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Italia fuori dal Mondiale

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14 Novembre Nov 2017 2112 14 novembre 2017

Italia, quale ct dopo Ventura

Dal selezionatore alla Figc, passando per i giocatori: i nodi da sciogliere per rilanciare la nazionale. Cambiare rotta a brevissimo è impossibile. Ma Ancelotti, Conte, Mancini o Allegri possono farcela.

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L'Italia del calcio riparte da zero, dopo lo spareggio fallito per il Mondiale di Russia 2018. Ma prima di parlare di rifondazione, occorre individuare gli errori commessi. Il primo, da parte della Figc, è stato scegliere Gian Piero Ventura. Ma il problema non è solo il commissario tecnico: il primo biennio di Cesare Prandelli e la gestione di Antonio Conte hanno nascosto i mali del nostro calcio. Scaricare tutto su Ventura non sarebbe giusto, eppure non si può non partire da qui.

Gli errori di Ventura

Le mancate dimissioni indicano innanzitutto l'incapacità di comprendere la portata epocale dell'eliminazione: non ci sono buonuscite che tengano e non è una vicenda da gestire come un semplice esonero di club. Ha puntato sui giovani ma si è fatto indicare il cambio tattico dai veterani dopo la Spagna. Ha rivendicato esperienza personale e identità di squadra, ma l'Italia non ha mai brillato, se non contro quelle nazionali un tempo definite "materasso".

QUANTE GIRAVOLTE SUI SINGOLI. Sui singoli ha cambiato rotta troppe volte: Insigne lo ha prima lasciato perplesso, poi convinto in funzione del modulo 4-2-4, infine è rimasto ai margini. Jorginho, recuperato all'ultimo dopo diverse bocciature, è stato impiegato senza prove precedenti nella gara più importante e si è così definitivamente incrinato il feeling con De Rossi. E nello spogliatoio di San Siro, dopo la disfatta, la scena raccontata da chi era presente era chiara: i giocatori da una parte, Ventura dall'altra. Più un ospite che un ct, per dirla con Urbano Cairo.

I limiti dei giocatori

L'immaturità di Verratti, i limiti tecnici di Darmian, gli eccessi di De Rossi in panchina, il talento a intermittenza di Bernardeschi. E poi la mancanza di carattere a Stoccolma. Immobile e Insigne sono sembrati lontane copie dei giocatori brillanti in campionato. Alcuni veterani, dopo il disastro del 2014, lo sussurrarono: a troppi ragazzi manca personalità per imporsi a livello internazionale.

I GIOVANI SU CUI LAVORARE. Buffon, Barzagli e De Rossi hanno detto addio, Chiellini forse. Sui giovani di oggi bisogna lavorare, per una crescita di spessore: Donnarumma, Perin, Conti, Spinazzola, Caldara, Romagnoli, Rugani, Zappacosta, Verratti, Pellegrini, Benassi, Belotti, Immobile, Insigne, Chiesa, Berardi. Ma la crisi è così profonda che c'è da guardare oltre. Un nome su tutti: Pietro Pellegri, per molti un predestinato. Sta al calcio italiano farne il primo campione vero dell'anno zero.

L'inadeguatezza della Figc

I centri tecnici federali, fiore all'occhiello dell'attuale gestione, sono sì diffusi sul territorio, ma assai distanti dall'invocato modello tedesco. Offrono in pratica due ore di addestramento a settimana, gestite da tecnici dilettanti, e poco più.

IL PASTICCIO CON LIPPI. Se la scelta di Conte va a merito del presidente, quella di Ventura è sua responsabilità: a indicarlo fu Lippi, che doveva diventare dt e invece fu escluso da una norma, ripescata inopinatamente, tanto da sembrare un'operazione per silurare il ct campione del mondo 2006, sull'incompatibilità con il figlio procuratore. Di fatto, parole del presidente a parte, Ventura è rimasto solo. E in contrasto con Ulivieri.

La crisi del movimento

Gli ultimi due Mondiali sono stati un disastro, tra Under 17 e Under 21 non si vince dal 2004. La crisi arriva da lontano. Un bambino del settore giovanile spagnolo tocca il pallone per tre minuti a partita, un italiano per meno di uno. Tavecchio ha da sempre un progetto: la Serie A a 18 squadre per aumentare la competitività del campionato. Ma i veti della Lega bloccano ogni cambiamento. L'idea di squadre B per dare spazio ai giovani si è rinvigorita con il nuovo asse Tavecchio-Agnelli. Ma ètutto bloccato.

La caccia al nuovo ct

Cambiare rotta a brevissimo è impossibile, serve un tecnico in grado di dare l'impronta. Ancelotti è bravissimo, ma ammesso che decida di dire no alle lusinghe di tanti club, bisognerà supportarlo. Conte è il sogno, ma c'è il vincolo economico della clausola con il Chelsea. Mancini aspetta. Allegri sarebbe perfetto, ma solo se la Juve dovesse chiudere il suo ciclo. Per l'immediato, facendo di necessità virtù, Di Biagio traghettatore non è da escludere.

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