30righe

13 Maggio Mag 2015 1104 13 maggio 2015

Pensioni: i numeri senza le idee

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Come una stele innalzata a totem infallibile e invalicabile, si erge la divinità dei numeri confusi, buttati in pasto ad un dibattito politico surreale e indisponente sopratutto dopo la sentenza della Corte Costituzionale che obbliga al rimborso delle pensioni de-indicizzate dal 2012 ad oggi.

Verrebbe da esclamare la battuta del 'dio li fa poi li accoppia' nel constatare come la twit-politica ha sposato perfettamente questa nuova liturgia del balletto delle cifre, delle percentuali lanciate come un ping pong continuo e stucchevole, un rimpallo di responsabilità fastidioso. Nutriamo una certa nostalgia per il tempo della politica in cui le idee e i numeri stavano in una gerarchia precisa e armonica; una politica che si muoveva dalle propositiones e dalle scelte progettuali coerenti e che - solo dopo - traduceva i pensieri in numeri, tabelle e azioni economiche. E la stessa comunicazione (alla faccia del 2.0 in salsa italiana) esprimeva dis-corsi dalla sintassi comprensibile e da una chiarezza delle posizioni di politica economica.

Oggi abbiamo il dio numero, il frammento isolato da un tutto, il dato variabile, la curva della rilevazione gettata a cascata come la bacheca dei nostri social senza soluzione di continuità, senza trovare un filo logico. La politica ha trovato oggi il suo archè filosofico, il principio del suo essere solo ed esclusivamente nel tasso istat, nel rating delle agenzie, nelle stime europee e dell'ocse con buona pace della visione di insieme, nell'orizzonte di medio e lungo periodo.

In questo senso la questione delle pensioni è emblematica nella quale leggere le contraddizioni del nostro paese che riposa sotto una coperta corta poiché da un lato è giusto rimborsare le pensioni a cui è stato tolta una liquidità importante in questa crisi e dall'altro tutto il paese non può permettersi di scassare il bilancio dello stato che - ricordiamo - è esso stesso un principio costituzionale. Ma del resto a ciascuno il proprio potere istituzionale e sta all'esecutivo trovare i soldi e fare scelte che competono all'azione di governo nell'ordine della politica economica. Per cui Matteo Renzi magari non piangerà come la Fornero nel salva-Italia ma certamente dovrà seriamente aprire tutti quei dossier della spending rewiew per snellire la spesa pubblica improduttiva e rimborsare i milioni di pensionati a cui è stato sottratto danaro legittimo e proprio.

In fondo l'esecutivo è - per sua natura - agente, cioè esegue. Non si capisce infatti perché il nostro paese è rapidissimo nell'incassare e lentissimo nel ridare soldi ai propri cittadini. Tutti ricordano come Berlusconi, Alfano, Bersani, Fassina and co votarono bendati i salassi del governo Monti perché lo spread ci portava al default e ci fu narrato che una lacrima (quella della Fornero) era come la catarsi di un intero paese sull'orlo del baratro. Dopo quasi tre anni è sacrosanto chiedersi che fine hanno fatto i soldi presi per il bene, se sono serviti a qualcosa augurandoci che non siano andati a qualcuno.

Non è rivalsa dei cittadini contro lo stato perchè sarebbe paradossale quanto inaccettabile questo schema; piuttosto è arrivato un momento irripetibile per Renzi e la sua #voltabuona nel senso che il dossier pensioni gli offre la possibilità unica di fare la più grande rivoluzione della spesa pubblica senza togliere un euro ai servizi e al welfare ma gli consente - causa pensioni - di depennare dalle uscite dello stato miliardi di euro in partecipate senza utili, di incentivi parassitari alle aziende inesistenti, alla pioggia di finanziamenti sulle tasche di dirigenti inconcludenti; e poi fare vere liberalizzazioni, privatizzare tanto pubblico e lanciarlo sul mercato, agevolare asset in vari settori e recuperare così tante risorse - lo dicamo senza demagogia - a favore di chi marita un rimborso. E per ultimo tornare alle idee, al discorso sul paese e ai suoi orizzonti più ampi sopratutto nei termini del declino demografico in quanto le tante e giuste pensioni senza una politica della natalità rischia - anziché tenere in braccio un bambino - di farci tenere in mano una calcolatrice con tanti numeri e poco futuro. Contano le persone, non solo i 'conti'.