Totti
25 Maggio Mag 2017 1425 25 maggio 2017

Totti al passo d'addio, la sua vita in 10 capitoli

Gol, calci e barzellette. Allenatori amati e odiati. Il grande rifiuto al Real e l'endorsement a Veltroni. Il Pupone raccontato a punti.

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Il numero 10 sulla maglia - rigorosamente e per sempre giallorossa - la fascia da capitano al braccio. Francesco Totti smetterà di indossarli al termine di questa stagione. Prima erano voci, sussurri poi quelli che sembravano solo sospetti sono diventati realtà. Prima con la conferenza stampa dal nuovo direttore sportivo giallorosso Monchi che confermavano l'addio, poi una manciata di parole del Capitano su Facebook. «Roma-Genoa, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma» ha scritto Totti, «Sento solo che il mio amore per il calcio non passa: è una passione, la mia passione. È talmente profonda che non posso pensare di smettere di alimentarla. Mai». È per questo che il suo percorso nel calcio potrebbe continuare, «Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida».

Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma. È impossibile esprimere...

Geplaatst door Francesco Totti op donderdag 25 mei 2017

Il prossimo 28 maggio, in occasione di Roma-Genoa, l'Olimpico tributerà l'ultimo omaggio a una bandiera capace di sventolare senza soluzione di continuità per 24 anni, dal 1993 a oggi (guarda la gallery). Uno spartiacque nella storia del club giallorosso, ma non solo. Perché, lo si ami o no, la storia di Totti è in buona parte quella del calcio italiano. Ve la raccontiamo in 10 capitoli.

1. Il gol più bello

Sampdoria-Roma del 26 novembre 2006 è una partita qualunque di un campionato di Serie A qualunque. Anzi, di uno dei meno interessanti degli ultimi anni, con la Juventus relegata in B da Calciopoli e l'Inter di Mancini destinata a vincere lo scudetto con 21 punti di vantaggio sulla seconda. Nessuno si ricorderebbe di quella giornata del Ferraris, nessuno, non fosse stato per quello che capitò al minuto 74. Coi giallorossi avanti 3-1, Totti si inventa qualcosa di incredibile, e su un'apertura di Cassetti spara un sinistro al volo dal lato corto dell'area di rigore. Palla all'angolino sul palo più lontano. Il gol più bello del Pupone. E non è mica semplice sceglierne uno su 314.

  • Il gol di Totti contro la Sampdoria: 26 novembre 2006.

2. Il marchio di fabbrica

Non è stato il primo, non sarà l'ultimo. Ma anche se all'estero quel gesto porta il nome di Antonín Panenka, che nel 1976 decise di battere con un colpo sotto il rigore decisivo nella finale dell'Europeo tra Repubblica Ceca e Germania, in Italia il cucchiaio è roba di Totti. È così da quello segnato contro l'Olanda all'Europeo del 2000, e sarà così sempre.

  • Il cucchiaio.

3. Il fallo più brutto subito

Quando è entrato da dietro su Francesco Totti, a centrocampo, in un'azione che di pericoloso non aveva nulla, Richard Vanigli non pensava certo alle conseguenze che avrebbe avuto il suo gesto. Ma la caviglia del Pupone, rimasta sotto, andò a girarsi in modo innaturale, causandogli la rottura del perone. Era il 19 febbraio 2006, quattro mesi da un Mondiale che Totti avrebbe giocato incerottato dopo un recupero a tempo di record. Vincendolo.

  • Il fallo di Vanigli.

4. Il fallo più brutto fatto

Classe sopraffina, carattere fumantino. Se nessuno può discutere le qualità tecniche di Totti, non sempre il comportamento in campo del Pupone è stato inappuntabile. Celeberrimo lo sputo a Christian Poulsen, in Italia-Danimarca dell'Europeo del 2004. Altrettanto famoso questo calcione rifilato da dietro a Mario Balotelli, negli ultimi minuti della finale di Coppa Italia del 2010. Rosso diretto, senza possibilità di discussione.

