mentre il judoka Popole Misenga, che sarà impegnato nella categoria 90 kg, ha trovato riparo in Brasile. Come lui Yolande Bukasa Mabika, mai più tornato in Congo dai Campionati del mondo del 2013 svoltisi proprio nel Paese sudamericano: alle Olimpiadi sarà in gara nella categoria judo 70 kg. Arrivati senza conoscere una parola di portoghese, o avere la minima idea delle leggi in materia di asilo, sia Misenga che Makiba erano però consapevoli che quella fosse la loro unica occasione per fuggire da un Paese dilaniato da un conflitto che ha causato più di 5 milioni di morti.
TRE MIGLIA A NUOTO PER SOPRAVVIVERE. Infine c'è lei, la 18enne Yusra Mardini, scappata dalla Siria per trofare rifugio in Germania e prossima protagonista in piscina. La sua storia sembra tratta da un film. La scorsa estate si è salvata da un naufragio nel mar Egeo dopo aver nuotato per oltre 3 miglia. Fuggita da Damasco insieme alla sorella Sarah, nel tentativo di raggiungere l’isola greca di Lesbo in gommone, si è ritrovata in acqua con gli altri passeggeri dopo la rottura del motore dell’imbarcazione. Nel corso di una conferenza stampa a Berlino ha spiegato che «sarebbe stata una vergogna se fossi annegata in mare». «Sono pur sempre una nuotatrice», ha detto.

  • La storia di Yusra Mardini.

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