Agnelli
18 Marzo Mar 2017 1900 18 marzo 2017

Juventus e 'ndrangheta, Agnelli: «Deferimento per rapporti con mafia inaccettabile»

Il presidente bianconero sull'inchiesta per i biglietti agli ultrà e i presunti rapporti tra boss e curva: «Noi troppe volte infangati ci difenderemo». La procura Figc: «Non impedì rapporti con malavita».

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«Il deferimento che mi è stato notificato poco fa è inaccettabile. Io non ho nulla da temere». Andrea Agnelli sceglie la sala conferenza del Centro Sportivo di Vinovo per rispondere al deferimento che gli è stato notificato nella mattinata di sabato 18 marzo dalla procura federale. Quattro minuti e mezzo di dichiarazione senza la minima esitazione, e una replica decisa alle voci di possibili dimissioni.

«DEFERIMENTO INACCETTABILE». «La Procura federale, anziché limitarsi a contestare eventuali irregolarità nella vendita dei biglietti, emette un deferimento nel quale il mio nome e quello dei nostri dipendenti rivestirebbe un ruolo di collaborazione con la criminalità organizzata. Tutto ciò è inaccettabile ed è frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus».

NESSUNA INTENZIONE DI DIMETTERSI. Il presidente della Juventus ha ribadito di non aver «mai incontrato boss mafiosi» e assicurato di voler difendere «il buon nome della Juventus che per troppe volte è già stato infangato e sottoposto a curiosi procedimenti sperimentali da parte della giustizia sportiva».
Insomma, nessuna intenzione di lasciare la guida della società bianconera. Anzi: «Mi dispiace deludervi, ma questo gruppo dirigente, formato dal sottoscritto, dal vicepresidente Pavel Nedved, dall'amministratore delegato Giuseppe Marotta e dal direttore sportivo Fabio Paratici, ha intenzione di continuare a far crescere la Juventus ancora per parecchio tempo».

RISCHIO DI INIBIZIONE. Il rischio adesso è che Andrea Agnelli possa essere sanzionato dal Tribunale della Federcalcio con un'inibizione, che potrebbe voler dire dimissioni dal ruolo di presidente. Al momento, invece, non ci sarebbero pericoli dal punto di vista sportivo per la Juventus: nessun rischio di penalizzazione. Una difesa anche alla luce delle motivazioni della Procura, che insieme al presidente Juve ha anche deferito tre dirigenti (Francesco Calvo, Alessandro D'Angelo e Stefano Merulla) e il club bianconero «per responsabilità diretta».

PER LA PROCURA «NON IMPEDÌ RAPPORTI CON LA MALAVITA». Secondo la Procura Andrea Agnelli «non impedì a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti 'gruppi ultras', anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata».

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