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Italia fuori dal Mondiale

Tavecchio
14 Novembre Nov 2017 2127 14 novembre 2017

Italia fuori dal Mondiale, ecco perché Tavecchio non si dimette

Il presidente è sicuro di restare alla Figc. Oltre ai piccoli - Dilettanti, Lega pro, B, provinciali della A guidate da Lotito - avrebbe l'appoggio dei big come la Juve. Sponsor, diritti tivù, Lega Channel: cosa cambia ora.

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Chi ha parlato con Carlo Tavecchio dice che il presidente della Federcalcio non ha alcuna intenzione di dimettersi dopo la figuraccia dell’Italia contro la Svezia. E poco importa che i renziani (per bocca del ministro dello Sport Luca Lotti e del presidente del Coni Giovanni Malagò) lo vogliono licenziare. E avrebbero trovato anche un candidato alternativo, Andrea Abodi, l’ex presidente della Lega B, che a breve prenderà la guida del Credito sportivo (leggi l'aggiormaneto: Tavecchio non si dimette).

CAIRO FURIOSO PER LA SUA GAZZETTA. Ne chiedono le dimissioni presidenti mediatici come Aurelio de Laurentiis (che ha parlato di «vergogna») e Urbano Cairo, che invece ha usato il termine «responsabilità», furioso sia per le ripercussioni negative che avrà la “sua” Gazzetta dello Sport sia perché due stagioni fa gli fu scippato Gian Piero Ventura dal Torino, senza chiedergli il permesso.

RAPPORTO SOLIDO TAVECCHIO-AGNELLI. Soprattutto Tavecchio si direbbe sicuro di restare al suo posto perché accanto ai piccoli - i Dilettanti, la Lega pro, la B, le grandi provinciali della A guidate da Lotito - sosterrebbe di avere anche l'appoggio di grandi club come la Juventus. Grazie a un rapporto ricostruito tra via Allegri e Torino anche dopo gli sforzi per portare Andrea Agnelli alla presidenza dell’Eca, l’associazione dei club europei.

L'amministratore delegato della Juventus Beppe Marotta con Carlo Tavecchio.

Quel che è certo è che la Serie A, con la Lega commissariata dallo stesso Tavecchio, non ha alcuna voglia di stravolgimenti in Lega in una fase delicata (approvazione definitiva degli statuti, bando per i diritti tivù per il triennio 2018–2021, nomina del nuovo presidente e del nuovo ad) e potrebbe fare buon viso a cattivo gioco. Salvo poi presentare il conto in futuro. Ne risentirebbero sia il valore dell’asta per i prossimi campionati (i presidenti vogliono un miliardo) sia il valore del brand calcio.

PERDITE CONTENUTE A 8 MILIONI DI EURO. Al riguardo gira voce che i 20 sponsor della Nazionale gestiti da Infront - le parti dovrebbero incontrarsi il 15 novembre in una serie di riunioni con l’avviso della Figc - abbiano fatto sapere che al momento non hanno alcuna intenzione di recedere dai loro contratti, in vigore per tutto il 2018. Di conseguenza le perdite dopo la disfatta con la Svezia restano contenute a 8 milioni di euro: 3 per le penali da pagare agli stessi sponsor vista la mancata qualificazione a Russia 2018, 5 pari al pacchetto di spot che Infront non aveva piazzato sul totale di spazi pubblicitari del valore di 60 milioni. Senza considerare nel conto i quasi 10 milioni di euro ai quali l’Italia avrebbe avuto diritti soltanto sbarcando a Mosca.

Ventura lancia un messaggio: "non mi dimetto, dovete esonerarmi". Per avere l’onore delle armi, dicono i suoi estimatori; per non perdere mezzo milione di stipendio, malignano i detrattori

In quest’ottica Tavecchio avrebbe ripetuto in giro che il suo problema più urgente è liberarsi velocemente di Gian Piero Ventura. Il tecnico della Nazionale si è blindato nella sua casa di Bari, lanciando all’esterno soltanto un messaggio: non mi dimetto, se volete cacciarmi dovete esonerarmi. Per avere l’onore delle armi, dicono i suoi estimatori; per non perdere lo stipendio che dovrebbe percepire fino al 2018 (oltre mezzo milione di euro), malignano i suoi detrattori.

SUL TAVOLO LA QUESTIONE DEL CT. Quel che è certo è che il tema sarà trattato nella riunione straordinaria convocata da Tavecchio il 15 novembre con tutti i corpi della Federcalcio (i presidenti di Lega Pro e Dilettanti, Gabriele Gravina e Cosimo Sibilia, quello degli allenatori Renzo Ulivieri, quello dell’associazione calciatori Damiano Tommasi, gli arbitri) dove al primo posto c’è chiaramente la risoluzione del commissario tecnico.

