Beatrice Vio (2)
29 Dicembre Dic 2016 1232 29 dicembre 2016

Bebe Vio italiana dell'anno: 15 cose da sapere

La campionessa paralimpica di fioretto è la più votata dai lettori di Famiglia Cristiana. Dalla malattia ai successi sportivi, passando per la famiglia e gli studi: ecco cosa c'è da sapere sulla schermitrice di Mogliano.

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L'oro paralimpico, il selfie con Obama, le copertine dei giornali e il titolo di italiana dell'anno. Il 2016 è stato un anno magico per Beatrice Vio, la fiorettista veneta di 19 anni che da bambina è stata colpita dalla meningite e ha perso tutti e quattro gli arti sotto gomiti e ginocchia. I lettori di Famiglia Cristiana hanno scelto lei come personaggio simbolo dei 12 mesi che si stanno chiudendo, preferendola a Samantha Cristoforetti e al suo grande amico Alex Zanardi. Bebe, ormai, è famosa in tutta Italia, e non ha bisogno di presentazioni. Abbiamo provato a richiudere la sua storia in 15 punti, come quelli che servono per vincere un match di scherma. Eccoli.

1. Ha un motto che è «una figata»


Di Bebe colpisce, fin da subito, l'ottimismo e la positività. Il suo motto è «La vita è una figata».

2. Una vita posata su tre "S"


La vita di Bebe si posa su tre colonne che lei chiama le tre "S". Sono scuola, scout e scherma, come le recita lei «in ordine di apparizione». Il suo primo pensiero sul letto dell'ospedale e dopo aver subito l'operazione con cui le sono stati amputati tutti e quattro gli arti, è stato quello di riprendersi le sue tre S. Missione – ovviamente – compiuta.

3. Una famiglia a supportarla


Accanto a Bebe ci sono papà Ruggero (che ha disegnato la sua protesi da scherma), mamma Teresa (che presiede Art4Sport, la Onlus nata dall'esperienza di Bebe per aiutare bambini amputati a fare attività sportiva), il fratello Nicolò, la sorella Maria Sole. In casa Vio c'è anche il cane Taxi.

La famiglia Vio a Rio de Janeiro.

4. Ha iniziato a tirare di scherma per caso

L'incontro con la scherma è stato casuale. Bebe aveva 5 anni ed era al primo allenamento di pallavolo, ma stanca di palleggiare contro il muro, decise di scappare. Nel cercare l'uscita, però, sbagliò strada, infilandosi nella porta della palestra di scherma. «Ho visto tutti quegli Zorro bianchi», racconta ogni volta, «e non me ne sono più andata».

5. Ha preso il meningococco C dopo aver fatto la profilassi per il tipo A

Bebe era stata sottoposta alla profilassi per la meningite di tipo A, ma i medici sconsigliarono di proseguire anche con quella per il C. Fu questo ceppo a infettare Bebe, mettendo in grave pericolo la sua vita (il tasso di mortalità è del 97%) e portando all'amputazione dei suoi quattro arti. «Avrei dovuto vaccinarla, ho sbagliato a fidarmi», ha raccontato in diverse interviste il padre Ruggero.

6. Dopo la malattia voleva tornare a tirare in piedi

Quando era ancora ricoverata in ospedale, dopo l'operazione, Bebe voleva già tornare a tirare di scherma. E voleva farlo in piedi. «Non conoscevo gli sport paralimpici», racconta, «e le carrozzine mi sembravano una roba da vecchi». All'inizio, dunque, non fu facile accettare di sedersi per poter riprendere a praticare il suo sport preferito, ma lo scetticismo è passato subito: «Appena ho provato non volevo più alzarmi da lì». Dopo Rio, però, ha postato su Facebook un video della sua prima lezione in piedi.

