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Italia fuori dal Mondiale

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13 Novembre Nov 2017 2316 13 novembre 2017

Italia-Svezia 0-0: gli Azzurri dicono addio al Mondiale di Russia

Allo spareggio decisivo, la Nazionale non va oltre lo 0-0 in casa contro gli scandinavi. E, per la prima volta dal 1958, perde il treno iridato. Buffon chiude in lacrime. Ma Ventura non si è (ancora) dimesso: «Chiedo scusa agli italiani».

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Novanta minuti in cui l'Italia si giocava tutto: la qualificazione al Mondiale di Russia 2018 passava per il retour match con la Svezia. Dopo il ko di Solna, gli Azzurri andavano a caccia dell'impresa davanti ai 73 mila San Siro. Per scongiurare l'«Apocalisse» evocata da Carlo Tavecchio, un mancato approdo al Mondiale che aveva un unico precedente nel lontano 1958. E che invece, 60 anni dopo, è tornato a concretizzarsi contro ogni pronostico, sollevando - più forti che mai - seri interrogativi sul movimento calcistico nostrano. Poco conta che la Nazionale abbia giocato col cuore chiesto dal ct Gian Piero Ventura, perché per ribaltare l'1-0 di Stoccolma sono mancate tecnica e tattica: nel fluire delle azioni, anche quelle più pericolose, tutto è sembrato troppo spesso casuale.

VENTURA NON SI È (ANCORA) DIMESSO. Ancor meno conta la traversa colta da Florenzi, le occasioni da rete (mai limpidissime, peraltro), i rigori reclamati in due o tre episodi dagli Azzurri: gli svedesi hanno giocato per difendere il risultato dell'andata, per strappare uno 0-0 che li manda in Russia e lascia l'Italia a terra. Nel corso di una breve conferenza stampa iniziata con molto ritardo, poco dopo la mezzanotte, Ventura ha dichiarato: «Non mi sono dimesso perché ancora non ho nemmeno parlato con il presidente Tavecchio. Le considerazioni da fare sono tante, ma ho voluto salutare i ragazzi uno per uno. Chiedo scusa agli italiani per il risultato, non per l'impegno. Ma so bene che il risultato è la cosa più importante».

Eppure San Siro aveva risposto come nelle attese, 73 mila spettatori a tifare a squarciagola per non interrompere un sogno che durava da 60 anni. Annunciata la grande coreografia tricolore sugli spalti, altrettanto prevista la formazione messa in campo da Ventura: stesso modulo scelto nell'infausta trasferta svedese, il 3-5-2, con Jorginho e Florenzi a centrocampo al posto di De Rossi e dello squalificato Verratti, e in avanti Gabbiadini e non Belotti a fare coppia con Immobile. Meno preventivati i fischi riservati al pubblico quando, nella lettura da parte dello speaker delle formazioni, è toccato al ct Ventura. Quanto alla Svezia, il solito 4-4-2 scolastico. Rispetto all'andata sono venuti meno i ghirigori del talentino Forsberg ed è cresciuto il pressing sugli Azzurri. Che peraltro hanno cominciato bene. Con Jorginho a favorire un giropalla più veloce, l'Italia è andata al tiro al 5' con Gabbiadini su cross di Darmian (fuori) e ha reclamato un rigore per un atterramento di Parolo all'8'.

Hanno protestato anche gli svedesi per un paio di episodi con la palla che è andata ad impattare sul braccio degli Azzurri in area, quindi su un tiro di Claesson parato a terra da Buffon al 22' si è aperto il forcing azzurro, durato fino al termine del primo tempo. E dal quale sono scaturite, seppure senza un vero filo conduttore di gioco, una grande opportunità per Candreva al 27' (sprecata con un tiro alto dal cuore dell'area), un'imbeccata di Jorginho per Immobile al 40' (salvata in uscita Olsen). E poi, una bella azione combinata al 42' sventata da Granqvist, un colpo di testa alto di Bonucci al 44' e una eccellente puntata di Florenzi conclusa con tiro ribattuto dal portiere al 45'. Tante iniziative, insomma: ma non il gol necessario a pareggiare il vantaggio svedese.

Nella ripresa subito un episodio contestato su contrasto tra Darmian e Lustig in area svedese. Poi, all'8' su cross dalla sinistra una mezza rovesciata di Florenzi è terminata a lato di pochissimo. Al 12' un destro di Chiellini ad impensierire Olsen e al 16' un tiro di Candreva deviato dal portiere in angolo. Troppo poco per scacciare i fantasmi. Allora Ventura si è giocato tutto, inserendo El Shaarawy al posto di Darmian e Belotti per Gabbiadini, nel 4-2-4 che tanto gli è caro. Subito è arrivata una traversa su esterno di Florenzi deviato da Lustig. E dopo poco una botta da fuori area di Candreva, parata con facilità. Fuori l'interista, il ct ha provato l'ultima carta, Bernardeschi. San Siro ha continuato a spingere fino all'ultimo. Su un tiro moscio di Belotti (fuori), uno secco di El Shaarawy (respinto da Olsen) e un colpo di testa di Parolo fuori, si sono spente le speranze azzurre.

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