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24 Marzo Mar 2017 1557 24 marzo 2017

'Ndrangheta in curva, il caso Agnelli in sei punti

Il deferimento dopo l'inchiesta sulla criminalità organizzata. Lo scontro con l'Antimafia. E il giallo sulle intercettazioni. Cosa sappiamo sulla querelle attorno al presidente della Juventus.

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Da una parte la procura della Federcalcio. Dall'altra la Commissione Antimafia. In mezzo, la Juventus, nella figura del presidente Andrea Agnelli, nell'occhio del ciclone per i presunti contatti con soggetti appartenti alla criminalità organizzata. Una vicenda che rischia di trasformarsi in uno scontro tra tifoserie, con l'Italia bianconera a gridare al complotto evocando lo spettro di una Calciopoli-bis e l'altra metà del cielo già pronta a condannare la dirigenza campione d'Italia ancor prima che la giustizia, sia essa sportiva o ordinaria, abbia fatto il proprio corso.

FREQUENTAZIONI DISCUSSE. Restano ancora da chiarire, d'altro canto, i contorni di un caso che vede Agnelli, suo malgrado, protagonista per le occasionali frequentazioni con i rappresentanti della tifoseria organizzata. Un'abitudine, quella dei presidenti di Serie A di relazionarsi in maniera fin troppo accondiscendente con gli esponenti delle curve, della quale da tempo si discute l'opportunità. Al punto che Fabio Capelllo, quasi 10 anni fa, arrivò a tuonare che «in Italia comandano gli ultrà».

1. Il caso nato dall'inchiesta 'Alto Piemonte'

Ma andiamo con ordine: il caso ha origine da un'inchiesta della procura di Torino sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord-ovest, denominata Alto Piemonte e conclusasi lo scorso mese di gennaio con 23 richieste di rinvio a giudizio sulla base di 84 diversi reati, tra cui associazione mafiosa e tentato omicidio. Nel fascicolo degli inquirenti ci sono casi di estorsione, minacce, incendi, danneggiamenti e sequestri di persona. Ma anche tentativi di allungare le mani sulla vendita di biglietti e gadget della Juventus.

BIGLIETTI IN CAMBIO DI TRANQUILLITÀ? Dagli accertamenti emerge un risvolto che riguarda i rapporti tra gli ultras bianconeri e personaggi legati alla criminalità organizzata di origine calabrese entrati nell'orbita del tifo organizzato. In sostanza, secondo i magistrati, alcuni biglietti riservati ai gruppi bianconeri sarebbero stati destinati al bagarinaggio, con ogni probabilità in cambio della tranquillità della curva.

2. Agnelli deferito alla procura della Federcalcio

Nessun dirigente della Juventus citato dagli accusati è stato indagato al termine dell’inchiesta e non risulta nemmeno che la Juventus sia parte offesa. I documenti della procura di Torino, ad ogni buon conto, sono stati inviati alla procura Federale della Figc, che nelle settimane successive ha avviato le proprie indagini, condotte dall’ex prefetto Giuseppe Pecoraro, circa la possibile violazione del codice della giustizia sportiva.

«INCONTRI CON ESPONENTI MALAVITOSI». Solo a quel punto Andrea Agnelli è stato deferito dalla procura federale «per non aver impedito», recitano le motivazioni, «a tesserati dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i gruppi ultras, anche per il tramite e il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata». Agnelli è inoltre accusato di aver «partecipato personalmente, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata».

«BIGLIETTI E ABBONAMENTI OLTRE IL NUMERO CONSENTITO». «Col dichiarato intento di mantenere l'ordine pubblico nei settori dello stadio occupati dai tifosi ultras al fine di evitare alla società da lui presieduta pesanti e ricorrenti ammende e/o sanzioni di natura sportiva», prosegue la procura federale, «Agnelli non impediva a tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti 'gruppi ultras', anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazioni di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza previa presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari».

3. I presunti incontri del presidente con Dominello

Accuse che sono state seccamente smentite dal presidente della Juventus. «Non ho mai incontrato boss mafiosi, a cadenze regolari ho incontrato tutte le categorie di tifosi e l’ho fatto sempre alla luce del sole, se alcuni di questi personaggi hanno assunto oggi una veste diversa per la giustizia penale, all’epoca non era noto. Queste persone erano libere e non avevano alcuna restrizione».

