Roma Liverpool
24 Aprile Apr 2018 1817 24 aprile 2018

Liverpool-Roma, il derby dei presidenti made in Usa

La semifinale di Champions League è anche la sfida tra i milionari Werner e Pallotta. Già vincenti a Boston, uno nel baseball coi Red Sox e l'altro nel basket coi Celtics. La loro ascesa, dal Massachusetts all'Europa.

  • Roberto Brambilla
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* In collaborazione con MondoFutbol.com

Non è una (doppia) partita normale. E non solo perché ci si gioca l'accesso alla finale di Champions League e l'incontro rappresenta il remake di un match, la finale di Coppa dei Campioni 1983-1984, rimasta nel cuore, per motivi opposti, dei tifosi di entrambe le squadre. Liverpool-Roma è speciale anche per i loro presidenti: Tom Werner e James “Jim” Pallotta. Due uomini che quando Francesco Graziani sbagliava il calcio di rigore decisivo e Bruce Grobbelaar irritava tutto l'Olimpico con le sue “spaghetti legs” erano rispettivamente un produttore televisivo di successo e un giovane manager con grande fiuto per gli affari. Tom e James hanno molto in comune. A partire dal passaporto statunitense e dal rapporto con Boston.

Tom Werner, al centro, con l'allenatore del Liverpool Jürgen Klopp (sinistra).

Pallotta, classe 1958, nei dintorni della metropoli del Massachusetts è nato, ha studiato e ha mosso i passi decisivi per diventare un milionario. Werner, classe 1950, nato a New York, figlio di un ristoratore, con una laurea ad Harvard e una vita a produrre show di successo tra le due coste degli Stati Uniti, nella città sull'Oceano Atlantico è arrivato più tardi e per passione, quella dello sport e in particolare del suo preferito, il baseball. Nel 2002 fu lui, da ragazzo fan degli New York Yankees e tra il 1990 e il 1994 azionista di maggioranza dei San Diego Padres, insieme ad altri investitori, riuniti nella New England Sports Ventures, poi Fenway Sports Group, ad acquistare i Boston Red Sox, una delle franchigie storiche della Major League Baseball.

I SUCCESSI A BOSTON. Due anni dopo, nel 2004, con Tom Werner presidente e John Henry, già padrone degli allora Florida Marlins, proprietario, i bostoniani vinsero un titolo che mancava da 86 anni, dalla maledizione lanciata dal leggendario giocatore Babe Ruth, ripetendosi nel 2007 e nel 2013. Un altro sport, il basket, rinsaldò i rapporti di Pallotta con Boston. Nel 2002 l'attuale presidente giallorosso entrò come socio minoritario nel Boston Basketball Partners, gruppo di investimento privato che possiede i Celtics, la squadra di cui l'attuale presidente giallorosso era fan dai tempi di Red Auerbach e Bill Russell. E anche per lui, come per l'”avversario” in Roma-Liverpool, fu titolo, ma nel 2008 con la formazione allenata da Doc Rivers, capace di battere 4-2 i Los Angeles Lakers di Phil Jackson e Kobe Bryant.

James Pallotta.

Tra il 2010 e il 2011, i milionari Werner e Pallotta decisero di sbarcare in Europa, rilevando due club del Vecchio Continente nello sport meno americano di tutti, il soccer, o "football" per chi sta al di qua dell'Oceano. Nel 2010 Werner e il suo Fenway Sports Group acquistarono la proprietà del Liverpool dagli allora azionisti George Nield Gillett Jr e Tom Hicks, anche loro statunitensi e, come ai Red Sox, l'ex produttore tra gli altri del Bill Cosby Show venne nominato presidente. Poi fu la volta di James Pallotta che, dopo aver fatto parte della cordata composta da Thomas DiBenedetto, Michael Ruane e Richard D'Amore che nel 2011 aveva rilevato la Roma, diventò il presidente della società capitolina. Due gestioni, quelle di Werner e di Pallotta, costellate da polemiche fuori dal campo (per il Liverpool soprattutto sul caro biglietti, per la Roma quelle su stadio e campagna acquisti), mentre dal punto di vista sportivo sono state segnate da alti e bassi. Nella doppia sfida di Champions League entrambi cercano una svolta.

ALLA CONQUISTA DELL'EUROPA. Il Liverpool, dopo le parentesi di Roy Hogdson e Kenny Dalglish e il ciclo di Brendan Rodgers, è ancora alla ricerca di un titolo inglese che manca dal 1990 ma sembra aver trovato una guida in Jürgen Klopp. L'allenatore tedesco, amante da sempre del calcio britannico e adottato fin da subito dalla Kop, il settore più caldo dei tifosi reds, a partire dall'ottobre 2015 ha costruito anche grazie ai massicci investimenti della proprietà (vedi gli acquisti dell'ex giallorosso Mohammed Salah e di Virgil van Djik) una formazione capace di produrre un gioco spettacolare riportando il Liverpool in una finale europea, quella di Europa League persa contro il Siviglia nel 2016, e in una semifinale di Champions. Dall'altro lato la Roma, dopo stagioni altalenanti, ha dato le chiavi dell'area tecnica allo spagnolo Monchi, già deus ex machina del Siviglia plurivincitore in Europa e capace come pochi di scovare il talento, e a Eusebio Di Francesco, che alla prima stagione nella squadra in cui aveva militato da giocatore, si è dimostrato bravo a sopportare le pressioni e riportare la Roma a due partite dalla finale della massima competizione europea. Dove i giallorossi sono stati solo una volta, in quella maledetta sera del maggio 1984.

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