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7 Marzo Mar 2017 1825 07 marzo 2017

Agnelli e Thohir, i presidenti di Juventus e Inter nei guai

Il numero uno bianconero accusato dalla procura Figc di incontri con esponenti della 'ndrangheta. Quello nerazzuro alle prese con le accuse di corruzione in arrivo dall'Oriente.

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Sul campo sono state protagoniste di un match infuocato, protrattosi nei giorni successivi con le incessanti polemiche sulla conduzione arbitrale. Ora, ironia della sorte, Juventus e Inter si trovano loro malgrado alle prese con le beghe extra-campo dei loro presidenti.

PRESUNTI CONTATTI CON LA 'NDRANGHETA. Per la procura della Federcalcio il numero uno bianconero Andrea Agnelli avrebbe avuto contatti con esponenti della 'ndrangheta per la gestione dei biglietti allo Juventus Stadium. Dai documenti «si evidenzia che Saverio Dominello e il figlio Rocco sono rappresentanti a Torino della cosca Bellocco Pesce di Rosarno». E, come ha riferito il procuratore Figc Giuseppe Pecoraro all'Antimafia, «Rocco Dominello ha rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di biglietti e abbonamenti».

«I dirigenti che hanno contatti con queste persone sono: Merulla, Carugo, D'Angelo e il presidente Agnelli». Anche il dg Marotta avrebbe avuto rapporti seppure occasionali col mondo degli ultras, ma non è stato coinvolto dalla conclusione indagini. Il presidente bianconero ha respinto ogni accusa su Twitter: «Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi Ciò che leggo è falso».

SU THOHIR L'OMBRA DELLA CORRUZIONE. Guai anche in casa nerazzurra, col presidente Erick Thohir accusato di corruzione nello scandalo legato all'organizzazione degli Asian Games 2018, rassegna continentale in programma fra 17 mesi e ospitata dall'Indonesia, con 42 sport differenti e 493 eventi. Thohir è coinvolto in quanto presidente del comitato olimpico indonesiano. L'indagine riguarda un sospetto di corruzione e la sottrazione di circa 65 0mila euro dai fondi per il programma di «socializzazione» degli Asian Games in sei differenti città. «Noi rispettiamo la legge», ha detto Thohir. «Se dovesse essere provato che ho sbagliato, accetterei di essere punito, anche di andare in prigione. Ma sia chiaro che questa situazione non deve essere politicizzata».

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