Totti Tifosi
PURPLE BRAIN 29 Maggio Mag 2017 1702 29 maggio 2017

Francesco Tutti, un pianto con dentro 25 anni di ognuno di noi

Anche per chi non era allo stadio, per chi non è romanista, per chi non è tifoso, Totti è un’altra roba. Eravamo in piedi come i ragazzi dell’Attimo fuggente. Che non a caso gridano «Capitano, mio Capitano».

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Dalla prima lettera di Francesco Totti ai romani. «Lo sapete che non sono di tante parole, però le penso. Maledetto tempo. Oggi mi ha detto di crescere, di diventare grande. Mi sono chiesto in questi mesi perché devo svegliarmi da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia perché dovete andare a scuola?». Premessa per questa "Purple Brain" alla romana. Io non sono tifoso. Escludendo quando da bambino millantavo di essere nipote di Dino Viola per attirare l’attenzione, non posso proprio dire di avere una fede romanista, vedo l’Italia ogni due anni e non seguo le beghe del campionato. Ma Totti è un’altra roba, è un’altra storia, un altro campionato, un’altra categoria. E se anche uno come me si è fatto il giro del campo piangendo dentro casa insieme a lui all’Olimpico qualcosa vorrà dire.

UN ASSIST A QUELLI DELLA SUA ETÀ. L’addio del Capitano è stato tremendamente perfetto. Uno strazio, che fa rima con la Lazio ma fa niente, un perfetto trionfo di romanità che in questo caso fa rima con umanità. Un pianto collettivo, un passaggio letterario, un trauma generazionale, un assist dei suoi a tutti noi dell’età sua. Con la palla collocata in quel punto preciso del campo delle nostre vite che ci costringe a diventare grandi insieme a lui, maledetto tempo.

Francesco Totti durante la sua festa d'addio.

Non so sciorinare con esattezza i numeri di Totti, so solo che finché lui c’era c’eravamo pure noi. Totti non è un giocatore come gli altri, ho l’impressione che gli altri crescendo siano diventati tutti qualcos’altro con una certa naturalezza, interpretando chi più chi meno il mestiere del calciatore. Totti è l’unico che ha mantenuto nell’immaginario di tutti e nel suo per primo l’idea del campione che si ha da bambini.

INTATTO IL CONTATTO COL SOGNO. Gli occhi di Totti si sovrappongono esattamente a quelli di un bambino. È l’unico che conserva intatto il contatto con il sogno. E infatti nelle sue parole, dette camminando con un foglio in mano come un ragazzo nella sua cameretta, ha pronunciato «sogno» un po’ di volte, «bambino» anche, e ha detto «tempo», «maledetto tempo». Che ci costringe a diventare grande anche se la voglia di giocare non passa mai. Totti come nessun altro riesce a essere la parola più assonante col suo nome, tutti. Tutti quelli che hanno pianto allo stadio, tutti i romanisti, tutti i non romanisti, tutti quelli con la tivù accesa, tutti i tifosi di calcio, tutti i non tifosi. Francesco Tutti.

CON LUI POTEVAMO NON SMETTERE. Avevamo una certezza con lui in campo, che anche noi continuavamo a essere quella cosa lì, che potevamo non smettere, perché vorremmo farlo anche noi per altri 25 anni. Maledetto tempo. È per questo che allo stadio gli occhi di Totti hanno pianto 25 anni di vita di tutti noi. E il finale è uscito dallo stadio. È diventato un film, una canzone, una poesia, una lettera d’amore. Tutti in piedi come i ragazzi dell’Attimo fuggente, che diventavano grandi in piedi sui bianchi, gridando non a caso «Capitano, mio Capitano». Grazie Totti.

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