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18 Giugno Giu 2015 1313 18 giugno 2015

Una terra da salvare: parola di Bergoglio

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Se era discussa quando era sotto embargo - e in quel caso si è trattato di un files sfuggito - figuriamoci adesso che è stata presentata ufficialmente. E' l'enciclica Laudato Sii di Papa Francesco, la sua seconda in termini di tempo (ma lumen fidei riprendeva pensieri di Ratzinger) ma prima in quanto scritta di pugno e che concentra tutto un pensiero personale, verticale ad articolato sul rapporto fra uomini e natura.

Sei capitoli e quasi duecento pagine per un testo che è già un inedito nella storia del magistero sociale che se da un lato trae ispirazione dai suoi predecessori (da Paolo VI a Benedetto XVI) dall'altro monotematizza la questione attorno al grido del pianeta, a quello che Bergoglio chiama la 'protesta' della terra per il male che gli uomini le provocano a causa sopratutto dello sfruttamento irresponsabile delle potenze economiche. Il Papa non fa sconti alle parole e le usa in modo deciso, a tratti perentorio e senza giri di frasi, parlando di vero e proprio 'saccheggio' dell'ambiente naturale partendo dal fatto che - dice lui - siamo «siamo cresciuti pensando» di essere proprietari del pineta, dimenticando però che questa stessa terra ci precede (così infatti si legge nella tradizione biblica, nell'ordine della narrazione del libro della Genesi); dunque non stiamo al di sopra dell'ambiente circostante come autorizzati a sfruttarlo smisuratamente ma al contrario dovremmo essere custodi della casa in cui siamo stati posti.

Da questa sofferenza inascoltata si alza l'anatema del pontefice contro le potenze del mondo scrivendo nel catalogo delle responsabilità il 'peccato ecologico' vale a dire - seppur detto al singolare -tutti quei danni recati alla natura quali il surriscaldamento globale, l'eccesso dei gas terra emessi dalle industrie, la deforestazione, il controllo dell'acqua potabile etc. Ecco quindi l'invito alla conversione ecologica globale, un cambio di rotta 'politica' dei governi intorno alla salvaguardia della natura.

Laudato sii è un inedito ecumenicamente inteso in quanto non solo scritto dal Papa dei cattolici ma in qualche modo è controfirmato dall'ortodossia orientale (oggi alla presentazione presente Joannis Zizioulas, metropolita di Pergamo, teologo autorevolissimo). Detta così l'enciclica si costituisce come la prima sintesi di un discorso cristiano globale sull'ecologia, come aver gettato un ponte solido fra le due tradizioni e scrivere perciò stesso un unico ethos ecologico cristiano. E per quanto ancora i latini e gli ortodossi sono divisi 'sul primato', essi stessi sono uniti da un'unità di fatto (esistenziale la chiama Zizioulas) cioè visibile nel dramma della natura ferita dagli eccessi dell'uomo.

L'invito di Papa Francesco all'ecologia integrale si declina in una maggiore difesa dei poveri, i primi a subire gli squilibri economici e industriali da parte dell'economie globalizzate. Ed ecco che si scrivono consigli pratici per i singoli e le società - già chiamati green commandments come - ad esempio - l'usare al minimo la carta e le plastiche, evitare lo spreco di cibo e di acqua, rafforzare una cultura del riciclo dei materiali, progettare in modo eco-sostenibile, programmare un'economia in armonia con l'ambiente. Tutto ciò a custodia di un creato che è in pericolo non solo per l'oggi ma per il domani: senza il pianeta le generazioni future corrono il serio rischio di non avere orizzonte di vita e di crescita.

Giocando sulla radice oikos (casa, ambiente) Bergoglio dice la sua guardando alla prossima conferenza mondiale sul clima di Parigi con un'ampiezza di vedute molto più larga di tanti altri leader della terra, sperando che i grandi si facciano un po più piccoli e abbiano rispetto al pianeta in affanno.