30righe

28 Aprile Apr 2015 1707 28 aprile 2015

via crucis Italicum: si può fare altrimenti?

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Seguire la via crucis dell'Italicum in Parlamento è uno spasso per gli appassionati di attualità politica. In queste ore siamo alla seconda (e decisiva) stazione che porta - come la salita al monte dell'espiazione - la legge cruciale che disegnerà nei prossimi anni la politica del nostro paese.

Matteo Renzi.

Superato lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità mentre l'aula era vuota, segno peraltro di un controsenso a volte incomprensibile - in queste ore il dibattito vede tutti i Big presenti, pronti a urlare la deriva autoritaria, l'approdo dittatoriale, a scagliare l'anatema contro l'esecutivo e il premier Matteo Renzi il quale - va detto apertamente - se la ride dietro le tende.

Nessun sarcasmo ma realismo degli eventi. La fiducia era già cosa fatta ma la si è voluta serializzare neanche fosse il migliore dei serial televisivi. Era del tutto evidente che il segretario del Pd avrebbe colto la possibilità di metterci il carico di briscola tagliando ogni dibattito parlamentare e infischiandosene del bon ton politicamente corretto. E va detto che è tutta colpa proprio del partito democratico, il partito più paradossale di questa legislatura. Ha ragione Bruno Tabacci quando, con fare pacato e perentorio, mette il dito nella piaga: il Pd come classica moneta ha due facce e vedremo se - in questo testa e croce - vince l'effige del segretario o quella del suo ex (Bersani per intenderci)

il Pd con la legge elettorale vive il dramma di sempre cioè trovare il pelo dell'uovo: un partito che mesi fa non trovava neanche la quadra del dopo elezioni politiche; poi elegge nelle primarie e a maggioranza schiacciante il suo nuovo segretario il quale liquida Enrico Letta con la stessa facilità con cui adesso regge l'esecutivo. Chi di #staisereno ferisce, - pensano quelli della minoranza - poi perisce con lo stesso contrappasso. E invece succede altro come oggi sulla legge elettorale - e poi sulle altre questioni settimane fa - nel senso che il premier non fa l'errore dei suoi predecessori e anzichè donare il fegato alle correnti che lo strapazzano, lui semplicemente fa una cosa: le elimina.! il nuovo dogma è un segretario vince, un segretario decide.

Poiché Renzi già sa che potrebbe diventare l'agnello sacrificale dei suoi stessi amici e compagni. Dunque che fa il neo segretario e neo presidente del consiglio? Sale al Palazzo senza concedere nulla, prende il treno e i soldi (è solo una metafora) e scappa col giocattolo offrendo lezioni di politca macchiavellica da far impallidire la prima e la seconda repubblica messi insieme. Vince le europee quando Grillo crolla con tutti i suoi blog, gioca con tutti i forni di un cooking show, annulla i corpi intermedi e sopratutto studia i suoi nemici a tal punto che adesso, arrivati all'Italicum, mette la fiducia senza che ci strappi le vesti. E per diversi motivi, al di là di come la si pensi.

L'italicum new version è già il combinato disposto di richieste provenienti da tutte le forza politiche rispetto al primo testo. Al Senato infatti la legge è stata votata da una Forza Italia - in piena fase bordeline da molto tempo- la quale non ha uno straccio di progetto politico, una strategia di corto termine e quindi legittimo che provi a sfasciare sapendo che rischia persino di più se vota l'esatto opposto di questa legge e cioé se si va a votare con il Consultellum cioè col proporzionale puro. Ma dalle parti del partito di Berlusconi forse pensano alle regionali e lasciano al bravissimo Brunetta il ruolo del sabotatore quando avevano nelle mani un patto del nazareno che valeva oro colato. Niente - dicono i forzisti - la coerenza con gli elettori prima di tutto dimenticando poi che affossano i loro stessi storici punti di forza quando chiedevano al paese di dirigersi verso un forte premierato in un quadro bipartitico e di alternanza. Nulla oggi di due decenni di riformismo del centrodestra ma solo accodarsi all'estemismo di Salvini. Sono questi i misteri esoterici del post-berlusconismo che profetizzano tempi lunghi di labirintite politica e cosi di poca rilevanza elettorale.

Nel mentre i cinquestelle fanno il loro ottimo meritato mestiere cioé urlano e cliccano, postanosui social e portano pizze come a dire che loro sanno di essere come tutti, e tutto fa storytelling popolare. Ci sta essere 'la protesta' e lo sarei anch'io se fossi parlamentare. Ma anche votare qualcosa che cambi passo? Da sostenitore grillino sarei molto più arrabbiato con l'idealismo astratto e antisitema che fa tanto messianismo fumoso dopo tanti voti presi, anche perchè negoziare è il sale della democrazia e si portano a casa risultati dentro (e non fuori) il sistema. Si cambia man mano, si togllie qualcosa e si riceve altrettanto quando si diventa interlocutori con gli avversari politici e non si predicano i massimi sistemi quando scarseggiano i minimi esiti.

E la minoranza del Pd che non riesce a dare la spallata dei tempi d'oro patricidi (Prodi, Veltroni, Franceschini, Bersani)? Voterà contro il proprio segretario perché tutto il contendere sono i capilista bloccati? Se la sente di denunciare il downgrade del Parlamento quando da anni si votano fiducie e i disegni di legge arrivano col contagocce?

Questi stessi sbandieratori del parlmentarismo assoluto facevano convegni contro il bicameralismo e avevano in questi anni approvato una riforma del Titolo V che ha letteralmente distrutto la nostra spesa pubblica. Si può dire con tutto l'amore assoluto per la nostra costituzione che bisognava far qualcosa. Poi sia sacrosanto giocare per cui Renzi può sempre essere sfiduciato. Casomai va a casa ma almeno - fossimo al suo posto - avremmo meno rimpianti.

Nel Partito Democratico inutile fare melina stucchevole: chi tiene alto il primato del Parlamento decida se questo governo e le riforme che propone debba continuare; in caso contrario lo manda a casa e si trovi un opzione B, dove con questa lettera potete scegliere un cognome della seconda repubblica a vostra scelta.