13 Aprile Apr 2017 1609 13 aprile 2017

Milan, incognite e sfide che attendono la proprietà cinese

I 350 milioni da restituire all'hedge fund Elliott. Un mercato da protagonisti per conquistare la Champions. Senza farsi scappare i top player. In standby i progetti stadio e Borsa. Per Li e soci la strada è già in salita.

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Non era presente Silvio Berlusconi nel centralissimo studio di piazza Belgioioso che ha visto apporre le firme allo storico passaggio del Milan nelle mani della cordata cinese capitanata dal chiacchierato uomo d'affari Li Yonghong. È stato l'amministratore delegato di Fininvest Danilo Pellegrino, manager di fiducia della famiglia, a formalizzare dopo mesi di dubbi e un duplice rinvio la cessione 99,93% del club rossonero alla lussemburghese Rossoneri Sport Investment, società creata ad hoc dall'investitore cinese dopo il fallimento dell'operazione Sino-Europe Sports.

LA SCELTA SIBILLINA DI BERLUSCONI. Il 14 aprile sarà la nuova proprietà a chiarire i contorni di un'operazione da 740 milioni di euro (220 dei quali versati per ripianare i debiti del club). In una conferenza stampa dove la lingua madre la farà da padrona (Li Yonghong non parla una sola parola di inglese) si capirà qualcosa di più sui progetti a medio-lungo termine della società che per 31 anni è stata gioiello della famiglia Berlusconi. Il Cav, come recita un passaggio della lettera di commiato alla tifoseria, «non ricoprirà alcun tipo di carica rappresentativa o operativa nel nuovo Milan». Un passo di lato che alimenta qualche dubbio sugli acquirenti, considerata la proverbiale ritrosia di Silvio a farsi da parte quando si tratta di metterci la faccia.

1. Il prestito da rimborsare al fondo Elliott: la proprietà deve raccogliere 350 mln

Un progetto ambizioso, quello del rilancio del Milan, che passa attraverso una serie di snodi cruciali che aiuteranno a comprendere le reali intenzioni dei nuovi proprietari. Innanzittutto, occorrerà chiarezza sui tempi di restituzione del prestito al fondo americano Elliott, autore del versamento dei 303 milioni necessari alla Rossoneri Lux per portare a termine il closing e scongiurare l'incubo penale. L'hedge fund statunitense è intervenuto in questo modo: 180 milioni sono stati concessi a Fininvest per il closing, i restanti 123 sono stati destinati alla gestione del club e alla copertura dei debiti a breve scadenza.

NUOVI INVESTITORI O QUOTAZIONE IN BORSA? I tassi d'interesse sono, rispettivamente, all'11,5 e al 7,7% per una cifra complessiva di circa 350 milioni che dovrebbe essere restituita in 18 mesi anche se c'è qualcuno, come il giornalista esperto di questioni rossonere Pasquale Campopiano, che ha parlato di un prestito rimborsabile in cinque anni. Un'opzione, quest'ultima, che garantirebbe un margine di sicurezza più che sufficiente a reperire la liquidità necessaria. Attraverso due strade: la ricerca di nuovi investitori in Cina o la quotazione in Borsa, operazione che tuttavia richiederebbe tempistiche sconosciute. Viceversa, se i mesi a disposizione di Li e soci fossero soltanto 18, sarebbe già partita la corsa contro il tempo per scongiurare che alla data fatidica il club possa finire in mano a Elliott per 'soli' 300 milioni di euro: a quel punto si aprirebbe la caccia a nuovi proprietari.

Il bilancio 2016, che sarà approvato nelle prossime settimane, dovrebbe chiudere con un rosso attorno ai 70 milioni

2. Ipo per restituire il prestito: ma Hong Kong ha vincoli troppo stringenti

Un capitolo a parte merita il discorso Borsa. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore Yonghong Li e il suo braccio destro David Han Li sarebbero già al lavoro su un business plan. Con i ricavi di quest’operazione, l’imprenditore cinese, cittadino di Hong Kong, rimborserebbe il prestito concessogli dal fondo di investimento statunitense.

