30righe

20 Maggio Mag 2015 1213 20 maggio 2015

Ovunque sei ti videochiamerò

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Dimenticate il tempo in cui si arrivava a casa dopo ore di lavoro faticoso, stressante e frenetico e buttata la chiave della macchina si staccava l'allora telefono fisso e poter esclamare - a se stessi anzitutto - la fatidica frase 'ora non ci sono per nessuno'!

Siamo in piena iper-connessione con il mondo, con la rete e ovunque noi siamo il web ci trova, ci chiama. Adesso anche il messenger di facebook permetterà di videochiamare i propri contatti così come già whatsapp permette di fare da diverse settimane. Con l'aggiunta di questa funzione, Messenger diventa uno strumento di comunicazione completo in grado di 'concorrere' con piattaforme come Skype e WhatsApp. Dalla sua parte, gli utenti: oltre 600 milioni. Da considerare anche il bacino potenziale: a oggi sono oltre 1,44 miliardi le persone iscritte a Facebook. Ancora un passo avanti verso l'obiettivo di Mark Zuckerberg: connettere con un solo software tutti i cittadini del mondo.

Senza essere tacciati di moralismo vintage, possiamo dire che si restringe sempre più lo spazio di silenzio 'tecno' nel quotidiano di ciascuno come quasi a dire che senza il web non possiamo stare e sembra quasi impossibile vivere in astinenza da internet, dai social network. Se si rilegge il divertente e esperimento di Beppe Severgnini del 2012 ne viene fuori una riflessione interessante anche alla luce degli ultimi dati offerti dal rapporto eurispes e che qui ricordiamo. Secondo questa indagine il 67% della popolazione si è ormai dotato di uno smartphone. Ben il 95,7% del campione contattato possiede un profilo su Facebook ,anche se il 43,1% ha sentito violata la propria privacy, mentre il 59,9% degli italiani effettua acquisti online ed il 53% controlla online il conto bancario. Secondo la ricerca di Eurispes, lo smartphone è il prodotto tecnologico più diffuso nelle famiglie. I telefoni cellulari battono dunque la concorrenza dei computer portatili (64,4%), dei computer fissi (62,7%).

Numeri che possiedono un rovescio sociologico paradossale per cui si produce tanta comunicazione ma si lascia sempre meno spazio all'elaborazione favorita - lo dice l'esperienza umana - dal prendersi un momento di pausa, un tempo di approfondimento che chiamiamo verticale laddove l'orizzontale è il flusso continuo di post, video, fot, chiamate, chat, emoticons etc. Non si tratta della classica lettura di un libro la sera per quanto consigliata a tv spenta; ne tantomeno lo spegnimento - molte volte benedetto - di pc, smartphone e tablet. Vi è un di più che appare necessario e che si chiama dia-logo come ritrovata forma di relazione face-to-face molto più benefica di ogni altra reperibilità. La quantità di contatti e chiamate ha quasi congestionato la nostra capacità di calendarizzare le nostre relazioni e di qualificare la nostra agenda di studio e di lavoro.

A maggior ragione se non vi è uno stacco fra scuola, lavoro, metropolitana con la nostra casa, considerata da sempre come l'icona di uno spazio tutto nostro, riservato, intimo e non sempre condivisibile. Ci è stato detto che local e global si richiamano a vicenda ma probabilmente non abbiamo acquisito la forza per poter fermare questa continua intercettazione del nostro privato, l'induzione allo sharing continuo e pervasivo. Un tempo - detto con una suggestione - guardavi una persona e magari fantasticavi chiedendoti 'come è la sua casa? Che film preferisce? Quali sono i suoi gusti musicali?'. Oggi sai tutto e spesso a tua discolpa poiché troppi italiani sul web postano ogni dettaglio e coprono ogni momento della loro giornata ad eccezione del sonno notturno (forse); si è quasi sempre on-line e quella luce verde dei social non si spegne mai. E se ti permetti di allontanarti anche solo mezza giornata dal web ti arriva una valanga di come mai: dove sei stato? Non rispondi? Che succede?

E'in un certo senso l'ipertrofia dell'essere reperibile e rintracciabile anche a costo di invadere ogni angolo di intimità, di silenzio mediatico magari trovato con fatica dopo ore di inter-azioni. Scovarti a tutti costi è ormai il modo con cui il web da la caccia agli utenti travalicando il senso del limite dando fiato all'estremo opposto di chi rimpiange il telefono a gettoni, il commodore 64 o il modem che litigava con la presa telefonica per funzionare. La copertura (del segnale) è diventata una cappa sovrastante ogni altra relazione, la nuvola fantozziana che ti segue ovunque senza avere scampo.

Non a caso un'indicatore per viaggiare e prenotare un hotel è il wifi disponibile e gratuito con buona pace della bellezza indescrivibile della spiaggia o il livello di ristorazione. Tutto questo dovrebbe domandarci se connettere vuol dire contamporaneamente 'legare' cioè tenere a se, costruire qualcosa di profondo. Se si tratta solo di aumentare la quantità di amici o followers abbassando la qualità della comunicazione allora dovremmo tutti trovare tempo per relazioni di qualità. La luce rossa di off line andrebbe prescritta, speriamo non dal medico ma dal buonsenso e poter dire qualche volta 'non ci sono per nessuno' sarebbe molto più rivoluzionario di ogni altra cosa. Come dice il futurista Marcel Bullinga, 'bisognerebbe anche tornare ad imparare il valore del silenzio, della contemplazione e, qualche volta, a ignorare le persone'.