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10 Gennaio Gen 2018 1531 10 gennaio 2018

Russia 2018, l'Italia e l'illusione del ripescaggio al Mondiale

Prima il Perù, poi la Spagna. E ora l'Iran: le ingerenze della politica inguaiano le federazioni. E alimentano i sogni di una wild card per gli Azzurri. Ma l'esclusione resta un'utopia. E le regole Fifa non ci agevolano. 

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Gianni Infantino è stato categorico. «Bisogna qualificarsi sul campo», ha chiosato a metà dicembre il numero uno della Fifa di fronte ai giornalisti che gli chiedevano delle chance di ripescagggio dell'Italia a seguito delle accuse di ingerenze rivolte alla Federcalcio spagnola. Un'eventualità remota tanto quella legata all'esclusione dell'Iran, per la quale nelle ultime ore è tornata insistentemente a circolare l'ipotesi che agli Azzurri possa essere offerta una ciambella di salvataggio per volare in extremis in Russia.

1. L'Iran nei guai per una mancata convocazione

Il caso nasce dalle presunte pressioni esercitate da Teheran nei confronti del commissario tecnico iraniano Carlos Queiroz per escludere dal giro della Nazionale Masoud Shojaei, 33enne centrocampista dell'AEK Atene, reo di essere sceso in campo col suo precedente club, il Panionios, contro il Maccabi Tel Aviv in un incontro di Europa League. L'Iran non riconosce lo Stato di Israele, motivo per cui il comportamento di Shojaei e del compagno di squadra Ehsan Hajsafi, assenti nel match d'andata a Tel Aviv, ma presenti al ritorno in Grecia, non è stato accolto di buon grado dal governo. Per questo la Fifa vuole vederci chiaro e accertare quali siano le reali ragioni della probabile esclusione del centrocampista dall'elenco dei convocati per Russia 2018.

2. La Spagna alle prese col caos federale

La questione è la stessa posta in essere dalla querelle spagnola: nel caso di gravi ingerenze governative in materia sportiva, la Fifa si riserva il caso di intervenire fino al possibile ritioro dell'affiliazione e alla conseguente estromissione dal Mondiale del Paese coinvolto. Nel caso iberico, a finire nell'occhio del ciclone era stata la richiesta di nuove elezioni per la presidenza della federcalcio avanzata dal Consiglio superiore dello sport e che la massima organizzazione calcistica mondiale avrebbe inteso come una possibile interferenza del governo nell'autonomia della federazione oltre che una violazione del suo statuto.

3. La proposta peruviana finita in una bolla di sapone

Sfumata ancor prima di concretizzarsi, invece, la possibilità che fosse il Perù a far posto all'Italia. Ha avuto vita breve, infatti, il progetto di legge che mirava a subordinare la federazione all’Istituto dello sport, massimo ente statale: Paloma Noceda, la parlamentare promotrice dell'iniziativa, ha fatto un passo indietro sulla scia delle possibili ripercussioni per la Nazionale che ha colto la qualificazione al Mondiale per la priam volta dal 1982.

4. La Fifa non prevede criteri per il ripescaggio

Il regolamento Fifa, in ogni caso, non fa chiarezza su quali siano i criteri alla base di un eventuale ripescaggio. Semplicemente, all'articolo 7 recita che se una delle 32 squadre classificate dovesse ritirarsi o essere esclusa dalla gara, il comitato organizzatore si riserva di procedere alla sua sostituzione, scegliendo una Nazionale a propria discrezione (novità introdotta di recente, sostituendo ranking e altre tipologie di criteri di merito). Resta altresì difficile credere, in primis, all'esclusione di una delle 32 finaliste, circostanza verificatasi soltanto nel 1992 con lo stop alla Jugoslavia in pieno conflitto, e in secondo luogo al fatto che eventuali criteri geopolitici possano favorire l'Italia nel caso davvero all'Iran dovesse essere impedito di andare in Russia. Per quale motivo, viene da chiedersi, dovrebbe essere privilegiata una rappresentante del contingente, quello europeo, più numeroso con 14 rappresentanti?

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