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TRATTATIVA 28 Febbraio Feb 2017 1826 28 febbraio 2017

Milan ai cinesi, dubbi e ostacoli sul closing

Galliani conferma il nuovo stop. Nei giorni scorsi si era sfilata anche China Merchant Bank. E Fassone avrebbe perso i contatti con i soci del consorzio. Crescono le perplessità sul buon esito dell'operazione.

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A rompere gli indugi sono state le parole di Adriano Galliani, che all'ingresso dell'assemblea dei soci ha confermato quello che già tutti sapevano. «Non si sono verificate le condizioni per il closing» con la cordata cinese guidata da Sino-Europe Sports. Closing che, dunque. «non può avere luogo in data odierna». Non accennano a diradarsi, quindi, le nubi sul futuro del Milan in mani cinesi, nella settimana che avrebbe dovuto essere decisva per formalizzare il passaggio del testimone dopo oltre 30 anni di epopea berlusconiana. Sino-Europe Sports ha chiesto una proroga dopo che gli investitori hanno riscontrato delle difficoltà nel versare, entro i tempi previsti, i 320 milioni di euro necessari per completare l'acquisto del 99,93% del club (cui si devono aggiungere i 100 milioni a copertura della gestione corrente del club).

Che succede dopo il rinvio: si parla di rateizzazione

Gli investitori cinesi avrebbero fatto sapere a Fininvest di avere riscontrato alcuni problemi nel rispettare la scadenza. In particolare il ritardo sarebbe dovuto alle difficoltà legate all'ottenimento delle autorizzazioni per l'esportazione di capitali dalla Cina e ad altri problemi tecnici. Una della possibili ipotesi sarebbe quella di versare entro la fine della prossima settimana di un ulteriore caparra di 100 milioni di euro, che andrebbero ad aggiungersi ai 200 milioni già dati a Fininvest nei mesi scorsi, a fronte di uno spostamento della data del closing a fine marzo. Se entro tale data non venisse poi effettuato il saldo dell'intera cifra dovuta a Fininvest, la holding incasserebbe l'intera caparra, che a quel punto ammonterebbe a 300 milioni di euro. Tale ipotesi sarebbe in queste ore al vaglio della Fininvest. C'è anche chi ipotizza una modifica della struttura degli investitori cinesi e chi parla di una richiesta da parte di Ses di rateizzazione della somma rimanente per definire l'acquisto del 99,93% delle quote del Milan.

I cinesi sfuggenti: Fassone non riuscirebbe a contattarli

Secondo quanto riferisce l'agenzia Adnkronos, invece la situzione potrebbe essere ancor più seria, con i soci cinesi guidati da Li Yonghong che sembrano essersi dileguati. L'amministratore delegato della cordata, Marco Fassone, che stava organizzando la conferenza stampa in occasione del closing non riuscirebbe più a mettersi in contatto con i referenti del fondo che dovrebbero formalizzare l’acquisto delle quote rossonere.

China Merchant Bank si smarca: nessun coinvolgimento nell'affare

Va registrato poi lo smarcamento di China Merchant Bank, una delle banche che, secondo indiscrezioni, sarebbe stata presente nella lista finale dei nomi che compongono la cordata Ses. A scriverlo è il sito AgiChina, che ha intervistato la responsabile delle pubbliche relazioni dell'istituto: «Non sappiamo niente dell'investimento di China Merchant Bank nel Milan. Siamo quotati in Borsa, quindi trasparenti. Una notizia del genere, se fosse stata vera, sarebbe stata già resa pubblica».

Mistero sui membri della cordata: solo Li Yonghong allo scoperto

E mentre c'è chi vocifera di una possibile nuova rateizzazione del pagamento si discute anche del fatto che risponda al vero l'ipotesi per cui Yonghong Li sarebbe l'unico proprietario. Sempre top secret, infatti, i nomi delle società che dovrebbero comporre il fondo Sino-Europe Sports per raggiungere la somma di 620 milioni (200 già versati in varie rate) concordata tra Silvio Berlusconi, Li Yonghong e Han Li il 5 agosto, all'atto della firma del contratto preliminare. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, la lista degli investitori, consegnata a Fininvest qualche settimana fa, dovrebbe essere composta da Li Yonghong , Haixia (fondo a partecipazione statale), China Construction Bank, un asset manager di Hong Kong, China Merchants Bank e Huarong (altra società finanziaria pubblica cinese, dal valore di mercato di 14,3 miliardi di dollari). Queste ultime due, però, come detto, al momento smentiscono il proprio coinvolgimento nella cordata.

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