Ventura Tavecchio
14 Novembre Nov 2017 0827 14 novembre 2017

Italia fuori dal Mondiale, Ventura e Tavecchio sotto processo

A San Siro non riesce l'impresa: Azzurri eliminati dalla Svezia. Ma il ct non si dimette. E il presidente prende tempo. Il calcio italiano tocca il suo punto più basso. Solo il Coni può spezzare gli equilibri.

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Il 24 giugno 2014 furono sufficienti pochi minuti a Cesare Prandelli e Giancarlo Abete per presentarsi dinanzi ai giornalisti e rassegnare le proprie dimissioni. Dopo la sconfitta con l'Uruguay, l'Italia usciva dal Mondiale al primo turno a distanza di quattro anni dal fallimento sudafricano. Ora, tre anni più tardi, gli Azzurri il primo turno lo vedranno direttamente dal televisore, fatti fuori dalla Svezia e cancellati da una manifestazione che non mancavano dal 1958. Di dimissioni, tuttavia, neppure l'ombra, coi due massimi imputati, il commissario tecnico Giampiero Ventura e il presidente federale Carlo Tavecchio che paiono disposti a tutto pur di conservare le loro poltrone. E poco importa che il calcio italiano abbia toccato il punto più basso da 60 anni a questa parte.

DUE GIORNI DI RIFLESSIONI. Quarantotto ore di pausa e di riflessione, bontà sua, se le è prese Tavecchio, a nome di tutta la Figc, che ora deve riannodare i fili del disastro. Bocche cucite dalle parti di via Allegri, col numero uno della Federcalcio che ha preferito trincerarsi dietro un imbarazzato silenzio dopo il capitombolo di San Siro. Le uniche parole sono arrivate all'indomani della disfatta: «Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata qualificazione al Mondiale, è un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato domani una riunione con le componenti federali per fare un'analisi approfondita e decidere le scelte future».

Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha lasciato San Siro senza parlare, ma è evidente che il comitato olimpico nel 'vigilare' sugli scenari della federazione dello sport più popolare non può permettere un ulteriore crollo d'immagine del mondo del calcio italiano, già alle prese con una débâcle economica senza precedenti. E le parole del giorno dopo lo confermano: «Ho sentito Tavecchio, gli ho chiesto che intenzioni avesse, e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc. Come sapete è padrone di assumersi le responsabilità, ma se fossi in lui mi dimetterei».

IL CT NON VUOLE LASCIARE. Tavecchio sarà chiamato prima ad affrontare il nodo del ct, che al momento non ha rassegnato le dimissioni, per le quali c'è una questione economica in piedi (ma è pacifico come Ventura sia arrivato al capolinea della sua esperienza azzurra), poi si passerà al nodo politico. Già il 14 novembre la Federcalcio dovrebbe fissare le tappe, a cominciare dall'incontro tra il presidente e allenatore di cui ha parlato Ventura stesso: ballano i soldi di un contratto ancora in vigore da un milione e mezzo netto all'anno. Ventura, da bravo genovese, ha chiarito di non avere presentato dimissioni, si discuterà di un divorzio consensuale.

Per il futuro, anche senza Mondiale, le suggestioni sono molte: Ancelotti, Mancini, o un altro nome forte per risollevare immagine e morali azzurri, oltre che le quotazioni di Tavecchio. Un'operazione che diede i suoi frutti ai tempi dell'ingaggio di Conte. Ma non sarà facile convincere i guru della panchina ad accettare un progetto di rifondazione che ad oggi non sembra conoscere linee guida.

IL COMMISSARIAMENTO NON È POSSIBILE. Il precedente del fallimento del 1958, che portò anche al commissariamento dopo qualche mese dal disastro di Belfast, pesa sugli scenari. Ma comissariare oggi non è possibile, a termini di regolamento del Coni, a meno di dimissioni di massa dei dirigenti del consiglio federale. La Lega Pro ha già fatto sapere di non avere questa intenzione, i Dilettanti guidati da Sibilia dovrebbero essere l'ago della bilancia, ma fonti del consiglio assicurano che non tutti sono pronti al passo indietro. Alla moral suasion di Malagò su eventuali dimissioni in caso di disfatta, Tavecchio aveva già fatto sapere di non avere intenzione di lasciare. Ora si attende di vedere quanto l'intensità delle inevitabili accuse per la Caporetto del calcio italiano sia forte. Il 20 e 21 novembre al Coni sono in programma gli stati generali dello sport italiano: unico esponente del mondo del pallone invitato, Claudio Gentile. Che è in causa con la Figc...

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