BILANCI NON ALL'ALTEZZA. Resta da capire, tuttavia, dove potrà essere quotato il Milan: quando Fininvest trattò la cessione a Bee Taechaubol si era guardato alla Borsa di Hong Kong o a Piazza Affari. Però, su alcune piazze, come ad esempio quella orientale, per accedere alla quotazione è necessario avere tre bilanci consecutivi in utile. Un requisito che il Milan non soddisferebbe nemmeno nel 2018, visto che il bilancio 2016, che sarà approvato nelle prossime settimane, dovrebbe chiudere con un rosso attorno ai 70 milioni.

L'amministratore delegato in pectore del Milan Marco Fassone, l'ad di Fininvest Danilo Pellegrino, il braccio destro di Li Yonghong, David Han Li, e Alessandro Franzosi, manager di Fininvest.

3. Investimenti con vista Champions: ma bisogna blindare Donnarumma

Un'altra incognita è legata agli investimenti immediati da parte dei cinesi per il rafforzamento della squadra. Le cifre fatte sui giornali oscillano tra i 50-60 e i 130 milioni. Investimenti finalizzati al rafforzamento della squadra per non fallire quel quarto posto che dal prossimo anno garantirà l'accesso diretto alla Champions League. Indispensabile sarà per il nuovo management salvaguardare il tesoretto tecnico lasciato in eredità da Adriano Galliani. A cominciare dal portiere 18enne Gianluigi Donnarumma, il cui prolungamento di contratto con l'insondabile Mino Raiola rappresenta da mesi il più grosso interrogativo sulle sorti del Milan che verrà.

VIETATO SVALUTARE IL PARCO GIOCATORI. Anche in questo caso, tuttavia, va considerato il ruolo di Elliott, che, secondo indiscrezioni, ha inserito nell'accordo firmato a fine marzo un clausola per impedire la svalutazione del parco giocatori. In sostanza, la clausola escluderebbe la cessione di asset strategici per ottemperare al pagamento del prestito. E nel caso si fosse costretti alla cessione di un pezzo da novanta, la nuova società sarebbe chiamata a sostituirlo con uno di pari valore. È solo una delle condizioni poste dal fondo, che si sarebbe riservato pure la possibilità di monitorare il bilancio ogni due mesi e di avere voce in capitolo sul nuovo Consiglio d'amministrazione, per metà cinese e per metà italiano.

Il portiere rossonero Gianluigi Donnarumma.

4. I conti da sistemare: autodenuncia all'Uefa per evitare penali

Entro fine aprile, poi, il MIlan dovrebbe essere il primo club a chiedere un voluntary agreement, una sorta di autodenuncia attraverso cui la società ammette di non avere rispettato i parametri del fair play finanziario e allestisce un piano per azzerare il debito in un determinato lasso di tempo. Se dovesse arrivare la qualificazione in Europa League (a sette giornate dal termine il Milan è sesto, a due punti dal quinto posto che dà accesso ai preliminari), la società violerebbe i rigidi paletti Uefa, alla luce dei pesanti passivi registrati negli ultimi anni.

PREVISTO UN PASSIVO FINO A 70 MILIONI. Il Milan potrebbe ricevere sanzioni pecuniarie o in termini di restrizione della rosa, ma non dovrà pagare subito la penale. Il ricorso al voluntary agreement consentirà, inoltre, di cancellare (sempre in termini di Ffp) il passivo delle ultime tre stagioni, compreso quello 2016/17. Marco Fassone, amministratore delegato in pectore del Milan, avrà il difficile compito di presentare all’Uefa un progetto che attesti la volontà della nuova società di risanare al più presto le casse rossonere.

Lo stadio San Siro di Milano.

5. L'incognita stadio: un progetto che non sembra prioritario per i cinesi

Un altro grosso punto di domanda è rappresentato dallo stadio che ospiterà il Milan del futuro, dopo che è naufragato il progetto Portello, targato Barbara Berlusconi, con Finininvest costretta a versare 5 milioni di indennizzo alla Fondazione Fiera.

UN UNICO IMPIANTO CON L'INTER? La voce stadio non sarebbe ancora stata inserita nei programmi d’investimento della nuova proprietà, ma resta comunque un tema caldo. Sul punto è intervenuto negli ultimi giorni anche il sindaco milanese Beppe Sala: «Avere uno stadio di proprietà è un obiettivo importante per tutti i grandi club», ha detto. «Se ne è parlato in passato sia per l'Inter che per il Milan. Al momento, però, credo che la via da percorrere sia quella di una struttura in condivisione, ma più vicina alle esigenze delle due squadre».

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