30righe

3 Maggio Mag 2015 1753 03 maggio 2015

anti-expo al ritmo di bella raga

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E pensare che la tradizione (biblica) ci ha oferto un personaggio - Mattia appunto - che aveva a suo tempo superato per saggezza e prudenza quello che adesso chiameremmo 'casting'. Fu proprio il saggio Mattia (Atti 1,21-22) a prendere il posto di quel Giuda Iscariota il quale aveva tradito il rabbì di Nazaret consegnandolo ai Giudei perchè fosse processato. Ormai i tempi contemporanei sono lontani anni luce da queste considerazioni figurarsi accostarsi al proprio nome attribuendo un senso, una simbolica, un richiamo sapienziale. Roba da filologi, teologi, filosofi. Roba vecchia, raga!

L'imbrattatrice No Expo con al polso il Cartier.

Abbiamo creato i contenitori ma senza contenuto, i social senza network, i cortei senza corte. E' possibile - e non solo nel nostro paese - sganciarsi da una comunità (come un Giuda qualsiasi ma chiamandosi Mattia) e staccarsi dalla sua mission agendo in contro-direzione sia negli intenti e anche nei gesti. E mentre la democrazia si misura tutti i giorni con la pluralità delle voci e delle opinioni le quali devono avere il diritto inelienabile di manifestare, la stessa democrazia deve poter dire il suo NO alla violenza insensata e ingiustificabile.

il nostro giovane tutto questo non lo sa e tuttavia non è innocente: sono anni che i nostri ragazzi vengono giustificati perchè negli adulti si insinua il peggiore dei timori e cioé l'accumulo dei sensi di colpa dei padri che copre anche gli errori dei figli. La libertà senza responsabilità non è accettabile: un tempo le istituzioni sovrastano i cieli come un peso insostenibile sopra la nostra testa e le idee dei giovani - anche le più totalitarie - coprivano cupe ogni desiderio di libertà, di rivoluzione. In questi frangenti l'immagine era spiccare il volo, togliere le zavorre.

Invece oggi assistiamo al pericolo opposto: a mancare non sono i cieli (la voglia di futuro) ma la terra sotto i piedi (la noia del presente) che non permette neanche di camminare. E a questo punto ci si chiede come è possibile fare la rivoluzione sui massimi sistemi del domani senza saper vivere il minimo vivere civico e sociale dell'oggi; e che si esprime anzitutto con il rispetto della città, delle strade, dei negozi e dei beni altrui. Persino nel dibattito di queste ore viene fuori l'imbarazzante retorica dell'auto-assolvimento pseudointellettuale di chi per anni ha sempre cercato (e magari trovato) il nemico e le tante pagliuzze nei suoi occhi.

In mancanza di rispetto e sopratutto di rappresentanza politica che sia tale, questo movimentismo stucchevole anti-tutto è diventano così ridicolo che a Milano è diventato anti-se-stesso, il vuoto cosmico di un mondo che non ci sarà mai anche perché non possiede le basi nel presente e se fosse affidato a questi nichilisti sarebbe un disastro, senza strategie e obiettivi, finto dualista e pseudo-pauperista. Con la scusa dei poveri ma con il rolex regalato dallo zio ricco, questi benestanti senza ben-essere non hanno nessun programma ideale, nessuna voglia rivoluzionaria, macché. Non possiedono aggancio con la storia e vorrebbero farci vivere in città sfasciate e brutte, verniciate (altro che writers) con il nero della loro ignoranza suprema.

Questo movimentismo ipertrofico - a cui i social danno sì le loro pagine ma a colpi di inserzioni e ricavi pubblicitari, molto global peraltro - ospita i suoi tanti mattia che al grido romantico di 'bella raga, bella zio' offrono al mondo la vuotaggine della loro noia. Una noia che non è consapevole neanche delle contraddizioni presenti in loro: la scuola non esiste perché loro sanno già tutto, l'università poi non si finisce anche perché come scendo in strada a favore del diritto allo studio (togliendolo ai tanti che lo meritano davvero) se non sono per anni fuori corso? In termini diciamo così estetici, la musica rap li rappresenta per i testi antisistema ma al cinema si fanno le code per Fast & Furious o il cinepanettone. Si usano i social per buttar giù qualche aforisma di Che Guevara o Pasolini o Oscar Wilde ma un libro di questi autori non risulta letto e coerentemente vissuto. Insomma, l'adagio è sfascio ergo sum. E a noi cittadini che ci serve?

Adesso basta. Non ci si casca al dualismo da talk show, troppo semplice e perverso: bisgona dire che la sicurezza dei cittadini, delle loro casee dei loro negozi o delle automobili parcheggiate è un diritto più importante rispetto all'inutile rivoluzione che rompe le strade (vista a conti fatti); e - a questo punto - la sicurezza è un dovere delle istituzioni poiché vi è una gerarchia di tutela. Stando così le cose allora le manifestazioni dalle idee misere in complicità con alcuni attivisti miserabili vanno proibite o offrire la bruttezza di un parcheggio fuori città, quantomeno adeguato al grado di rispetto civile di chi inneggia alla devastazione. Anche perché questi cortei (questi qui intendiamoci) non insegnano nulla, non fanno riflettere. Nessuno si scandalizzi per questo poiché dai fatti di Milano è evidente - lo sapevano da tempo - che va tolto questo tabù, almeno ci si toglie un sassolino dalla scarpa: questo manifestare coprendo i violenti e senza una proposta di etica civile non interessa, non è rilevante culturalmente, non è formativa e non trasmette nemmeno un sussulto dialettico. La misura è colma, bella raga!

(PS: La parodia del dimostrante non-sense strappa un sorriso... amaro!)