Procura Figc 2,5 anni a Andrea Agnelli
25 Settembre Set 2017 1538 25 settembre 2017

Juventus, Agnelli inibito un anno per il caso ultrà

Alleggerita la pena al presidente bianconero rispetto alla richiesta di 30 mesi da parte della procura per i rapporti proibiti con i tifosi e il caso biglietti.

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Un anno di inibizione per il presidente della Juventus Andrea Agnelli e un'ammenda di 300 mila euro per il club bianconero. È questa la sentenza del tribunale nazionale della Federcalcio nel processo a carico massimo dirigente juventino per i rapporti non consentiti con gli ultrà (leggi le cose da sapere). La procura federale aveva chiesto 30 mesi di inibizione per il presidente e due turni a porte chiuse per la società.

CONDANNATI ALTRI QUATTRO DIRIGENTI. Oltre ad Agnelli, la cui inibizione di 12 mesi è stata confermata con un comunicato dalla Figc, sono stati inibiti dal trbunale nazionale-sezione disciplinare per la stessa durata Francesco Calvo e Stefano Merulla, mentre 15 mesi sono stati inflitti a Alessandro Nicola D'Angelo. Per ciascuno dei quattro dirigenti ed ex dirigenti bianconeri 20 mila euro di multa.

Secondo la sentenza, Andrea Agnelli avrebbe «agevolato e, in qualche modo avallato o comunque non impedito le perduranti e non episodiche condotte illecite di Calvo, al dichiarato fine di mantenere rapporti ottimali con la tifoseria». I dirigenti bianconeri si rendevano «disponibili a scendere a patti pur di non urtare la suscettibilità dei tifosi».

«IGNARO DEL PROFILO CRIMINALE DEGLI ULTRÀ». Il tribunale ha, tuttavia, escluso che il presidente bianconero fosse a conoscenza del profilo criminale di alcuni dei soggetti incontrati. Le frequentazioni, si legge nel dispositivo, «avvennero in maniera decisamente sporadica, ma soprattutto inconsapevole con riferimento alla conoscenza del presunto ruolo malavitoso». In particolare, «Agnelli era da ritenere completamente ignaro in merito alla peculiarità illecita di Rocco Dominello, presentatosi ai suoi occhi come deferente tifoso».

LA JUVENTUS ANNUNCIA IL RICORSO. La Juventus ha già provveduto ad annunciare il ricorso, sottolineando come la sentenza abbia «escluso ogni ipotesi di legame con esponenti della criminalità organizzata». Niente spogliatoi e nessuna rappresentanza per conto del club sono alcune delle restrizioni alle quali dovrà sottostare Agnell. La condanna del numero uno juventino comporterà, secondo l'art. 19 del Codice di giustizia sportiva, il divieto di rappresentare la società di appartenenza in attività rilevanti per l'ordinamento sportivo nazionale e internazionale. Inoltre, Agnelli non potrà partecipare a qualsiasi attività degli organi federali e, come detto, sarà interdetto all'ingresso negli spogliatoi, ma anche nei locali annessi in occasione delle partite di calcio, anche amichevoli, in ambito Figc, con eventuale richiesta di estensione per Uefa e Fifa.

NESSUN PERICOLO PER LA POLTRONA DELL'ECA. Inoltre, gli viene impedito di partecipare a riunioni con tesserati Figc o con agenti di calciatori in possesso di licenza Fifa. Il presidente del sodalizio bianconero, tuttavia, potrà ancora sedere sia sulla poltrona dell'Eca (l'Associazione dei club europei) che dell'esecutivo Fifa, anche se nel dispositivo si lascia spazio a un dubbio interpretativo, laddove si legge che, «in ragione della gravità dei fatti, della sostanziale identità delle condotte poste in essere e dei ruoli rivestiti all'interno dell'ordinamento federale, di applicare la medesima sanzione per tutti i dirigenti (inibizione temporanea di anni uno per tutti i dirigenti, con l'aumento di mesi tre per il solo dirigente D'Angelo)», non avendo «la procura federale giustificato il diverso trattamento sanzionatorio richiesto per i deferiti, con esclusione della estensione delle previste sanzioni in ambito Fifa e Uefa, unitamente all'irrogazione delle ammende nella misura pari a 20 mila euro per tutti i deferiti».

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