Iniesta
27 Aprile Apr 2018 1542 27 aprile 2018

Iniesta lascia il Barcellona: le magie di un campione di tutti

Il fuoriclasse blaugrana dice addio al cub in cui ha trascorso 22 anni. Colmi di trionfi e senza mai un passo falso. Col grande rimpianto del Pallone d'Oro sfumato nel 2010. Le migliori immagini della sua carriera.

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Un Campionato del mondo e due Europei con la maglia della Spagna. Otto Liga, quattro Champions League e sei Copa del Rey con la camiseta balugrana. Non bastano i numeri a descrivere la carriera di Andrés Iniesta, che, dopo 22 anni trascorsi a disegnare calcio, ha annunciato tra le lacrime il suo addio al Barcellona.

UN CAMPIONE DI UMILTÀ. A 34 anni lo attende con ogni probabilità un esilio dorato in Cina, ma non può passare inosservato il tributo unanime per uno tra i più fuoriclasse più sottovalutati degli Anni 2000. Senza la luccicante immagine di Cristiano Ronaldo o le stimmate del predestinato di Lionel Messi, Iniesta è stato forse il fenomeno più 'umano' a segnare l'epoca moderna.

NELLA STORIA DELLA SPAGNA. Mai sopra le righe, don Andrés, seppur sempre protagonista a modo suo della squadra più iconica degli ultimi 20 anni. Dall'esordio appena 18enne con il Bruges nel 2002 all'ultima gemma con il Siviglia per l'ennesima Coppa del Re conquistata dai catalani, passando per la rete nei supplementari della finale sudafricana che è valsa alla Spagna il primo titolo mondiale. Ecco alcune tra le gemme più preziose del numero 8 del Barça.

  • Il gol con cui la Spagna ha conquistato il Mondiale sudafricano del 2010.
  • La rete contro il Chelsea in Champions League che vale il pass per la finale del 2009.
  • L'ultimo gol nella finale di Copa del Rey conquistata contro il Siviglia.
  • La spettacolare palombella contro il Racing Santander nella stagione 2010/2011.
  • La standing ovation ricevuta dal Bernabeu nel 2015.

Iniesta lascia il club della sua vita, quello in cui arrivò che aveva solo 12 anni, accompagnato in auto da papà, mamma e sorella. Era un ragazzino, che da quel giorno avrebbe vissuto da solo nel 'collegio' del Barcellona, alla Masia, per diventare con il passare delle stagioni uno dei fuoriclasse blaugrana. Di anni con quella maglia addosso ne ha passati 22, sei nelle giovanili e 16 in prima squadra, arrivando a portare la fascia di capitano, ereditata da altri simboli del Barça come Puyol e Xavi. Adesso il momento di dire basta è arrivato anche per lui perché «il tempo vince su tutto», come disse nel maggio scorso, anche lui con le lacrime agli occhi, un'altra bandiera e icona di un calcio che non c'è più, Francesco Totti.

L'ADDIO CON LA VOCE ROTTA DALL'EMOZIONE. «A 34 anni, non avrei più potuto dare il meglio di me stesso, fisicamente e mentalmente a questa squadra», ha spiegato Iniesta con la voce rotta dall'emozione. Proprio la certezza di non essere più quello dei giorni migliori lo ha spinto a cercare un calcio meno impegnativo e che comunque non gli prospettasse la possibilità di essere un giorno rivale del Barcellona: «Tutti gli scenari fuori dall'Europa sono possibili, e a fine stagione saprete». Tradotto in parole povere, vuol dire che andrà in Cina. Lì, oltre a giocare, gli daranno la possibilità d'importare il vino di cui da qualche anno è produttore e che in Spagna ha molti estimatori. A Iniesta, campione anche di modestia, non importa nemmeno non aver vinto quel Pallone d'Oro del 2010 che avrebbe meritato: «Mi è bastato essere lì con Messi e Xavi. Invece mi tengo stretto il rispetto e l'affetto di tutto il mondo».

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