30righe

29 Giugno Giu 2015 0957 29 giugno 2015

Grecia: il dramma di avere dignità

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Un voto che scotta quello che la Grecia si appresta ad affrontare domenica prossima. A meno di sorprese - peraltro possibili - il popolo greco decide sul proprio destino rispetto al bailout della propria economia. Tsipras ha sentito l'insopportabile peso di mettere la firma ad un accordo che avrebbe dopato l'economia della Grecia di alte e ancora più massicce dosi di austerità, necessarie in qualche caso (sopratutto sul piano delle pensioni, troppo baby rispetto agli altri paesi dell'eurozona) ma - viste con gli occhi degli ellenici - non più ricevibili.

Barbara Spinelli oggi su Repubblica spulcia numeri da accanimento terapeutico: riduzione dei salari dal 2009 del 37%, crollo dei consumi del 33%, disoccupati almeno un quarto della popolazione e debito/Pil al 180 per cento; tutto per dire che della Grecia sono rimasti i ruderi di una società stremata accanto ai resti della sua immensa cività antica, il luogo di tutte le democrazie e di tutte le filosofie. Ancora non ci si riesce a capacitare sull'errore strategico e progettuale di tutta l'Ue rispetto alla crisi greca quando sì un paese ha letteralmente truccato i conti e barato sulle proprie capacità di persistenza nell'unione monetaria; ma altresì era necessario metterla in salvo molto prima di adesso evitando lo stillicidio sociale, l'impoverimento delle classi sociali più deboli.

Almeno sul piano del principio democratico, il sussulto di dignità (αξιοπρέπεια ) di Alexis Tsipras gli da ragione rispetto alla miopia dell'economia germanocentrica di questi anni che ha distrutto ogni tentativo di governance davvero europeo, di solidarietà comunitaria: i debiti si pagano, non v'è dubbio e i greci non posson andare in pensione a 55 anni di media nè possono lasciare esentasse i ricchi armatori o ancora assorbire migliaia di dipendenti pubblici. Ma l'atteggiamento del 'prendere o lasciare' della Troika accumulando fondi di salvataggio palleativi e non realmente strutturali non è accettabile. Va detto che se non ci fosse Draghi alla guida della Bce l'Europa sarebbe già in frantumi anche per il fatto che - al netto della moneta - la stessa Ue non è unita sul nulla curando meri interessi nazionali meglio ancora se tedeschi. I più autorevoli economisti del momento, Paul Krugman e Thomas Piketty, parlano senza tanti eufemismi di mostruosità e di agonia, termini tutti addebitati alla politica economica dell'eurozona. Quindi ci sarà un motivo per vedere in questo referendum greco un salto di qualità almeno nel rapporto - in ordine al concetto di sovranità - fra stati nazionali ed Unione? Semmai lo fossero stati - ne dubitiamo - oggi democrazia ed economia vivino su vite parallele e quindi non convergenti causando questo 'gap', lo spazio vuoto che potrebbe essere riempito dai signori grigi della speculazione i quali non aspettano altro che la fibrillazione sui mercati per metterci il carico di briscola lucrando sui paesi dal forte debito come appunto la Grecia (e l'Italia ovviamente).

la Grecia si gioca comunque l'occasione che altri paesi non hanno avuto: dire di sì all'euro e firmare i soldi di un compromesso dal quale non si ritorna oppure dire un no storico, anticiclico se vogliamo: uscire dall'eurozona e tornare ad una dracma che - ricordiamo - sarebbe la metà del valore dei soldi greci attualmente in euro. Una dignità a caro prezzo quella della Grecia a cui si applaude sul piano della morale facendo però attenzione ai numeri, tutti a sfavore di una grcia senza europa e - fuori dai denti - molto sfavorevoli di un'europa senza grecia. Conviene negoziare se no è davvero come entrare in una selva oscura dantesca e in quel caso si sta dentro una sola cantica, l'inferno.