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Khedira, Juve-Roma la partita più bella
26 Maggio Mag 2017 0956 26 maggio 2017

L'addio di Totti alla Roma? Come se San Pietro lasciasse il Vaticano

Il parlamento approvi a tambur battente una riforma costituzionale che, analogamente ai senatori a vita, istituisca i calciatori a vita, dal talento senza scadenza e dal prestigio inattaccabile.

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Non era una gaffe, quella di Ivanka Trump a proposito di Chinaglia, ma un’intuizione esattissima: Roma è la città dove calciatori e santi si confondono e si sovrappongono. E quando Totti annuncia l’addio alla Roma (realtà? Ipotesi? Minaccia?) è come se San Pietro facesse sapere di voler lasciare il Vaticano o girassero voci su un prossimo divorzio della Madonna del Divino Amore dal santuario di Castel di Leva e su un suo possibile passaggio al Fatima F.C o all’Atletico Lourdes.

IL CAPITANO LONTANO DA ROMA? PENSIERO DESTABILIZZANTE. Anche per noi che non siamo né romanisti né romani e il calcio lo seguiamo distrattamente scanalando sull’autoradio nelle gite fuoriporta del weekend, l’idea di un Totti lontano dai Sette colli, a meno che non si tratti di una trasferta, o addirittura lontano dai campi di calcio, è destabilizzante, perturbante, fastidiosa, roba da presentare subito un ricorso al Tar del Lazio. E anche al Tar della Lazio, perché pure gli eterni rivali della Roma, o meglio, gli ultrà Irriducibili, hanno omaggiato Totti con uno striscione in Curva Nord all’Olimpico (tacciato peraltro di buonismo dai duri e puri di ambo le squadre).

Immaginare il capitano della Roma in Cina, a Dubai o negli States è come immaginare la statua di Marco Aurelio su una piattaforma petrolifera

Se i giudici amministrativi sono riusciti a individuare i cavilli giusti per impedire che aspiranti direttori di museo italiani si vedessero usurpare le poltrone da rivali stranieri, figuriamoci se non ne troveranno altrettanti per impedire che Totti privi l’Italia di un’eccellenza come Totti e che il «cucchiaio» torni a essere solo una posata. Immaginare il capitano della Roma in Cina, a Dubai o negli States è come immaginare la statua di Marco Aurelio su una piattaforma petrolifera o la colonna Traiana dipinta di rosso, bianco e blu all’ingresso di una barberia di Miami: sembra un bislacco fotomontaggio.

SI A UNA LEGGE PER I CALCIATORI A VITA. E allora via, il parlamento approvi a tambur battente una riforma costituzionale che, analogamente ai senatori a vita, istituisca i calciatori a vita, dal talento senza scadenza e dal prestigio inattaccabile: con il nuovo laticlavio sportivo non solo sistemeremo il Pupone, che a 40 anni è ancora uno dei più grandi del mondo, ma non dovremo più interrogarci nemmeno sul futuro di Gigi Buffon.

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