"Sei senza mani e senza gambe, non potrai mai tornare a tirare di scherma... e figuriamoci in piedi!" DATEMI LE GAMBE E VEDRETE! 💪🏼🎉 Prima lezione in piedi... piccole grandi soddisfazioni 😬🤘🏼💕⚔

Geplaatst door Beatrice Vio op donderdag 10 november 2016

7. È la prima (e unica) a tirare di scherma senza braccio armato

Si può tirare di scherma senza gambe, senza un braccio, persino con sole tre dita, purché siano il pollice, l'indice e il medio della mano armata. O almeno così si pensava prima di Bebe. Così, quando quella bambina di 12 anni andò, coi suoi genitori, dall'allora ct della Nazionale paralimpica di scherma Fabio Giovannini, quest’ultimo fu piuttosto chiaro: «Nelle tue condizioni non si può tirare». Bebe, però, è una che non si perde facilmente d'animo, e non conosce il significato della parola “impossibile”. Così ha ripreso il fioretto, dapprima attaccandolo con lo scotch al braccio protesico che usa tutti i giorni, poi con protesi sempre più evolute, che si innestano sul moncone e in cui viene inserita l'arma.

8. È stata tedofora a Londra 2012

Già a 15 anni i risultati di Bebe erano eccezionali, vinceva le gare nazionali e andava a podio in quelle internazionali. Ma il ct Giovannini decise che era troppo presto per portarla alla Paralimpiade di Londra. Una volta appreso che non avrebbe partecipato come atleta, Bebe ha allora deciso di farlo in un altro modo. Attraverso un voto sul sito internet del Comitato internazionale, è stata scelta come tedofora. E ha portato la fiaccola per un pezzo di strada. L'avrebbe dovuto fare con le protesi da passeggio o sulla carrozzina, ma contro ogni divieto si è infilata un paio di lame in carbonio sotto il ginocchio e ha iniziato a correre.

9. Ha provato ad aggiungere la corsa alla scherma

Tra Londra e Rio, Bebe ha cullato il sogno della doppia partecipazione olimpica, iniziando ad allenarsi anche sulle piste d'atletica. Ma la scherma e gli altri impegni l'hanno assorbita del tutto, e il progetto corsa è stato messo in soffitta. Almeno per ora.

Bebe Vio tedofora a Londra 2012.

10. Ha vinto 11 gare di fila tra 2014 e 2016

Ad appena 19 anni, Bebe Vio è già campionessa di tutto: d'Italia, d'Europa, del Mondo e paralimpica. Non esiste un solo titolo che le sia sfuggito. Di più: tra il 2014 e il 2016 è stata letteralmente imbattibile, infilando 11 successi consecutivi. Un filotto che si è interrotto a Varsavia, nell'ultima prova di Coppa del Mondo prima delle Paralimpiadi. E che è ricominciato a Rio. Riuscirà a battere il suo stesso record?

11. Ha preso la maturità in Arti grafiche e comunicazione

Il 2016 è stato un anno decisamente speciale per Bebe. Oltre alle due medaglie alle Paralimpiadi (un oro individuale e un argento a squadre), è arrivato anche il diploma di maturità in Arti grafiche e comunicazione. Un'altra cosa che, senza dita, le avevano detto sarebbe stata impossibile. Ma lei ha continuato a disegnare. A mano libera e su tavoletta grafica.

12. Ha un pupazzo portafortuna che si chiama Squaquero

Bebe si fa accompagnare in ogni gara da un piccolo peluche con una lunga coda rosa e grigia. Si chiama Squaquero e ha dato il suo nome alla squadra di fioretto paralimpico che ha conquistato la medaglia di bronzo all'ultima Paralimpiade.

Squaquero, il pupazzo portafortuna di Bebe.

13. Con l'associazione Art4Sport aiuta i bambini amputati a fare sport

Dall'esperienza personale di Bebe è nata Art4Sport, la Onlus fondata dai suoi genitori che si occupa di aiutare i giovani amputati a svolgere attività fisica. Art4Sport segue i suoi atleti fino ai 18 anni (sono 18 ora, ma nel 2017 diventeranno 20), occupandosi di raccogliere fondi per acquistare protesi e carrozzine sportive. E diffondendo la cultura dello sport paralimpico.

14. Ogni estate va in vacanza all'Isola d'Elba

Non esiste estate senza vacanze all'Elba. È una tradizione che deriva dalla famiglia di mamma Teresa, che da anni ha una casa a Bagnaia.

15. Da grande vuole fare il capo di Sky Sport o la presidente del Coni

Bebe ha sempre avuto le idee chiare su quello che vuole dalla sua vita. E anche se ha solo 19 anni, già pensa al suo futuro fuori dalle pedane. «Diventerà il capo di Sky Sport o la presidente del Coni», ha ripetuto più volte. Dal 2028, però. Prima c'è ancora tanto da vincere col suo fioretto.

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