COMMENTO 23 Giugno Giu 2016 1532 23 giugno 2016

Perché il calcio è quello di Insigne, non quello del ragioniere Conte

Il ct umilia il talento. E crede solo nei muscoli. Ecco perché il giocatore del Napoli doveva rifiutarsi di scendere in campo. Il commento di Francesco Pacifico.

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No Lorenzino, hai fatto male ad alzarti dalla panchina.
Quando al trentesimo del secondo tempo Antonio Conte ti ha chiesto di scendere in campo, dovevi gridargli in faccia il tuo sdegno, fargli un gestaccio come Chinaglia con Valcareggi, magari tirargli anche una bottiglietta d’acqua o lanciare gli scarpini in area.
POTEVI FARE COME ALI COI VIETCONG. Tutto era lecito per rendere memorabile un gesto che sarebbe stato liberatorio per tutto il Paese. E tu saresti passato alla storia come Ali che si rifiuta di sparare ai Vietcong, Giordano Bruno che non vuole abiurare il suo Dio che è un tutt’uno con la natura, Sordi e Gasmann che negano di dire all’ufficiale tedesco dove sono i loro compagni sul Piave. Invece sei sceso in campo.
Hai partecipato a quello scempio che in Italia-Irlanda (guarda la gallery e le pagelle) ha avuto soltanto l’ultima puntata. Finché c’era benzina, come col Belgio, si correva in una sfida da oratorio. Il carburante è finito con la Svezia e soltanto una serpentina di Eder ci ha salvati dalla noia. Ieri, il punto di non ritorno.
Che cosa c’entri in quella pletora di Sturaro, Thiago Motta o Zaza, neppure tu lo sai. Perché sei un’altra cosa, appartieni al calcio, a un calcio dove l’importante non è né vincere né partecipare, ma sorprendere e scandalizzare con la propria bravura.
IL CALCIO DI CONTE? ROBA DA RAGIONIERI. Ma Conte non la pensa come te: per lui il calcio è solo occupare il campo altrui, umiliare gli avversari, le stesse ali che tanto gli piacciono, altro non sono che uno sfoggio di geometria muscolare e dell'ossessione per la vittoria.
In quel quarto d’ora ti sei sfiancato: il palo, i tocchi, le palle recuperate sulla trequarti. Ma il ct non ti degnava nemmeno di uno sguardo. Nel suo calcio ragionieristico la sconfitta con l'Irlanda è stata una vittoria per Conte. Che avrà pensato, come tutti i tattici che non accettano il genio degli strateghi: ho risparmiato i titolari, arriveranno alla sfida con la Spagna come se avessero passato un weekend alla Spa, mentre Iniesta e compagni hanno dato anche il sangue durante la sfida con la Croazia.
Nel dopo partita ti sei preso la colpa, tu che non sei una seconda punta classica, perché ami «giocare tra le linee». Ma questo non giustifica l’arroganza (contro il bel calcio) di Conte. Che invece crede davvero che il bel calcio sia un passaggio di 60 metri dello stopper (Bonucci) per mandare in gol l’uomo di fatica del centrocampo (Giaccherini).
GLI AZZURRI METAFORA PERFETTA DEL PAESE. Quest’Italia calcistica è un po’ la metafora dell’Italia tout court: il talento va fatto fuori, bisogna solo correre e difendersi, lo spettacolo è la foga. Per questo Lorenzo non dovevi scendere in campo ieri sera. Tu sei nato con Zeman, con Verratti che lancia la palla e tu, Sansovini e Immobile a scartare gli avversari e arrivare in porta con tre passaggi geometrici.
Chissà se Conte avrà il coraggio di misurarsi con il tuo genio. Ma se scendi in campo un’altra volta, se scendi in campo Lorenzino, promettici di occupare la fascia sinistra, strappare la palla al De Sciglio di turno e andare verso la porta passando dal fondo, facendo un milione di finte e di tunnel. E sarà bello anche se il pallone finirà in curva.


Twitter @FrrrrrPacifico

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