Raiola
22 Luglio Lug 2017 1200 22 luglio 2017

Calcio, come cambia la mappa globale dei super-procuratori

Raiola e Mendes si sfidano sull'asse Milano-Manchester. Gli "Zahavi boys", legati al Chelsea, si avvicinano all'Inter. Lucas guarda in Brasile. E Barnett agli under-19. Il risiko degli agenti che muovono i fili del pallone.

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C'è un campionato parallelo che dura 365 giorni all'anno. Si disputa lontano dai campi di gioco e coinvolge i cosiddetti super-agenti, i padroni del calciomercato globale che creano gli affari anziché intermediarli. Il loro profilo è frutto del processo di finanziarizzazione del calcio globale, cioè di quella dinamica che trasformato il mondo del pallone in un gigantesco incubatore finanziario. Un luogo nel quale gli investitori esterni hanno facoltà di scommettere sul segmento più redditizio e manipolabile (il player trading), coi super-agenti che si pongono come soggetti regolatori del rapporto fra investitori esterni e sistema-calcio, diventando sovente essi stessi investitori. E dentro questo assetto di sistema si anima un continuo rimescolamento dell'equilibrio di potere fra i super-agenti. Che per quanto possibile evitano di farsi la guerra. Ma talvolta andare allo scontro è inevitabile. Perché il mondo del calcio globale è una dimensione vasta, ma non meno voraci sono gli appetiti dei soggetti che l'hanno colonizzato e degli investitori che li appoggiano.

Uno scontro prossimo venturo potrebbe consumarsi fra due pesi massimi come Jorge Mendes e Mino Raiola. Che non a caso rappresentano, in questa fase, i due stili opposti nell'interpretazione del ruolo. Il portoghese Mendes è l'esempio più alto di agente integrato col mondo della finanza ufficiale, rispetto al quale si è posto come referente. La sua scalata al potere ha subito un'accelerazione nel 2002, in coincidenza con lo sbarco dei grandi soggetti della finanza portoghese (il Gruppo Orey e l'ex Banco Espirito Santo, rovinosamente caduto nell'estate del 2014) nel business dei diritti economici dei calciatori.

LO STILE MENDES. Da allora il fondatore di Gestifute non ha mai smesso di costruire alleanze col mondo della finanza, sia nel suo paese che sul piano globale. E questa tendenza a porsi come referente di potenti investitori internazionali, in cerca di ampliare col calcio il proprio portafoglio, ha toccato il culmine con l'alleanza tra Gestifute e Fosun. Quest'ultimo è un conglomerato cinese che ha piantato radici nell'economia europea, con particolare preferenza per quella portoghese. Grazie al lavoro di Mendes, Fosun la scorsa estate ha comprato il Wolverhampton, squadra della seconda divisione inglese. E il prossimo passo potrebbe essere l'annessione del Rio Ave, club del massimo campionato portoghese ribattezzato Mendes FC da un giornalista francese di Eurosport, Nicolas Vilas.

E QUELLO RAIOLA. L'italo-olandese Raiola ha tutt'altro stile. Non palesa rapporti con la finanza ufficiale, non si preoccupa di piacere ai dirigenti di club e ai suoi colleghi, e soprattutto non si fa remore nell'andare allo scontro con gli altri super-agenti, violando quella tacita pax che ammette poche eccezioni. Un individualista radicale, un guastatore che mira a tirare fuori da ogni affare il massimo per il proprio calciatore e per sé. Quasi nessuno ne parla bene, quasi nessuno evita di negoziare con lui. Mendes e Raiola stanno avendo un curioso incrocio nei rapporti con due club europei della massima taglia: Milan e Manchester United.

Paul Pogba e Romelu Lukaku, assistiti di Mino Raiola e da quest'anno compagni al Manchester United.

1. Raiola e Mendes: Mino sbanca a Manchester, Jorge si consola col Milan (e col City)

Il club rossonero ha avuto ottimi rapporti con Raiola fino a che è stato governato da Adriano Galliani. Ma il passaggio di proprietà e il rinnovo di compagine dirigenziale è coinciso col più clamoroso conflitto di calciomercato dell'estate 2017: il rinnovo del contratto di Gianluigi Donnarumma, assistito dall'italo-olandese. Un dossier che a un certo punto è parso compromesso, ma che poi si è risolto felicemente. Con un rinnovo firmato a condizioni molto più favorevoli al calciatore che al club. Di sicuro c'è che i rapporti fra il Milan e Raiola si sono compromessi, e ciò è avvenuto giusto nel momento in cui Mendes inaugurava un legame col club rossonero grazie al trasferimento dell'attaccante André Silva, proveniente dal Porto. Un secondo affare potrebbe portare in rossonero il centrocampista Renato Sanches, cliente di Mendes e reduce da una stagione negativa al Bayern Monaco.