INCONTRI ALLA LUCE DEL SOLE. Molto ruota attorno ai rapporti, veri o presunti, tra Andrea Agnelli e Rocco Dominello, figlio di un presunto boss della ‘ndrangheta arrestato lo scorso agosto e imputato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo 'Alto Piemonte'. Nello specifico, come ha spiegato il legale di Dominello Ivano Chiesa, «Agnelli e Dominello si sono incontrati più volte, sia a tu per tu, sia alla presenza di altre persone, come spesso accade tra un presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultras. Sono stati incontri leciti, alla luce del sole». Agnelli, come detto, pur ammettendo di aver incontrato i tifosi, ha negato di aver mai incontrato «boss mafiosi», sostenendo implicitamente di non sapere chi fosse Dominello.

4. Lo scontro con l'Antimafia sulle intercettazoni

Di fronte alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, l’avvocato del club bianconero Luigi Chiappero ha respinto con forza ogni accusa: «Escludo in modo assoluto che ci siano stati rapporti amicali tra Agnelli e Dominello, non ho trovato nulla di questo tipo nelle carte». La replica. paradigmatica dello scontro con l'Antimafia, è arrivata per bocca della stessa Bindi: «Lei fa notare che non ci sono stati rapporti, ma da alcune intercettazioni emerge il contrario. Forse non ha alcune carte».

INTERCETTAZIONI PUBBLICATE SUI QUOTIDIANI. Sono infatti alcune intercettazioni pubblicata dall'Huffington Post ad alimentare i dubbi. In una conversazione risalente all'agosto 2016 si parla chiaramente di un incontro tra Agnelli, Dominello e altri ultrà presso la Lamse SpS, holding controllata dallo stesso Agnelli. In un'intercettazione di inizio 2014, invece, Agnelli, parlando col responsabile della sicurezza Alessandro D'Angelo del capo ultrà Loris Grancini, leader milanese dei Viking su cui pende una richiesta di sorveglianza speciale del tribunale di Torino, avrebbe detto: «Il problema è che questo ha ucciso gente». D’Angelo avrebbe replicato specificando che «ha mandato a uccidere». Ma questi colloqui pare non siano presenti né nelle intercettazioni allegate al deferimento né negli atti trasmessi alla Commissione dalla procura di Torino. Il motivo, secondo quanto riporta il giornalista Antonio Corsa su Facebook, sarebbe semplice: a parlare nell'intercettazione del 2016 non sarebbero Agnelli e D'Angelo, ma D'Angelo e l'ex dirigente bianconero Francesco Calvo. La conversazione risale al 5 agosto (dopo l'arresto di Dominello avvenuto a luglio) e il contenuto sarebbe questo: «Hanno arrestato due fratelli di Rocco. Noi abbiamo sempre parlato con lui. Lui è incensurato».

5. La Figc parla di processo mediatico

A favore della Juventus, con un intervento inedito nei tempi e nei modi, si è schierato il direttore generale della Federcalcio Michele Uva: «Mi sembra si stia facendo un processo mediatico; occorre che la giustizia ordinaria faccia il proprio corso con la massima serenità. Mi sembra che l’Antimafia stia facendo un processo molto mediatico e questo non fa bene né al calcio, né tantomeno all’Italia. Il calcio dà esposizione mediatica e questo è evidentemente in questo momento. Forse ci sarebbero problemi più importanti per l’Italia che la questione dei biglietti dati dai club».

«SONO LE MAFIE A NUOCERE ALL'ITALIA». Parole poco gradite a Rosy Bindi: «La Commissione parlamentare Antimafia non fa processi, men che meno mediatici. Di questo si cerchino altrove le responsabilità. Preoccupa che il direttore generale della Federcalcio ritenga che ciò di cui ci stiamo occupando non sia una cosa seria. Ciò che fa male all’Italia sono le mafie, anche quando si infiltrano nello sport, e la sottovalutazione di questo fenomeno. L’inchiesta della Commissione proseguirà a tutto campo»

6. La società Juventus non rischia nulla

Dal punto di vista sportivo la Juventus rischia al massimo un'ammenda, nulla a che vedere con quanto accaduto nel 2006. Agnelli, durante la conferenza stampa convocata per respingere ogni tipo di accusa, ha ripreso le recenti voci di possibili cambi ai vertici della società per smentirle, rivelando che non ha intenzione di lasciare né di pensare a un cambio del management juventino. Il messaggio lanciato nel finale è chiaro: la dirigenza non cambia.

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