30righe

24 Giugno Giu 2015 1716 24 giugno 2015

Renzi e lo storytelling imperfetto

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Realtà o percezione? la seconda, dicono gli amanti dello storytelling. E se l'anno scorso la parola chiave per il dibattito sociologico (e politico), persino inserita nello Zingarelli, era stata 'selfie' così come solennemente dichiarato - almeno dodici mesi prima - dal blog Oxford Dictionaries quest'anno 2015 caratterizzato dalla parabola politica renziana è certamente il tempo dello stoytelling, quell'arte tutta inedita di raccontare la realtà e di renderla presente nell'immaginario dell'opinione pubblica alla ricerca del costante consenso. Applicato al mondo dell'impresa e della politica ha lo scopo di diffondere alcuni valori, idee o iniziative attraverso racconti che possano influenzare o catturare il pubblico.

Un concetto germogliato dal saggio di Christian Salmon letto e ruminato dal nostro presidente del consiglio Matteo Renzi il quale ne ha assorbito i principi per stare nella scena pubblica. Lo storytelling è il filo di un racconto che in questo momento vive il suo vertice di 'stress' quasi a rischio rottura (del filo si intende). La vittoria alle elezioni europee da parte del Pd è stata forte, senza dubbio: ma il 40 per cento considerato al netto della forte astensione (persino nelle regioni nate a pane e Sinistra) e in relazione all'oltre 20% del Movimento Cinquestelle avrebbe invitato tutti a non urlare vittoria. E invece Renzi ha continuato - legittimamente - nella lettura politica di una nuova era nata con lui macinando alcuni importanti successi; gli 80 euro a dieci milioni di lavoratori dipendenti erano pressoché difficili da contrastare, l'abolizione dell'irap altrettanto; e così come l'elezione di Mattarella ha di fatto messo il Nazareno nel cestino ma di questo Berlusconi un pò di cenere sul capo potrebbe anche mettersi. Quindi lo storytelling renziano ha funzionato e tutto ciò perché ci sa fare in questo e - probabilmente come da giorni afferma nelle dichiarazioni - era il Renzi primigenio, primizia di una sinistra riformista e rottamatrice, non antiberlusconiana di maniera, innovatrice, confindustria-friendly. Una sinistra finalmente pop con un unico limite quello cioé di stare tutta nella persona del segretario del Pd e non nel Pd. E i risultati sono evidenti, da continua via crucis, fra sudori e fiducie a cui si aggiunge l'evidente mancanza di renzismo nella dialettica con gli altri leaders europei.

In queste settimane il premier si vede sprovvisto dell'agenda del paese come se gliela avesse sottratta Salvini piuttosto che Di Maio e - se vogliamo - una simile situazione rappresenta per lui l'incubo delle sue notti peggiori, una sorta di micidiale criptonite che lo indebolisce e lo sta privando della sua arma migliore, lo storytelling appunto. Nella riforma della scuola - nata col Renzi 1 ma approdata col 'due - si parla di errori del governo e di inefficace comunicazione anche perché erano tanti e troppi i totem da abbattere (alzi la mano chi pensa che la scuola di oggi non sia da riformare) mentre a suo tempo l'art.18 era il vitello d'oro unico e solo da disintegrare con le tavole della nuova legge del Jobs Act. Sulla riforma del Senato idem perché faceva leva sull'elefantiaco processo legislativo del nostro sistema e superare la camera alta è sempre stato l'obiettivo della seconda repubblica.

Oggi invece Renzi vive il suo stoytelling imperfetto, almeno secondo lui: paga l'essere a palazzo Chigi per il fatto stesso di esserci ma questa è la realta e al premier - per certi versi - non importa poiché lo terrorizza la narrazione, la percezione nel paese e rimandendo su questo livello le attuali questioni della immigrazione, il non-insediamento di De luca e il caso mafia capitale, nonché la crescita economica lenta, si abbattono sull'esecutivo come bersaglio immobile delle opposizioni e dell'opinione pubblica. Ma del resto questo sembra il contrappasso inesorabile per la velocitas tanto impressa dal premier il quale adesso fa fatica a giustificare la lentezza delle sue azioni.

Dovrebbe riprendere l'agenda di governo e spiegarla al paese con il registro che lo ha portato alla guida del paese, magari trovando il punto di congiunzione fra percezione e realtà per quanto queste due polarità sono distanti in modo abissale quando si tratta di pianificare la spending rewiew, riformare e innovare la scuola, togliere rendite di posizione alle lobbies.

Riuscirà Renzi - ritrovatosi clamorosamente in coda alla corsa a riprendere la testa del gruppo?