ANCHE LUKAKU ALLO UNITED. Per quanto riguarda i Red Devils, sono stati storicamente una sorta di bancomat per Mendes, a partire dall'acquisizione (estate 2003) del giovane Cristiano Ronaldo proveniente dallo Sporting Clube de Portugal. E nell'estate del 2016 pareva che questo rapporto dovesse raggiungere il culmine con l'ingaggio di José Mourinho (altro cliente di Mendes) come allenatore. E invece è successo qualcosa di inspiegabile. Con l'allenatore mendesiano in panchina, il Manchester ha fatto incetta di calciatori legati a Raiola. La scorsa estate sono stati tre, costosissimi sia in termini di acquisizione che d'ingaggio: Paul Pogba, Henrikh Mkhitaryan e Zlatan Ibrahimovic. E quest'estate, ecco un altro giro: il belga Romelu Lukaku e il probabile nuovo contratto per Ibrahimovic. Che dopo il grave infortunio dello scorso aprile era stato lasciato libero dal club, ma pare destinato a tornarvi. Nello stesso periodo, sono in qualche misura riconducibili a Mendes soltanto i trasferimenti allo United di Viktor Lindelof dal Benfica e di Eric Bailly dal Villarreal.

VERRATTI MOLLA DI CAMPLI. Il capo di Gestifute ha comunque avuto modo di consolarsi sull'altra sponda calcistica di Manchester, quella del City. Dove nelle scorse settimane ha piazzato il portiere brasiliano Ederson e il centrocampista Bernardo Silva, provenenti da due club a lui legatissimi (Benfica e Monaco). E nel frattempo ha consolidato le relazioni col Barcellona e col Bayern Monaco. Al club catalano ha portato la scorsa estate André Gomes, cliente Gestifute, e Paco Alcácer, entrambi provenienti dal mendesianissimo Valencia, e la scorsa settimana è stato il turno di Nélson Semedo, anche lui cliente di Gestifute e proveniente dal Benfica. Al Bayern è stato recapitato James Rodriguez, proveniente dal Real Madrid. Raiola invece continua a coltivare i suoi club di riferimento: Juventus, Paris Saint Germain (specie adesso che ha preso con sé Marco Verratti, fresco di divorzio dal suo storico agente Donato Di Campli), Olympiacos Pireo. Ha intermediato l'arrivo del messicano Hector Moreno alla Roma e tiene sotto controllo il mercato olandese come proprio terreno di caccia. A ogni modo, rispetto a Raiola per Mendes c'è una grana in più: le indagini del fisco spagnolo e di quello portoghese sulla rete offshore costruita a beneficio dei calciatori Gestifute passati in Spagna. Staremo a vedere.

Walter Sabatini, coordinatore dell'area tecnica di Suning Sports Group.

2. Zahavi e i suoi "figliocci": Ramadani e Joorabchian puntano l'Inter

Chi più di altri ha impresso una svolta nel profilo del super-agente è Pini Zahavi. Israeliano, ex giornalista sportivo, si è convertito dapprima in agente di calciatori e successivamente in broker d'affari calcistici. Si deve al suo lavoro d'intermediazione il passaggio di proprietà di diversi club, il più importante dei quali è il Chelsea. Per essere diventato proprietario dei Blues, Roman Abramovich ha contratto con Zahavi un debito di riconoscenza che continua a pagare. Zahavi ha steso una rete di potere che copre ogni angolo d'Europa e si propaga in Sud America (soprattutto Argentina) e in Africa. Ma soprattutto ha tirato su alcuni allievi che adesso sono abbastanza forti per fare da sé, sia pur senza dimenticare il legame col loro mentore. Uno di questi è Abdilgafar "Fali" Ramadani, agente macedone di origini albanesi, fondatore di Lian Sport con sede in Germania. È il dominus dell'area ex jugoslava, una delle più fertili sia in materia di talento calcistico che di economia opaca.

