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NAZIONALE
15 Novembre Nov 2017 0932 15 novembre 2017

Mondiale, il sogno continua grazie alla Nazionale femminile

L'esclusione degli Azzurri fa male. A difendere l'onore del tricolore sul campo però ci pensano le ragazze di Milena Bartolini. Che sudano, corrono e vincono, ignorate, quando non derise, da chi dovrebbe incentivarle.

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«Poteva andar peggio. Poteva piovere». Oppure potevamo essere fuori dal Mondiale di calcio. Sì, perché, per male che andassero le cose per il nostro povero Paese, sapevamo che ci sarebbe sempre stata la festa quadriennale del pallone ad assicurare un minimo sindacale di sogno a una buona metà degli italiani, più un altro 20-30% che si scaldava solo in caso di superamento dei quarti di finale, tra birre giganti e fantozziana frittatona di cipolle.

DESTINATI A FARE DA TAPPEZZERIA. Per i nati dopo il 1958, anno dell’ultimo campionato senza Azzurri, la presenza dell’Italia ai Mondiali era un fenomeno naturale periodico, come i monsoni e le stelle cadenti, il provvidenziale lampo di luce e di allegria che ha rischiarato le ore più buie della notte della Repubblica fino al trionfo del 1982. A Russia 2018 invece ci toccherà far tappezzeria, ed è difficile sperare in consolazioni extracalcistiche pari a quelle che ci regalò il 58: la vittoria di Volare, il debutto di Mina, l’inaugurazione del primo tratto dell’Autostrada del Sole, la pubblicazione del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

LE AZZURRE RESISTONO. Ma la nostra epoca può offrire al tifo azzurro un risarcimento d’altro genere. Genere femminile. Cinquantanove anni fa infatti non esisteva ancora la nazionale delle donne, che debuttò solo nel 1968. Pertanto oggi affermare dopo la sconfitta di San Siro l’Italia del calcio è tagliata fuori dal Mondiale è una mezza bugia: a essersi giocata il biglietto per la competizione è solo la nazionale maschile. Le Azzurre del pallone sono ancora in ballo per il mondiale femminile che si terrà in Francia nel 2019, e il 28 novembre scenderanno in campo contro il Belgio, la squadra più ostica del loro girone di qualificazione, nel quale peraltro capitan Bonansea e compagne hanno fatto una figura stellare rispetto ai colleghi maschi: tre vittorie, nove punti, nove gol fatti e nessuno preso.

IL SOGNO CONTINUA. Già, a difendere l’onore dell’Italia calcistica ci sono le «quattro lesbiche» cui Belloli, il braccio destro dell’inamovibile Tavecchio, vorrebbe lesinare i già miseri contributi che la Figc elargisce al calcio in rosa, infinitamente meno pagato e pubblicizzato, come in genere lo sport femminile in Italia, eppure forte di oltre 23 mila atlete tesserate, in maggioranza giovani e giovanissime. Chi ama davvero il calcio e tifa per i nostri colori, alla faccia di vecchi dirigenti ottusi e sessisti, sospenderà lo psicodramma sulle dimissioni mancate di Ventura e sosterrà alla grande le ragazze di Milena Bertolini. Che sudano, corrono e vincono, ignorate, quando non derise, da chi dovrebbe incentivarle. Eppure è grazie a loro che il calcio azzurro può ancora sognare conquistare il mondo.

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