  • Il fallo su Balotelli.

5. La frase famosa

Cosa fai quando sei ai rigori di una semifinale dell'Europeo di calcio, devi battere il tiro dal dischetto più importante della tua carriera, e il portiere avversario è un colosso che sembra occupare tutta la porta? Se lo chiedeste a Totti la risposta sarebbe questa: «Nun te preoccupà, mo je faccio er cucchiaio».

6. La barzelletta migliore

Dicono che all'inizio, quando uscirono le prime barzellette su di lui, Totti non fu troppo felice di prendere il posto che un tempo era riservato ai carabinieri. Poi, però, ha iniziato a stare al gioco, firmando due raccolte di battute su di lui e prestandosi anche a una loro versione video.
La migliore, forse, è quella che lo vede recitare in coppia con Del Piero. Se la ascoltate fino alla fine non fa nemmeno tanto ridere, ma i ciak prima di quello finale sono irresistibili.

  • La barzelletta di Totti e Del Piero.

7. La scelta politica

Francesco Totti è uno che porta le persone allo stadio, ma anche alle urne. Ecco perché il suo endorsement a Walter Veltroni, che nel 2006 lasciava anzitempo il Campidoglio per candidarsi come premier del centrosinistra, fece scalpore.

  • L'endorsement a Veltroni.

8. Il no più importante

È universalmente riconosciuto come uno dei calciatori italiani più forti di tutti i tempi, viene applaudito in tutti gli stadi d'Europa, eppure ha vinto poco. Pochissimo. Se avesse detto sì a quella proposta del Real Madrid, forse, le cose sarebbero andate in modo diverso. Ma lui ha scelto Roma, imboccando una strada diversa. Meno titoli, nemmeno un Pallone d'Oro, ma la gratitudine imperitura e la venerazione del popolo giallorosso.

9. L'allenatore più amato

A farlo esordire, appena 16enne, è stato Vujadin Boskov. A dargli la fascia da capitano, Zdenek Zeman. A fargli vincere il suo unico scudetto, Fabio Capello. Ma l'allenatore a cui Totti è più legato è un altro, Carlo Mazzone, che lo allenò per tre anni, tra il 1993 e il 1996, lo fece crescere come uomo, battezzò il suo primo gol in A, lo mise al centro della squadra. E ancora oggi, Carletto stravede per lui, fino al punto di criticare duramente chi non lo fa giocare: «Totti in campo 3 minuti? Ranieri ha fatto una cazzata» (2011); «Spalletti sarà pure bravo... ma lo sa chi è Totti?» (2016); «Totti il migliore italiano di sempre. Un onore averlo allenato» (2016).

10. L'allenatore più odiato

Nella seconda parte della carriera, però, Totti ha avuto qualche problema con i suoi allenatori. Il ritorno di Spalletti, che lo aveva reinventato centravanti permettendogli di vincere la Scarpa d'Oro nella sua prima esperienza romana, l'ha portato a sedersi in panchina più di quanto avrebbe voluto. Quando la frattura sembrava essersi definitivamente ricomposta, ci ha pensato Ilary a far calare nuovamente il gelo definendo il tecnico toscano «un piccolo uomo». Ma il tecnico con cui i rapporti sono stati più freddi e complicati è stato certamente Luis Enrique.
Lo spagnolo, arrivato per cambiare mentalità alla Roma e al calcio italiano, fu chiaro da subito: «Nessun privilegio, in squadra sono tutti uguali». E Totti, che in ritiro dormiva in singola, ha dovuto adeguarsi. Non il miglior modo per iniziare una convivenza. Il divorzio, a fine anno, è stato piuttosto indolore. Totti è tornato primus inter pares, Lucho è andato a vincere tutto col suo Barcellona.

Twitter @GabrieleLippi1

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