OTTIMI RAPPORTI CON SABATINI. In Italia, Ramadani ha da anni un ottimo rapporto con la Fiorentina, e nel periodo più recente ha condotto entro la propria orbita Inter, Torino e Sampdoria, dopo aver stretto un proficuo legame con la Roma sotto la gestione di Walter Sabatini. E intanto va avanti a presidiare il mercato tedesco (l'Eintracht Francoforte è diventato un centro di smistamento di suoi calciatori) e quelli del Nord Europa. I mercati di Belgio e Olanda vengono controllati in associazione col boss Pini, mentre a quello portoghese ha accesso grazie alla solida relazione fra Zahavi e Mendes (Lindelof è un suo assistito, così come l'attaccante Seferovic appena approdato a Lisbona proveniente dall'Eintracht, che in cambio ha avuto Jovic). L'altra creatura di Zahavi è Kia Joorabchian, l'anglo-canadese di origine iranana che è stato al centro del primo grande scandalo sulle TPO, quello che nell'estate del 2006 riguardò il trasferimento di Carlos Tevez e Javier Mascherano dal Corinthians al West Ham. Joorabchian è fortissimo sul mercato brasiliano, dove ha in Giuliano Bertolucci il proprio uomo di fiducia. Ha anche istituito solide relazioni coi principali club italiani: dapprima Juventus e Milan, e più di recente l'Inter.

LA LONGA MANUS DELL'AFFARE NEYMAR. Nell'estate del 2016 è stato il "consigliere di calciomercato" per Suning. Sono riconducubili a lui due degli affari più costosi e meno riusciti della campagna trasferimenti dell'Inter di un anno fa: Gabigol e João Mário, quasi 75 milioni in due più 8 milioni di commissioni a due amici di Joorabchian, il già citato Bertolucci e l'anglo-iraniano Amir Ali Kohansal. Sia Ramadani che Joorabchian hanno solide relazioni nel mercato inglese. Soprattutto col Chelsea, in virtù dell'imprinting dato dal patriarca Pini. Ma nel periodo più recente anche il West Ham è diventato club molto amico, specie da quando in panchina siede Slaven Bilic che da calciatore è stato cliente di Zahavi. Rimanendo al Chelsea, nei giorni scorsi è stato realizzato l'ennesimo colpo di mercato a cifre esagerate: 45 milioni per Bakayoko del Monaco. A favorire la realizzazione del trasferimento è stato Joorabchian, ma a un certo punto l'affare ha rischiato di arenarsi perchè erano stati coinvolti troppi intermediari. E resta all'orizzonte quello che sarebbe il colpo dell'estate: il trasferimento di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain. A orchestrarlo sarebbe Zahavi, che già un anno fa aveva tentato l'operazione col Manchester United.

Un tifoso del Flamengo.

3. Lucas: il capo della Doyen prova a rifarsi il trucco

A dire il vero, Zahavi avrebbe formato un altro personaggio di questa nostra galleria. Si tratta di Nelio Lucas Freire, portoghese di Coimbra, ceo di Doyen Sports Investments. O almeno questo è ciò che lascia raccontare di sé lo stesso Lucas, che in passato ha lavorato anche con un altro personaggio di cui si parlerà a breve, Jonathan Barnett di Stellar Group. A ogni modo, se la cosa fosse vera, Lucas sarebbe di certo l'allievo meno riuscito di Zahavi. Il suo modo di gestire pubblicamente l'immagine di Doyen è stato catastrofico, col solo effetto di dare al fondo una pubblicità negativa. Da un po' di tempo a questa parte Lucas si è spostato dietro le quinte. Nei mesi scorsi lo avvistavano sovente a Nantes, club francese finito in orbita del fondo d'investimento e sulla cui panchina era stato piazzato un allenatore della ditta Doyen-Luciano D'Onofrio: Sergio Conceição, ex calciatore di Lazio, Parma e Inter.

ALTI E BASSI COL PORTO. Adesso Conceição è sulla panchina del Porto, club che con Doyen ha avuto di recente rapporti discontinui: tre-quattro anni ricchi di affari e catastrofici in termini di risultati, poi l'anno scorso un ritorno di fiamma del club portista con Mendes e relativo raffreddamento dei rapporti con Doyen, e adesso un nuovo avvicinamento col fondo maltese (ma intanto Mendes piazza i suoi André Silva al Milan e, a prezzo stracciato, Rúben Neves nella B inglese al "suo" Wolverhampton, così contribuendo a rimettere i conti portisti in linea col fair play finanziario Uefa). Lucas, invece, pilota l'operazione di sponsorizzazione del Flamengo. Il patrocinio è assicurato dalla bevanda energetica Carabao, e in molti vedono dietro l'operazione una manovra di TPO mascherata. Del resto, Doyen sta facendo di tutto per allontanare da sé l'immagine del soggetto che utilizza il business delle terze parti.

