Panorama Tenerife 160805195905
VADEMECUM
6 Agosto Ago 2016 1800 06 agosto 2016

Tenerife, un paradiso a ostacoli

Negli ultimi anni l'isola ha conosciuto un boom di italiani. Ma tra truffe e raggiri, fra i locali cresce la diffidenza. Cosa deve sapere chi vuole trasferirsi al caldo.

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Panorama di Tenerife. Sull'isola vivono almeno 20 mila italiani.

Pagare una caparra più alta degli altri per poter affittare una casa.
Essere fermati a un posto di blocco e venire costretti a svuotare le tasche davanti a un agente.
Partire con un sogno e finire nella cucina di una pizzeria italiana per 700 euro al mese.
E vedere sui muri del quartiere dove si vive scritte che invitano non troppo gentilmente a tornarsene da dove si è venuti.
No, non stiamo parlando di un migrante appena arrivato a Roma o a Milano. Ma di molti italiani che cercando una exit strategy a crisi e disoccupazione si trasferiscono a Tenerife.
LA VITA AGRA. Chi non ha mai pensato, almeno una volta nella vita, mollo tutto e vado al caldo?
Un chiringuito a Copacabana o un chioschetto alle Canarie, poco importa: l'importante è cominciare una nuova vita.
Il paradiso però può attendere. Almeno a Tenerife.

Sui muri compare la scritta «Mugres»

La scritta apparsa sui muri di Guaza, una frazione di Los Cristianos.

«Mi sono trasferito due anni fa circa», racconta a Lettera43.it Alessandro del blog Diario da Tenerife, «lavoro sul web e ho aperto una partita Iva. La vita è più che sostenibile, fino a 12 mila euro di reddito annuo non paghi tasse, e anche per le fasce più alte la pressione fiscale arriva al 20, 30%».
Insomma: con 1.000 euro si campa abbastanza bene.
Non da nababbi con megaville vista mare, ma dignitosamente.
20 MILA CONNAZIONALI. Il problema, continua Alessandro, è che negli ultimi anni qui c'è stato un boom di italiani. «Ogni mattina ci sono file agli uffici della polizia per richiedere l'equivalente del codice fiscale», spiega Alessandro.
In tutto sull'isola vivono 20 mila connazionali, concentrati soprattutto nella parte Sud. Ma sono solo stime, visto che una buona parte non denuncia la sua presenza.
«C'è chi arriva qui per fuggire da Equitalia», continua il blogger. «O per avere una possibilità una volta uscito da prigione». Perché a Tenerife «non chiedono il casellario giudiziario».
E c'è anche chi per sbarcare il lunario si dà a traffici più o meno illeciti. Dallo spaccio alle truffe immobiliari. Fino a rivendere motorini e auto che si sono affittati con documenti falsi.
«A pagarne le spese sono i tanti italiani che vivono onestamente» e che vengono assimilati a questi delinquenti fai-da te.
«FUERA ITALIANOS». Poco tempo fa, come ha raccontato il blog, sui muri di Guaza, a pochi chilometri da Los Cristianos, è apparsa la scritta: «Fuera italianos», cioè «fuori gli italiani», accompagnata dalla parola «mugres» che significa 'sporchi', 'feccia' ma che può essere inteso anche come 'inutili, di scarso valore'. Insomma: pezzenti.
«Non si sono registrate forme di discriminazione vera e propria», precisa Alessandro, «ma quella scritta è sintomo dell'insofferenza nei confronti dei nostri connazionali».
Guaza era fino a pochi anni fa un ghetto, abitato soprattutto da sudamericani.
Poi negli ultimi tempi ci si sono trasferiti molti italiani: «Gli affitti sono più bassi che a Los Cristianos, e la situazione è comunque tranquilla».
Questo perché il mercato del mattone è cresciuto e «l'ex ghetto è diventato 'appetibile' anche per gli italiani».
El Fraile invece è ancora una piccola enclave, dove è meglio non aggirarsi la sera.

Le truffe made in Italy: dagli immobili alle licenze

Uno scorcio di Tenerife.

