Rossi Costa
19 Settembre Set 2017 1758 19 settembre 2017

Rossi, il dottor Costa sul recupero: «Può farcela»

Valentino torna in sella a Misano per provare la sua condizione in vista di Aragon a soli 19 giorni dalla frattura alla gamba. L'ex capo della clinica mobile: «Ha già fatto imprese così».

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Valentino Rossi è sceso di nuovo in pista a Misano per un test, dopo la frattura di tibia e perone in un incidente di enduro il 31 agosto. Il pilota Yamaha ha girato sul circuito romagnolo, dove ha voluto verificare la possibilità di gareggiare nel Gran premio di Aragon, il 24 settembre. Si tratterebbe di un recupero record, di soli 24 giorni. Il 18 settembre si era fermato dopo quattro giri per la pioggia, ma il giorno successivo ha voluto riprovarci. Le prime immagini del Dottore in sella, una Yamaha di serie preparata per la pista, stanno emozionando l'esercito dei suoi tifosi tanto quanto la notizia del suo incidente li aveva demoralizzati.

Ma se tutti sono stati colti di sorpresa anche solo per l'ipotesi di un rientro così rapido, c'è chi fin dal giorno successivo alla caduta in enduro aveva immaginato questa possibilità: Claudio Costa, l'ormai leggendario medico della MotoGp. Responsabile della clinica mobile che dal 1977 segue il motomondiale, è stato il punto di riferimento di tutti i piloti fino al 2014 (e oltre), anno in cui si è ritirato dal Circus.

Di Rossi, che ha visto diventare campione, conosce ogni osso. «Se correrà o no ad Aragon dipende da quella cosa che si chiama desiderio. Che è qualcosa che ci guida (come dice il termine stesso) fuori dalle stelle, fuori da ogni riferimento della ragione», ha detto Costa - tradendo la sua passione per la poesia e per la letteratura - contattato da Lettera43.it. «Il giorno dopo il suo incidente», spiega, «ho scritto che Aragon potrà essere il teatro della sua resurrezione, ma dipenderà da lui».

DOMANDA. Rossi riuscirà anche in questa ennesima impresa?
RISPOSTA.
Tutto è possibile, dipende se si farà condurre da un'anima mitica o da un'anima piena di razionalità scientifica. Nel primo caso correrà, nel secondo no. In questo momento penso stia decidendo quale delle due seduzioni seguire.

D. E secondo lei quale via sceglierà?
R.
Io so che Valentino questa cosa l'ha già fatta, quando si fratturò in modo ben peggiore di oggi una gamba il 5 giugno 2010, alle prove libere del Mugello. Fece un rientro portentoso a Sachsenring dopo 40 giorni. Io stesso gli avevo dato 4-5 mesi per il recupero, inizialmente.

D. Il recupero da questo tipo di infortunio non ha dei tempi imprescindibili?
R.
Normalmente per queste cose ci vuole moltissimo di tempo. Solo i piloti sono in grado di recuperare in fretta, ma solo quando vengono sedotti da un'anima mitica e quindi possono tornare in sella dopo una frattura di gamba dopo 21 giorni. Valentino non è da meno, e ha la possibilità di strabiliare la gente con questo rientro emozionante. I tempi di recupero per gli esseri umani sono molto più lunghi.

D. Qual è il pilota che l'ha stupita di più, in questo senso?
R.
Mi ricordo ancora Mick Dohan, nel 1992. Aveva di tutto e di più, una frattura alla gamba con complicazioni in cui era al limite dell'amputazione. Ma è salito lo stesso sulla sua Honda.

D. Che consiglio derebbe oggi a Valentino?
R.
Io non consiglio mai nessuno. Io rispondo semplicemente alle due parole più emozionanti: «Voglio correre». Se qualcuno me lo chiede io curo, senza aprire bocca.

D. Secondo lei fa bene ad allenarsi in enduro?
R.
È molto importante questo tipo di allenamento, serve per migliorare la guida estrema. Tanti grandissimi campioni fanno e l'hanno fatto nella storia. Il primo è stato Kenny Roberts, già negli Anni 70-80.

D. L'età per Rossi (38 anni, ndr) non inizia a essere un limite?
R.
Se si riesce a mantenere un'anima mitica si ha anche la possibilità di tirar fuori il genio della fanciullezza. È il mistero più bello che ci sia.

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