SENZA GRANDE NOME, BRAND A TERRA. E a tutte le anime della Fcgi Tavecchio dovrebbe annunciare la decisione che lui e il direttore generale Michele Uva punteranno su un grande nome (Carlo Ancelotti e Massimiliano Allegri i più gettonati). Il che vuol dire spendere almeno il doppio di quanto si fa per l’attuale tecnico, senza sperare in un aiuto economico dello sponsor tecnico, come avvenne per Antonio Conte. Ma senza un grande nome, non si può rilanciare il brand nazionale, che da solo muove un giro d’affari vicino ai 100 milioni.

Diritti tivù: nuovo bando presentato il 27 novembre

Al di là delle uscite di DeLa e Cairo, si predica calma anche in Lega Calcio. Presi singolarmente, i presidenti tracciano giudizi molto tranchant verso il dirigente federale e non è detto che qualcuno nelle prossime settimane possa fare uscite molto dure. C’è chi nelle retrovie avrebbe apprezzato le uscite del governo e del Coni, sperando che poi possano farsi avanti anche gli attuali presidenti di Lega Pro e dei Dilettanti, i quali alla prima riunione post disfatta mondiale dovrebbero fare quadrato intorno a Tavecchio, ricordando i successi della sua gestione (l’introduzione della Var, i bilanci sani della Federcalcio, la riforma degli statuti) e lanciare un messaggio all’esterno, ricordando che sono loro, con oltre il 40% delle società del Paese, gli azionisti di maggioranza della Figc. Detto tutto questo, i presidenti di Serie A adesso hanno altro a cui pensare: innanzitutto alla prossima asta dei diritti.

CAMBIA IL PACCHETTO B. Nella riunione di Lega che si è tenuta in via Rosellini l’advisor della Lega per i diritti tivù, Infront, ha annunciato che il nuovo bando sarà presentato il 27 novembre. Quasi totalmente ricalcherà l’architettura di quello annullato a giugno, quindi con i pacchetti destinati alle differenti piattaforme, con una sola grande differenza: quello B per il digitale terreste, accanto alle grandi squadre (Juve, Inter, Milan e Napoli) non metterà all’asta l’ultima arrivata nel precedente campionato e le tre neopromosse, ma dovrebbe essere composta anche da quattro formazioni medie. Uno schema sollecitato da Mediaset, che si era lamentata perché quell’ipotesi era poco appetibile dal punto di vista commerciale, rispetto a quello oggi offerto agli abbonati di Premium.

Sempre con l’obiettivo di recuperare quasi un miliardo di euro, va avanti il progetto curato da Infront e Deloitte per un canale sportivo a pagamento della Lega sul modello Nba

Non è detto però che il Biscione diserti l’asta come ha fatto a giugno. In quest’ottica, come ipotesi B e sempre con l’obiettivo di recuperare quasi un miliardo di euro, va avanti il progetto curato da Infront e Deloitte per un canale sportivo a pagamento della Lega sul modello Nba. Luigi De Siervo, ad dell’advisor, avrebbe annunciato ai presidenti che nella quarta settimana di novembre ha in programma un incontro con le banche che potrebbero fare da partner finanziari del progetto: tra le altre, si sarebbero dette interessate Intesa SanPaolo, Merrill Lynch e Jp Morgan. Smentito al riguardo come socio finanziario il nome dell’ex ad di Infront, Marco Bogarelli.

DISCOVERY PARTNER TECNICO. Confermato invece come partner tecnico il gruppo Discovery, che sarà socio della Lega nell’impresa e, come responsabile editoriale, avrà anche il compito di scegliere il direttore della rete e selezionare la redazione, pescando da Sky e Mediaset Premium. Si chiarisce, intanto, anche lo schema finanziario e industriale del progetto Lega Channel: i presidenti di Serie A, che vogliono trasmettere il canale su tutte le piattaforme esistenti (innanzitutto Sky sul satellite e Premium sul digitale) chiederanno alle due pay un minimo garantito in base ai loro abbonati.

PAY TIVÙ DALL'ANTITRUST? Per quanto riguarda il costo dell’abbonamento (sul satellitare il prezzo dovrebbe essere di 24,90 euro al mese) è stato stabilito che, scalata l’Iva, il 15% andrà alla piattaforma come fee per le spese di trasmissione, il 17,3 andrà a Infront, mentre il restante sarà incassato dalla Lega Calcio, da Discovery e dal socio bancario. Uno schema che non convincerebbe le pay tivù, che potrebbero anche rivolgersi all’Antitrust per difendere i loro diritti visto che la controparte, cioè la Lega stessa, si muoverebbe in posizione dominante.

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