Trump Vittoria

L'America di Trump

Trump
5 Febbraio Feb 2017 0900 05 febbraio 2017

Usa, l'effetto Trump si abbatte anche sul Super Bowl

A metà degli Anni 80 il tycoon dichiarò guerra alla Nfl. Oggi ha "causato" un crollo degli ascolti in stagione. E divide le squadre che si affrontano in finale. Mentre tra i giocatori afroamericani monta la protesta.

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Non è mai solo una partita. Il Super Bowl, la finalissima del campionato del più americano degli sport, il football, è in programma domenica 5 febbraio all’Nrg Stadium di Houston, Texas. Di fronte i New England Patriots, "la Juventus della National Football League" (dal 2000 a oggi hanno collezionato sei finalissime e quattro titoli), e gli Atlanta Falcons, all’atto finale per la seconda volta nella loro storia e mai vittoriosi. Ma alla Casa Bianca si è appena insediato Donald Trump e un evento sportivo e mediatico di queste proporzioni non può non risentirne.

PARTITE OFFUSCATE DA TRUMP. Per molti aspetti il football americano è la prima vittima del neopresidente. La stagione della Nfl, iniziata a settembre, ha registrato per la prima volta dopo molti anni un significativo calo di ascolti. L’audience dei principali eventi trasmessi sui network e sui canali via cavo è scesa spesso a causa della campagna elettorale, che mai come quest’anno è diventata più appassionante dei placcaggi. Il ring della politica ha vinto sui giganti della palla ovale. Lo scorso 26 settembre l’incontro del lunedì sera (il solitamente seguitissimo Monday night football) su Espn è stato visto da appena 8 milioni di spettatori, quasi la metà rispetto alla stessa giornata dell’anno prima. La partita era in contemporanea con il primo dibattito presidenziale.

ESPN PERDE 1 MILIONE DI ABBONATI. Proprio per il canale via cavo Espn le elezioni sono state una disgrazia. I diritti del Monday night football sono stati pagati 2 miliardi di dollari, ma in due mesi l’emittente ha perso 1 milione di abbonati. La vertiginosa crescita del business della Nfl, che ha un ricavato stimato di 12 miliardi di dollari, sembra essersi inceppata. Ne è una prova anche il fatto che quest’anno gli spazi pubblicitari televisivi che scandiscono il Super Bowl sono stati venduti con difficoltà. Il network che manderà in onda il match, la Fox, ha chiesto fino a 5,5 milioni di dollari per 30 secondi, troppo se si considera il calo di ascolti. Non si parla ancora di flop. L’audience sarà comunque elevata, l’attesa è tanta e la città di Houston prevede un indotto di 500 milioni di dollari. Ma il verdetto arriverà solo a conti fatti.

Marzo 1984: Donald Trump stringe la mano a Herschel Walker dopo la firma del contratto che l'avrebbe legato ai New Jersey Generals, team di Usfl.

In uno dei suoi azzardi imprenditoriali, Trump cercò di mettere in crisi il campionato di football diventando uno dei principali animatori di una lega parallela, chiamata Usfl

Quello che in pochi ricordano è che proprio il tycoon ha un passato da nemico e rivale della Nfl. Anni fa, in una delle sue tante avventure imprenditoriali azzardate, cercò proprio di mettere in crisi il campionato di football diventando uno dei principali animatori di una lega parallela, chiamata Usfl. La storia di questa impresa, risultata fallimentare, dice molto sulla personalità del magnate ora presidente. Il football americano professionistico occupa solo la parte autunnale e invernale dell’anno e quindi nel 1983 alcuni imprenditori decisero di lanciare la United States Football League, un secondo campionato con partite in calendario in primavera ed estate. L’esperimento inizialmente sembrò funzionare, attirando campioni e sponsor. Poi arrivò Trump.

