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30 Novembre Nov 2016 1646 30 novembre 2016

Le ombre su Jorge Mendes, eminenza grigia del pallone

M. L'orgia del potere, libro-inchiesta di Pippo Russo, tratteggia la controstoria del super procuratore portoghese. L43 ne anticipa un estratto.

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Tra i suoi assistiti ci sono alcuni dei calciatori più forti al mondo. Cristiano Ronaldo, innanzitutto. Ma anche Thiago Silva, Angel Di Maria, James Rodrìguez, Diego Costa. E un allenatore, tra i più vincenti del nuovo millennio, sicuramente il più mediatico: José Mourinho. Lui è Jorge Mendes, super procuratore portoghese, ricco e potente quanto discusso. M. L'orgia del potere (320 pagine, Edizioni Clichy), libro-inchiesta del giornalista Pippo Russo, ne tratteggia la «controstoria», mettendo in risalto le contraddizioni del "sistema Mendes" e cercando di far luce sulle ombre più fitte. L43 anticipa un estratto.

Del fatto che il meglio di Seixal (l'accademia del Benfica, ndr) finisca nella rete di Gestifute, la stampa portoghese parla apertamente e senza ricevere la minima smentita. Appartiene a questa pesca Renato Sanches, battezzato fenomeno da subito e oggetto di un’operazione di propaganda a tratti imbarazzante. La sua cessione al Bayern Monaco nella primavera del 2016, per una cifra di 35 milioni che può toccare quota 80 milioni grazie ai bonus, è uno dei colpi d’immagine più riusciti per Jorge Mendes, rispetto al quale il ruolo del Benfica è quasi secondario. All’atto della firma col club bavarese, a farsi fotografare trionfanti col calciatore sono Paulo Rendeiro e Valdir Cardoso. Il primo è avvocato dello studio Morais Leitão, Galvão Teles, Soares da Silva e Associados, quello cui Gestifute suole affidarsi. Il secondo, invece, di Gestifute è un funzionario.

Nessuna traccia di rappresentanti del Benfica. Che fra l’altro non si limita certo a incassare quei soldi. Li spende immediatamente, per acquisire calciatori che in molti casi sono vicini a un agente. Indovinate quale? Uno di questi è l’attaccante messicano Raúl Jimenez, passato nella stagione 2014-15 all’Atletico Madrid dove compie un’esperienza fallimentare. A ottobre 2014 si viene a sapere che il 50% dei diritti del calciatore è nelle mani di Jorge Mendes. E questa notizia non viene da un’indiscrezione giornalistica, ma da una dichiarazione rilasciata a Cadena Ser da Miguel Ángel Gil Marin, Ceo dell’Atletico Madrid. Un’altra indiscrezione, proveniente dal Messico, asserisce addirittura che l’altro 50% sia nelle mani del padre di Raúl Jimenez, ma di ciò non esiste conferma. Nell’estate del 2015 il Benfica compra il 50% dell’attaccante per 9 milioni. Da chi? La stampa parla di un affare con l’Atletico Madrid, e formalmente così è. Ma di questa transazione vanno fatte notare due cose. La prima: con una valutazione complessiva del giocatore fissata a 18 milioni, è una delle più care nella storia del club. La seconda: non ne esiste una comunicazione alla Cmvm (Comissão do Mercado de Valores Mobiliários, la Consob portoghese, ndr).

Hai voglia di vendere i Bernardo Silva e i Renato Sanches, se poi strapaghi i Raúl Jimenez. I conti non torneranno mai

Si trovano informazioni di quella transazione soltanto nei documenti di bilancio del club. Il bilancio consuntivo 2014-15, a pagina 413, informa che il Benfica ha speso 14,4 milioni di euro per acquisire il 50% di Raúl Jimenez e il 90% dell’argentino Franco Cervi, proveniente dal Rosario Central. Pochi giorni dopo viene presentata la relazione sul primo trimestre 2015-16, e lì (pagina 5) si scopre che la cifra spesa per la contrataçao delle percentuali dei due calciatori è di 15,3 milioni. Nell’estate successiva il club encarnado compra il restante 50% per 12 milioni. Stavolta la transazione viene comunicata alla Cmvm, e vi si dice di denari versati all’Atletico Madrid. In totale fanno 21 milioni (ma molte fonti parlano di 22), per un calciatore che fin lì ha dimostrato di valerne nemmeno la metà. Il 50% di Jorge Mendes (da qui in poi "JM", ndr)? Non se ne parla. Hai voglia di vendere i Bernardo Silva e i Renato Sanches, se poi strapaghi i Raúl Jimenez. I conti non torneranno mai. E non torneranno mai finché il Benfica si farà carico di acquisire i Bebé (lasciando addirittura il 50% al Manchester United) o di strapagare l’acquisizione di Pizzi.

