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12 Gennaio Gen 2018 1219 12 gennaio 2018

Figc, i candidati in corsa per il dopo Tavecchio

Quarantotto ore per presentare le candidature in vista del voto di fine gennaio. Nessuna convergenza dal vertice della Lega A. Tre i nomi in lizza: il conservatore Sibilia, il sindacalista Tommasi e l'outsider Gravina.

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A febbraio la Federcalcio avrà un nuovo presidente, ma a poco più di due settimane dal voto del 29 gennaio chiamato a scegliere l'erede del dimissionario Carlo Tavecchio, caduto sotto i colpi del flop della mancata qualificazione a Russia 2018, ancora non si conoscono i nomi degli sfidanti per la poltrona di via Allegri. Il tempo stringe: il 14 gennaio scade il termine per la presentazione delle candidature e, ad oggi, sembrano tre i possibili contendenti, nessuno tuttavia in grado di portare a casa un consenso unanime.

FUMATA NERA NELLE ULTIME CONSULTAZIONI. I colloqui in corso tra la commissione ristretta della Lega Serie A e le componenti federali sembrano infatti orientati alla fumata nera sulla possibile scelta di un candidato comune. E le riforme tanto sbandierate all'alba del fallimento sembrano già essere passate in secondo piano rispetto alle manovre per accaparrarsi più voti.

1. Cosimo Sibilia, il senatore favorito dal sostegno dei Dilettanti

Se si votasse ora, con ogni probabilità, il favorito sarebbe Cosimo Sibilia, plenipotenziario della Lega nazionale Dilettanti, che col suo 34% rappresenta il vero ago della bilancia nell'elezione del presidente della Figc. Da un anno al timone della Lnd, Sibilia ripercorrerebbe il duplice salto compiuto da Tavecchio, accompagnato dalle stesse perplessità e dalla difficile impresa di affibbiare il suo nome a quella discontinuità tanto invocata da più parti.

SPONSORIZZATO DA LOTITO. Ex difensore della Nocerina, il 58enne Sibilia, che occupa una poltrona in Senato tra i banchi di Forza Italia, non ha tuttavia esitato a scaricare Tavecchio di cui era stato uno sponsor convinto all'indomani del fallimento del 13 novembre.«Lo ringraziamo per quello che ha fatto», le sue laconiche parole di commiato, «ora il calcio ha bisogno di ripartire e cominciare un nuovo percorso». Ben visto dal presidente del Coni Giovanni Malagò e considerato un berlusconiano di ferro, l'ex presidente dell'Avellino è al lavoro sotto traccia per ampliare il consenso tra la Lega di Serie A, forte del lavoro ai fianchi di Claudio Lotito che già consegnò la leadership a Tavecchio.

2. Damiano Tommasi, il volto del rinnovamento che piace ai calciatori

Il volto che più piace all'opinione pubblica, ma che fatica a far convergere su di sé il sostegno dei grandi club è quello di Damiano Tommasi. Il presidente dell'Associazione italiana calciatori ha rotto gli indugi dicendosi disposto a spendersi in prima persona come ambasciatore della rinascita del calcio italiano.

LA SUGGESTIONE COSTACURTA. Ma anche altrettanto pronto a farsi da parte se la scelta della Lega di A dovesse dirigersi sul nome di un altro ex calciatore (da giorni circola il nome di Alessandro Costacurta). Scontato il sostegno dei giocatori, stupisce di più quello mostrato nei giorni scorsi dal controverso presidente dell'Assoallenatori Renzo Ulivieri. Le due componenti sommano il 30% dei voti, comunque inferiori a quelli garantiti a Sibilia dai soli Dilettanti.

3. Gabriele Gravina, l'outsider sostenuto dalla Serie C

La Lega Pro, da parte sua, ha già votato all'unanimità la candidatura di Gabriele Gravina. Sessantaquattro anni, l'ex presidente del Castel di Sangro dei miracoli ha dalla sua l'esperienza tra le stanze dei bottoni: già consigliere federale della Figc, è stato membro della Commissione Uefa per l'assistenza tecnica e amministrativa, capo delegazione della Nazionale Under 21 ai Campionati europei del 2004, 2007 e 2009 oltre che ai Giochi olimpici di Atene 2004 e Pechino 2008. Dal 2015 è al timone della Lega Pro.

PRONTO AL DIALOGO CON SIBILIA. Al momento la sua appare la candidatura più debole, non potendo contare su alcun sostegno dichiarato al di fuori della sua area di competenza. Se per Sibilia ha avuto parole concilianti «(Abbiamo parlato dei problemi del calcio. Non sono particolarmente ottimista su alcune indicazioni, ma dobbiamo portare avanti, ciascuno di noi, per il proprio ruolo e responsabilità, un percorso che ci porti all'interesse comune») , decisamente più critico è apparso nei confronti di Tommasi. «A me sembra che Damiano non veda oltre se stesso», ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera. «L'altro giorno, quando ci siamo incontrati, sono stato io a fare la proposta. Ma Tommasi ci ha informato che vuole diventare presidente».

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