L'ATTACCO DI TRUMP ALLA NFL. Nel 1984 il tycoon comprò la squadra dei New Jersey Generals e convinse gli altri proprietari che il vero obiettivo era costringere la Nfl a una fusione. Nel 1986 si decise di spostare il torneo in autunno, in diretta concorrenza con il campionato principale. Parallelamente Trump fece causa alla Nfl per violazione della legge antitrust. Fu una pessima trovata. La Usfl fallì. Trump difese poi, con la solita guasconeria, la sua scelta, la scommessa sportivo-imprenditoriale gli aveva fatto perdere soldi, ma lo aveva reso famoso al grande pubblico: «Prima di allora ero conosciuto, ma non così conosciuto. Direi che in tutto avrò perso 3 milioni di dollari, ma ho avuto una pubblicità gratuita da 1 miliardo di dollari». E lo scorso novembre la celebrità personale acquisita a quei tempi ha pagato.

SI GIOCA NELLA RISERVA DEM DI HOUSTON. Anche per questi trascorsi il Super Bowl 2017 non potrà non essere politico. Si gioca in Texas, Stato ultra-repubblicano, ma la contea di Houston è una riserva democratica che ha votato per Hillary Clinton e in cui la popolazione è per il 36% ispanica e per il 28% composta da immigrati. I New England Patriots, che giocano nei pressi di Boston, appartengono a un’area tradizionalmente liberal e Atlanta è la capitale della repubblicana Georgia, ma è una città storicamente democratica.

Il quarterback dei Falcons Matt Ryan (obamiano) e quello dei Patriots Tom Brady (amico di Trump).

I giocatori che scenderanno in campo, anche su indicazioni delle società e della Lega, in questi giorni hanno evitato ogni discussione sulla politica. La stagione è stata già caratterizzata dalla protesta del quarterback dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick, un afroamericano figlio adottivo di una coppia bianca che ha rifiutato di alzarsi in piedi durante l’inno nazionale per denunciare le violenze della polizia contro i neri. La sua presa di posizione ha scatenato una velenosa polemica che si vorrebbe evitare in occasione dello show finale.

FINALISTE DIVISE ANCHE DALLA POLITICA. Il proprietario dei Patriots, il miliardario Robert Kraft, l’allenatore Bill Belichick e il giocatore più importante, il leggendario quarterback Tom Brady (l’unico nel suo ruolo ad aver vinto quattro Super Bowl) sono tutti amici di Trump, anche se non si sono mai schierati con lui politicamente. Il quarterback dei Falcons, Matt Ryan, è un sostenitore di Barack Obama e uno dei loro giocatori più in vista è il ricevitore Mohamed Sanu, un musulmano americano. Molti tifosi di Atlanta sperano che risponda sul campo al cosiddetto muslim ban varato dal presidente. La base dei fan della squadra appartiene al distretto 5, il collegio della capitale della Georgia che elegge da quasi 30 anni al Congresso John Lewis, eroe nero dei diritti civili recentemente insultato in un tweet dal Commander in Chief.

UNO SPOT DEDICATO AGLI IMMIGRATI. Trump comunque non si farà sfuggire (così faceva anche Obama) l’occasione di un’audience di decine milioni di spettatori. Il giorno del Super Bowl concederà un’intervista al giornalista Bill O’Reilly di Fox News che verrà trasmessa prima della sfida. E la politica non scomparirà dopo il fischio d’inizio. Uno degli spot che verrà trasmesso sarà quello della birra Budweiser che ha l'dedicato, rievocando la storia del suo fondatore, al sogno americano degli immigrati. Non solo. Lo show dell’intervallo sarà tenuto da Lady Gaga, arcisostenitrice di Hillary che in molti hanno invitato a prendere pubblicamente posizione contro i decreti esecutivi della Casa Bianca durante la sua esibizione.

  • Lo spot della Budweiser.

Benvenuti nell’era Trump. Dove tutto è diventato politica. In campo, all’Nrg Stadium di Houston, non ci saranno solo due squadre a contendersi la palla ovale e la gloria. No, sarà molto più di una semplice partita.

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