Il solo che ne gode è sempre lui, JM. Così come nel caso del travagliato trasferimento di Rafa Silva, avvenuto ad agosto 2016. Il Benfica lo vuole, il Porto pure, e il calciatore preferirebbe i Dragões. I suoi diritti sono divisi fra Sporting Braga (40%), JM (50%) e l’agente Antonio Araujo, proprietario dell’agenzia Onsoccer (10%). Per JM la situazione è imbarazzante, specie dopo il riavvicinamento col Porto. Dunque decide di chiamarsi fuori «cedendo» la sua quota al Braga. Il Benfica acquisisce per 16 milioni il 90% in possesso del Braga, ma a quel punto insorge Araujo che reclama 1,6 milioni a titolo di commissione. In realtà sarebbe il suo 10%, ma facciamo finta che sia così. A battere cassa per conto di Araujo è la sua signora, Jussara Mary da Silva Correia. Alla quale il presidente bracarense António Salvador risponde attraverso un furente comunicato ufficiale pubblicato dal sito web dei Guerreiros do Minho.

Nei giorni precedenti aveva già mandato a dire che lui non pagherà commissioni o intermediazioni a chicchessia, e che quei 16 milioni sono da considerarsi tutti del Braga. Che Araujo e la sua signora vengano pagati dal Benfica. Un guazzabuglio che movimenta gli ultimi giorni di agosto 2016, col giocatore che ha le valigie pronte per andare a Lisbona ma viene fatto convocare dal presidente per le partite del Braga, giusto per lanciare messaggi precisi. In tutto ciò, LFV (Luís Filipe Vieira, presidente del Benfica, ndr) tace interdetto e JM tace imbarazzato. Quando il gioco si fa troppo grande diventa ingovernabile, se non si tacita la bulimia di potere e denaro. A volerla prendere nel senso giusto, questa vicenda dovrebbe essere un avvertimento. Ma si sa com’è, la cecità è il primo sintomo del delirio d’onnipotenza.

Renato Sanches, pagato dal Bayern una cifra di 35 milioni di euro.

Alla fine il Benfica acquisisce il giocatore per 16,4 milioni. E intanto i due continuano a girare il mondo uniti, senza che si riesca a capire chi dei due faccia da chaperon all’altro. Sicché di volta in volta si viene a sapere che LFV era a Dubai con JM, alla cerimonia annuale in cui una giuria piena di amici di JM premia JM come migliore agente dell’anno. E che poi LFV e JM sono a Manchester per trattare la cessione di Renato Sanches. E che LFV viene portato con sé da JM all’esordio in campionato del Wolverhampton, squadra della Premiership rilevata dai cinesi di Fosun, coi quali a sua volta Gestifute ha stretto un accordo di partnership.

Capita pure che LFV chiami al telefono e JM non risponda. È il 31 agosto 2015, e JM è impegnato a propiziare un complicato passaggio di portieri fra Manchester United e Real Madrid: Keylor Navas va spedito in Inghilterra, David De Gea in Spagna. Il secondo è cliente di JM, e il primo forse pure. La vicenda si conclude con una figuraccia di proporzioni omeriche, perché l’affare non si chiude a causa di un fax che s’inceppa. Seguiranno giorni di accuse reciproche fra i club. In quelle ore concitate, LFV telefona a JM perché vorrebbe portare l’esterno di difesa Luís Siqueira (altro cliente Gestifute) dall’Atletico Madrid al Benfica. Ma JM non gli risponde. Risultato: saltano tre trasferimenti in un colpo solo. Il famoso tocco magico del super-agente.

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