Crazy For Football
22 Aprile Apr 2018 1500 22 aprile 2018

Malati psichiatrici, storia del secondo Mondiale di calcio a 5

Una Nazionale composta da persone con problemi mentali. Che a 40 anni dalla Legge Basaglia cercano riscatto facendo sport. Un'idea semplice, rivoluzionaria e dal grande impatto scientifico. Il racconto.

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Demonizzati perché le loro condizioni incutono timore. Spesso dimenticati e impossibilitati ad avere una normale vita famigliare e affettiva. Emarginati da Stato e società che preferiscono non vedere. Sono gli uomini italiani con problemi mentali. Ma il futsal li salverà (o almeno ci prova). Stiamo parlando del progetto “Crazy for football” ("matti per il calcio") e della Nazionale italiana di calcio a 5 per pazienti psichiatrici chiamata a disputare a Roma, dal 13 al 18 maggio 2018, la seconda edizione del Mondiale.

PRIMI CAMPIONATI 27 ANNI FA. Il curatore del progetto, lo psichiatra Santo Rullo, spiega: «Assieme a un collega, 27 anni fa ci siamo accorti che i nostri pazienti erano devitalizzati per la maggior parte del tempo. La situazione cambiava all’improvviso se vedevano scorrere un pallone. Così abbiamo deciso di organizzare piccoli campionati locali».

L'ATTIVITÀ FISICA PUÒ AIUTARE. Un’idea semplice, rivoluzionaria e con un grande impatto scientifico. «I neuroscienziati», prosegue Rullo, «hanno dimostrato che l’attività fisica aumenta la produzione di serotonina e dopamina. Dati molto rilevanti per le persone con disturbi psichici, che a causa di malattie cardiovascolari dovute principalmente alla sedentarietà hanno un’aspettativa di vita più bassa del 20% rispetto alle persone sane».

I giocatori italiani dopo una premiazione.

Nel 2011 Nobuko Tanaka, docente di Sociologia dello sport all’università di Yokohama, trovò casualmente in Rete le immagini delle partite giocate dai pazienti di Rullo. Ne rimase folgorata; volle e immaginò subito una visibilità maggiore per quelle storie di speranza.

MONDIALE GIOCATO A OSAKA NEL 2016. Così, con il patrocinio del Comitato olimpico e paralmpico internazionale di Tokyo 2020, ha dato vita al primo Mondiale a Osaka nel 2016. Dall’esperienza della squadra italiana in quella rassegna sono nati il documentario e il libro Crazy for football (Longanesi, 272 pagine, 14,90 euro).

DAVID DI DONATELLO AL FILM DI DE BIASI. Il lavoro diretto da Volfango De Biasi è un successo che nel 2017 ha vinto il David di Donatello e la menzione speciale ai Nastri d’Argento. Il premio più prestigioso è stato però un altro, perché il vero obiettivo è educare all’inclusione sociale, in particolare le nuove generazioni: l’opera del 46enne regista romano, infatti, è stata proiettata in molte scuole italiane, coinvolgendo circa 5 mila studenti.

Il ct azzurro Enrico Zanchini dice col sorriso sulle labbra: «Al Mondiale avremo una rosa di grandissimo livello che sarà composta da 16 giocatori». Al termine della selezione romana spiega: «Dai tre provini di Milano, Bari e Roma che abbiamo organizzato sono emersi tanti talenti che potrebbero tranquillamente giocare nelle più importanti categorie federali. Alcuni di loro verranno convocati e realizzeranno il sogno di indossare la maglia della Nazionale».

PROBLEMI DIMENTICATI PER UN'ORA. L’allenamento, sotto una pioggia torrenziale, è stato una catarsi: i ragazzi si sono sentiti veri calciatori e per più di un’ora problematiche, costrizioni e infelicità quotidiane sono evaporate per lasciare spazio all’integrazione. Non contavano più l’età, la regione di provenienza, i fantasmi del passato e l’incertezza del futuro.

NUOVE SQUADRE IN CONTINUA CRESCITA. La nascita di nuove squadre per pazienti di centri mentali, privati o statali, è un fenomeno con una crescita esponenziale. Alimentato da una sana competizione tra società che partecipano a tornei internazionali, Coppa Italia di categoria e che stanno per lanciare il primo Campionato italiano. Anche Coni e Figc fanno la loro parte.

Una foto di gruppo della Nazionale.

Andrea Montemurro, presidente federale della divisione Calcio a 5, spiega: «Noi diamo una mano dal punto di vista istituzionale e relazionale, cercando di seguire in tutto e per tutto questi atleti». Quali prospettive in vista del Mondiale? «Cercheremo di vincerlo, ma l’aspetto sociale conta più di quello sportivo. In questo percorso, intrapreso tempo fa e basato sull’apporto di persone eccezionali, c’è una sola pecca: l’assenza dello Stato».

QUARANT'ANNI FA LA LEGGE BASAGLIA. Quello stesso Stato in cui il 13 maggio 1978 entrava in vigore la Legge Basaglia. Il provvedimento che ha riformato l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, stabilendo il superamento delle logica manicomiale. «La 180/78 ha dato i suoi frutti solo nella zona di Trento e dintorni, nelle altre regioni imperversano le cliniche psichiatriche», dice Montemurro

I RAGAZZI COSÌ FANNO COMUNITÀ. Non usa giri di parole il dottor Giovanni Tassoni, responsabile di una comunità terapeutica di Viterbo. «Il nostro Csm (Centro salute mentale, ndr) è coinvolto da un anno in questo progetto che è una grandissima opportunità. I ragazzi escono allo scoperto, contrastano gli stereotipi sulle malattie mentali. E trascorrono del tempo insieme, si conoscono e creano la loro comunità». In una parola fanno rete.

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