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21 Maggio Mag 2017 1634 21 maggio 2017

Juventus al sesto scudetto di fila: genesi di un dominio

Stadium inespugnabile, ricavi in crescita costante e avversari indeboliti sul mercato. I bianconeri si laureano di nuovo campioni d'Italia. Allegri fa la storia. E i rivali stanno a guardare. 

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L'11 settembre 2011 i 39 mila spettatori accorsi allo Juventus Stadium per celebrare il battesimo in gare ufficiali dell'impianto sorto sulle ceneri del Delle Alpi difficilmente immaginavano di assistere alla genesi di un'epopea. Nemmeno sei anni da quella prima di campionato contro il Parma e la Juve, cresciuta sotto la guida di Massimiliano Allegri, ha riempito la bacheca di altrettanti titoli consecutivi. Un'impresa mai riuscita a nessun club italiano e che iscrive di diritto la Vecchia Signora nel registro dei club destinati all'immortalità.

SOGNANDO IL TRIPLETE. Col 3 a 0 contro il Crotone i bianconeri si sono laureati campioni d'Italia per la 33esima volta.

In attesa di sapere se la stagione potrà diventare irripetibile col raggiungimento del traguardo più ambito da Buffon e compagni, quella Champions League che assieme alla Coppa Italia conquistata a Roma contro la Lazio sancirebbe la storica conquista del triplete, il dominio in patria della Juventus pare inscalfibile.

UNA SUPREMAZIA IN CRESCITA COSTANTE. Durante questi sei anni, malgrado i ribaltoni che hanno coinvolto allenatore e giocatori, la supremazia dei campioni d'Italia ha assunto fondamenta sempre più solide. Le ragioni sono molte e contemplano pure le lacune degli avversari. Basterà l'auspicato ritorno in pompa magna delle milanesi a intaccare il prosieguo di una striscia di vittorie che non conosce precedenti? Difficile dirlo, certo è che replicare il modello bianconero non è semplice. E i numeri sono lì a testimoniarlo.

Massimiliano Allegri.

Getty Images

Non è un caso che la Juventus sia tornata a primeggiare con l'avvento dello stadio di proprietà. Con la vittoria contro il Genoa dello scorso 23 aprile sono arrivati a 33 i successi casalinghi consecutivi della squadra di Allegri. Una striscia interrotta soltanto dal pari raggiunto in extremis nel derby col Torino alla vigilia della semifinale di ritorno di Champions League. Cifre alla mano, l'ultima sconfitta casalinga risale ad agosto 2015 (Juventus-Udinese 0-1). Prima la banda di Allegri era uscita sconfitta tra le mura amiche soltanto altre due volte (contro Inter e Sampdoria). Superate le migliori serie in Premier League (20 di fila del Manchester City tra marzo 2011 e marzo 2012), in Bundesliga (26 del Bayern Monaco tra novembre 1971 e maggio 1973) e in Ligue 1 (28 del St. Etienne tra febbraio 1974 e agosto 1975). Resta soltanto la Liga, dove il Barcellona ne mise in fila 39 dal febbraio 1958 al novembre 1960.

OLTRE 200 MILIONI INCASSATI DALLO STADIO. Vittorie, ma anche contanti. Assieme all'Inter la Juventus è la squadra che guadagna di più dalla vendita di biglietti e abbonamenti nel campionato italiano. Ma a premiare i bianconeri sono gli incassi della Champions League. Nelle ultime cinque stagioni (esclusa quella in corso), la Juventus si è sempre assestata sopra i 30 milioni di euro stagionali di matchday revenue, vale a dire l'incasso globale da stadio. Come si può leggere dal report “Deloitte Football Money League", raggiungendo la finale di Champions 2015, addirittura, i bianconeri hanno superato quota 50 milioni di euro. Nessun club italiano può vantare tali cifre, neppure chi, come Milan o Inter, registra spesso dati medi di spettatori superiori a quelli bianconeri. Mediamente l’Inter nelle ultime cinque stagioni ha guadagnato solo 22 milioni di euro in media dallo stadio: 109 milioni totali contro i 206 della Juventus.

FATTURATO PIÙ CHE RADDOPPIATO. Numeri che incidono gioco forza sui fatturati bianconeri che per molti, a cominciare dal tecnico del Napoli Maurizio Sarri, sarebbero la vera discrimante della supremazia juventina. Dal 2012 a oggi i ricavi sono più che raddoppiati, passando da 153,9 a 341 milioni di euro. Quello bianconero è l'unico club italiano saldamente nella top ten continentale. Per trovare un’altra italiana bisogna scendere al 15esimo posto, occupato dalla Roma (218,2 milioni). In 19esima posizione si trova invece l’Inter (179,2 milioni) e solo al 30esimo posto figura il Napoli con 142,7 milioni.

Gonzalo Higuaín e Paulo Dybala.

Getty Images

Utili sì, ma pure corposi investimenti se si pensa ai 122 milioni sborsati l'estate scorsa per indebolire le principali rivali Napoli e Roma con gli acquisti di Gonzalo Higuaín e Miralem Pjanic. Proprio l'acquisto dell'argentino, il più oneroso nella storia del club, pur compensato dalla cessione di Paul Pogba, ha rappresentato un punto di svolta per le ambizioni di una squadra così sicura del proprio dominio in patria da tentare l'all in per vincere in Europa. Apice, l'acquisto del Pipita, di campagne acquisti accomunate negli anni dalla scelta di abbinare pochi investimenti da top club (Paulo Dybala nella stagione 2015-16, Álvaro Morata e Carlos Tevez nelle due annate precedenti) a intuizioni geniali come i colpi a parametro zero di Andrea Pirlo e Dani Alves, quest'ultimo rivelatosi nel finale di stagione il vero asso nella manica di Allegri.

LA SOCIETÀ PIÙ UNITA CHE MAI. La continuità societaria rappresenta un altro pilastro della costruzione del monolite bianconero. La nuova triade Agnelli-Marotta-Paratici, accolta da iniziale scetticismo dopo il fallimento della gestione Delneri, non ha più sbagliato un colpo e ha mantenuto un'assoluta a fiducia corrisposta nell'allenatore che pochi altri club sono stati in grado di mostrare. Un esempio su tutti il sostegno assicurato ad Allegri durante la frattura poi ricomposta tra il tecnico livornese e Leonardo Bonucci. Sostegno non scontato, alla luce delle schermaglie tra Sarri e De Laurentiis o dei mal di pancia di Luciano Spalletti per le divergenze di vedute con la proprietà americana della Roma. Che dire, poi, della squadra? Il valore della rosa bianconera è costantemente migliorato nel corso degli anni malgrado cessioni dolorose come quelle di Arturo Vidal, Pogba e Morata. Le certezze, nel solco della continuità, hanno il volto di Gigi Buffon e della BBC, l'insuperabile terzetto difensivo Barzagli-Bonucci-Chiellini. Tutti, assieme a Claudio Marchisio e Stephan Lichsteiner, protagonisti di quel lontano pomeriggio del 2011. Quando ancora nessuno immaginava di poter scrivere la storia.

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