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2 Maggio Mag 2017 1630 02 maggio 2017

Raffaello Bucci, i misteri dietro la morte dell'ultrà juventino

Informatore dei Servizi segreti e collaboratore della società. In passato vecchi dissapori con la curva. E i timori confessati prima di gettarsi da un cavalcavia. Tutti i dubbi sul suicidio.

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Chi era davvero Raffaello Bucci? E, soprattutto, la sua morte può ancora definirsi un suicidio? Dietro questi interrogativi si cela la verità sul ruolo di un personaggio chiave nella vicenda che vede la Juventus sotto tiro per i presunti legami con la criminalità organizzata. È di pochi giorni addietro la rivelazione per cui l'ex capo ultrà bianconero gettatosi da un viadotto dell'autostrada Torino-Savona lo scorso 8 luglio sarebbe stato un informatore dei Servizi e della Digos.

L'EX COMPAGNA CHIEDE DI RIAPRIRE LE INDAGINI. Alla luce di questo colpo di scena, emerso da una deposizione di un dipendente dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, l'ex compagna dell'uomo ha chiesto la riapertura delle indagini. «Ci sono troppe incongruenze in questa vicenda», ha spigato il legale della donna. «A iniziare dalle lesioni all'occhio e alla mandibola sul corpo di Bucci, incompatibili con la caduta in cui ha perso la vita. Lesioni che fanno pensare a un pestaggio, che però non sappiamo collocare».

«RAFFAELLO NON PUÒ ESSERSI SUICIDATO». «Raffaello non si è suicidato. Semmai è stato indotto al suicidio» - ha spiegato l'ex compagna - «non era tipo da buttarsi giù da un ponte. Qualcuno l'ha spinto a farlo. Io, lo scorso luglio, ero in vacanza e l'ho sentito la sera prima della sua morte. Mi ha chiesto scusa, ma non mi ha spiegato nulla. Non voleva parlarne per telefono. Era stanco, agitato».

DA UN ANNO COLLABORAVA CON LA SOCIETÀ. La donna sa poco della vita dell'uomo, che da un anno collaborava con la Juventus. «Non mi raccontava della curva, probabilmente per proteggermi. Anche quando nel 2014, dopo essere stato picchiato, era stato costretto ad allontanarsi da Torino per un anno, mi aveva solo detto che c'erano delle invidie». Ma andiamo con ordine, provando delineare le poche certezze e i tanti dubbi attorno a un caso che pare avere assunto i contorni di una spy story.

1. La morte improvvisa due giorni dopo essere stato interrogato

Raffaele Bucci, 40enne originario di San Severo, è morto lo scorso 8 luglio dopo essere precipitato da un cavalcavia dell'autostrada Torino-Savona, alle porte di Fossano. Era stato sentito in procura, a Torino, appena due giorni prima, nell’ambito dell'inchiesta sulle presunte infiltrazioni della ’ndrangheta nella curva bianconera e sul business del bagarinaggio. Nella scorsa stagione la società bianconera aveva indicato lui come consulente esterno, in veste di Supporter liaison officer, per svolgere il ruolo di sostenitore ufficiale di collegamento tra la tifoseria e il club.

2. La gestione dei biglietti per i Drughi e la collaborazione con la società

Per anni, complici l'arresto prima e il Daspo dopo inferti allo storico leader Gerardo 'Dino' Mocciola, Raffaello 'Ciccio' Bucci si è occupato degli affari dei Drughi, il più importante tra i cinque gruppi del tifo organizzato juventino. Era Bucci, ha ricostruito Repubblica, a gestire i biglietti per gli ultras, compresi quelli da rivendere a prezzi maggiorati per finanziare il gruppo, e il merchandising con i simboli dei Drughi. Un compito che ha convinto la Juve ad affidargli il ruolo di raccordo tra tifoserie, società e forze dell’ordine.

3. L'allontanamento nel 2014 dopo i dissapori in curva

Eppure, per un periodo, nella primavera del 2014, era sparito dalla curva smettendo di essere il referente dei Drughi. Dietro la scelta, si dice, ci sarebbero stati dissidi con Mocciola e l’accusa di altri supporter di non fare più gli interessi del gruppo. È in quel periodo che inizia a comparire il nuovo gruppo dei Gobbi, sostenuto dai boss della ‘ndrangheta Rocco e Saverio Dominello e da quel Fabio Germani che è fondatore dell’associazione 'Italia Bianconera', ma che all’interno della curva è da sempre considerato uomo vicino alla società.

4. Un black-out sospetto nelle intercettazioni

L'ipotesi di amici e famigliari, convinti che Raffaello non avesse alcuna intenzione di farla finita, è che sia stato costretto a gettarsi da quel cavalcavia. Desta sospetto il fatto che la mattina del 7 luglio, per poche ore, quelle che precedettero la «caduta» giù dal ponte, il server della procura usato per le intercettazioni abbia subito un black-out, tanto che nessuno ha mai saputo quali furono le ultime telefonate di Bucci.

5. Le testimonianze inascoltate e il giallo del borsello

Diversi sono gli elementi che spingono a considerare il suicidio una pista inverosimile. Una donna, R.I, sentita lo scorso, aveva rivelato di aver sentito a tavola alcuni boss calabresi dire: «Lo hanno ucciso. Lo hanno accompagnato in tre su quel ponte, uno guidava. Un mafioso ha pagato gli operai (che hanno reso testimonianza alle forze dell’ordine, ndr), per dire il falso, che Bucci era solo». La sua tesi è stata accantonata, giudicata non credibile. C'è poi un giallo legato a un borsello, denunciato dal legale dell'ex compagna: «Non se ne separava mai. Ma quando è morto gli investigatori non l'hanno ritrovato nella sua auto. A Gabriella, però, è stato consegnato da Alessandro D'Angelo, security manager della Juventus che ha detto di averlo trovato nella macchina. Un'incongruenza che bisognerebbe spiegare». Il giorno prima di morire Bucci «era apparso molto agitato» e «sentiva il bisogno di parlare»con un commissario della Digos di Torino che conosceva da tempo, però non prese contatto con lui.

6. I contatti con uomini vicini alle 'ndrine

Quel che è certo è che 'Ciccio' aveva a che fare con personaggi pericolosi, tra cui uomini vicini alle ‘ndrine. Lo conferma una relazione della Digos, agli atti dell’indagine, in cui viene spiegato come la ‘ndrangheta abbia gestito conflitti interni alle tifoserie per ottenere la pace sociale interna alla curva, pace a sua volta finalizzata agli ingenti guadagni ottenuti con la compravendita dei biglietti. E lo confermano vari testimoni dell’indagine, tra cui un collaboratore dei servizi che sostiene che Bucci sarebbe stato consapevole del fatto che la ‘ndrangheta avrebbe cercato di infiltrarsi nel gruppo ultrà dei Gobbi già dal 2013.

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