L'AMICO BELGA D'ONOFRIO. Basta coi convegni infarciti di giuristi e economisti embedded, basta con le campagne spese per propagandare il modello delle terze parti come la sola salvezza per l'economia del calcio. Meglio ricostruirsi la facciata, per veicolarne una più simile a quella da mera agenzia per la gestione delle carriere e del marketing. Ma senza dimenticare l'amico belga Luciano D'Onofrio, che causa radiazione non può più agire come agente di calciatori eppure continua a muoversi indisturbato nel mondo del calcio. A metà giugno D'Onofrio è stato nominato direttore tecnico dell'Anversa. E nel giro di poche settimane l'Anversa ha stretto partenariati col Porto e col Paris Saint Germain. Da ricordare che il nuovo direttore sportivo del club parigino è il portoghese Antero Henrique, che fino a meno di un anno fa era il numero due del Porto alle spalle dell'eterno presidente Pinto da Costa. Tutto torna.

Jacob Maddox, classe 1998, centrocampista del Chelsea.

4. Barnett: lo Stellar Group fa fortune coi giovani

Lo Stellar Group si muove con meno clamore. Fondato nel 1994 da Jonathan Barnett e David Manasseh, ha alle spalle uno dei trasferimenti più rumorosi nella storia del calciomercato: quello di Gareth Bale dal Tottenham Hotspur al Real Madrid nell'estate del 2013, il primo a oltrepassare la soglia dei 100 milioni di euro. Fra tutti i super-agenti menzionati, Barnett è il meno innamorato dei media. Sta per quanto possibile lontano dai riflettori. Nei mesi scorsi era circolata la voce che Stellar potesse finire nell'orbita di Suning. Una notizia che non ha avuto seguito. Allo stesso modo, si era diffusa la voce che l'agenzia avesse messo le mani sul Deportivo Maldonado, il chiacchieratissimo club della serie B uruguayana usato per smistare calciatori in Europa. Dietro precisa domanda avanzata dai giornalisti del Guardian, Stellar ha negato qualsiasi connessione col Maldonado.

ANCHE ROGON SI ESPANDE. L'agenzia di Barnett e Manasseh continua a lavorare sottotraccia. Ha appena piazzato il portiere ex torinista Joe Hart al solito West Ham, e punta molto sui giovani. Nella nazionale inglese che ha appena conquistato l'Europeo Under 19 erano quattro i calciatori legati a Stellar: Andre Dozzell (Ipswich), Lucas Nmecha (Manchester City), Jacob Maddox e Mason Mount (Chelsea). Si espande anche il colosso tedesco Rogon, fondato da Roger Wittman e dall'ex portiere della nazionale tedesca Wolfgang Fahrian. Rogon ha aperto uffici in Brasile (Porto Alegre) e a Hong Kong, così puntando sui due mercati strategici per ragioni opposte: la selezione di talento sportivo e la connessione con gli investitori asiatici. In questo quadro che vede svilupparsi soggetti sempre più robusti, i super-agenti del Sud America non soffrono una concorrenza di tipo nuovo. Da quelle parti il profilo del super-agente ha trovato un ambiente proprizio per svilupparsi. E i nomi sono quelli di sempre: gli argentini Marcelo Simonian, Gustavo Mascardi, Fernando Hidalgo, Gustavo Arribas.

DUOPOLIO URUGUAIANO. Quest'ultimo ha anche fatto carriera: è stato nominato capo dei servizi segreti argentini dal presidente Mauricio Macri, che da ex presidente del Boca Juniors ne aveva apprezzato il modo di agire come agente di calciatori e manovratore di risorse finanziarie. In Brasile rimangono sulla breccia personaggi come Wagner Ribeiro e Eduardo Uram, entrambi amici di Mendes e Zahavi. E in Uruguay si alimenta il duopolio fra Paco Casal e Pablo Bentancur. Il primo si è convertito anche in imprenditore televisivo. La sua emittente Tenfield ha comprato i diritti sulle gare della nazionale uruguayana e le trasmette a pagamento, ciò che ha suscitato una sollevazione dell'opinione pubblica nazionale. Casal e Bentancur non si amano, e se possono si fanno degli sgarbi. Ma non si creda che li si possa distinguere come in un duello fra buoni e cattivi. Nel piccolo mondo globale dei super-agenti non esistono cavalieri senza macchia.

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