Le storie di truffe made in Italy si assomigliano un po' tutte.
Chi arriva senza un progetto preciso comincia facendo il buttadentro - pr per i palati fini - in qualche bar. «Si riescono a mettere insieme pochi euro al giorno, e si arrotonda offrendo pure sostanze stupefacenti...», dice Alessandro.
Ma il core business sono gli italiani appena sbarcati a cui si chiedono caparre per affitti inesistenti e poi si scompare. Spesso l'adescamento avviene in Rete: «Basta una partita Iva che costa circa 100 euro, l'affitto di un piccolo ufficio, 350 euro al mese e una connessione. Ci si vende come agenzia e il gioco è fatto».
L'IDENTIKIT DELLA PREDA PERFETTA. E riesce perché «chi si trasferisce senza informazioni cerca una guida», è il ragionamento, e si trasforma in preda perfetta.
«Ci sono persone che hanno perso in un attimo i risparmi di una vita, fino a 50 mila euro», sottolinea il blogger.
Un esempio? Uno compra una casa per poi affittarla.
Investimento interessante, si penserà. Per poter avviare il business però occorre una licenza ad hoc senza la quale si rischiano sanzioni fino a 30 mila euro: «Qualche italiano ha però pensato bene di stampare licenze false, vendendole a 600 euro».
TRA DOLO E INCOMPETENZA. E che dire di chi acquista un fondo per costruire un bar o un ristorante pensando che la strada sia tutta in discesa e invece nessuno gli dice che in quell'area è necessario un particolare permesso?
«Non c'è sempre dolo», dice Alessandro, «tante volte gli agenti immobiliari italiani si improvvisano... non conoscono bene le leggi. Ma le conseguenze ricadono sugli ignari acquirenti che credono di aver fatto un affare e si ritrovano con un pugno di mosche. Per questo, è il consiglio, meglio affidarsi a professionisti accreditati e conosciuti. Non lasciando nulla al caso.

La disoccupazione sfiora il 30%

Tenerife resta una delle mete più gettonate per i connazionali.

«Questi traffici hanno aumentato la diffidenza dei canari nei confronti degli italiani», sottolinea Alessandro.
E così le agenzie locali arrivano a chiedere sei mesi di caparra per una locazione dello stesso periodo, per esempio. «Praticamente l'intera somma», allarga le braccia. «Ormai siamo associati ai rumeni, non ai francesi o agli inglesi».
La nostra 'fama' va poi oltre l'isola. Ci riconoscono nell'intero arcipelago: se hai documenti spagnoli ma vieni da Tenerife la domanda sull'origine italiana è quasi d'obbligo.
AFFITTI IN NERO. Non solo: molti arrivano qui con idee di business balzane.
«Un turista per esempio rimase entusiasta dal noleggio di motorini», racconta Alessandro. «Così pensò di trasferisi qui pensando di investire 20 mila euro in qualche mezzo usato. Peccato che la legge imponga un numero minimo di mezzi che devono essere nuovi».
E com'è finita? «Coi 20 mila euro ha comprato quattro utilitarie vecchie che affitta in nero».
Un'attività che è 'apprezzata' dai turisti ma che evidentemente danneggia chi svolge il suo lavoro nel rispetto delle regole.
Chi arriva sull'isola senza arte né parte, senza conoscere la lingua e senza esperienza commette un errore, mette in guardia il blogger. E dire che con 100 euro al mese è possibile frequentare corsi trimestrali di spagnolo.
PARADISO MA NON ECONOMICO. «Forse molti ignorano che le Canarie sono tra le zone più povere della Spagna», continua. La disoccupazione è alta, nel 2015 sfiorava il 30% (comunque in miglioramento rispetto al 2014). Trovare lavoro, anche nel campo turistico alberghiero, non è facile. La concorrenza è agguerrita. «Meglio conoscere più lingue e avere esperienza nel settore», consiglia Alessandro. «Altrimenti rischi di finire nella cucina di una pizzeria italiana sfruttato a 700 euro al mese».
«Molti ragazzi italiani poi credono di poter fare la vita da spiaggia, vivono comodissimi, rifiutano certi lavori...e così alla fine sono costretti a tornare a casa con la coda tra le gambe», conclude il blogger.
In soldoni Tenerife resta un posto buono dove vivere.
La vita costa ancora poco, l'Iva è al 7%, le tasse sono basse.
Ma sia chiaro: non è una passeggiata.
Perché da paradise a paradise lost il passo può essere brevissimo.


Twitter @franzic76

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