30righe

1 Luglio Lug 2015 1224 01 luglio 2015

Pacco bufala nei paraggi, non aprirlo per favore

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Ve lo ricordate il famosissimo pacco-petardo del Puffo burlone? Non vi era occasione che il simpatico folletto blu si divertiva a regalare il nulla, il bel pacchetto regalo che si autodistruggeva una volta aperto, lasciando nel fumo chi lo riceveva. Ebbene si ricorre a quest’immagine per capirne di più su un recente studio compiuto da Ipsos-mori.com secondo il quale il nostro paese si è classificato ultimo (su un campione di 14 nazioni) per la distanza tra la realtà delle cose e il modo con cui vengono percepite. In altre parole gli italiani risultano peggio informati sulla realtà, che detta così dovrebbe indurre i media quanto meno a un brivido di preoccupazione e esprimere i relativi mea culpa.

Le responsabilità sono comunque ben distribuite figlie di un accordo inconsapevole e tacito fra utenti e operatori della comunicazione, con poche e rare eccezioni. Difficile non concordare con quanto sentito una volta da un economista per cui il nostro è un paese di consumo ma non di mercato. formidabile sintesi di una dicotomia tutta italica che fa la fila a comprare il migliore smartphone o tablet ma non ottimizza questa quantità in qualità (poche start-up, crollo di competitività nei settori scuola, ricerca e impresa, scarsissima memoria dei dati pubblicati, conoscenza pressoché penosa delle lingue straniere etc).

Quindi ci si scambia (e bastano pochi click) milioni di pacchi-burloni i quali altro non sono che il nulla diventato notizia, la bufala travestita da scoop, dove le parole si sovrappongono, trasformando quello che dovrebbe essere il “flusso” delle notizie in una cascata di feed e opinioni che sommerge (affogandola) la nostra capacità critica, di analisi. L’ultima provocazione ha coinvolto persino Umberto Eco ma - badate fin d’ora - le reazioni che si sono scagliate sulle sue dichiarazioni hanno dimostrato per converso la verità delle sue tesi. Lo sanno tutti ma è ancora un tabù quasi sacrale- e lo diciamo sottovoce dovve offendersi qualcuno - che se da un lato la rete ha consegnato a tutti (e vivaddio) il diritto di parola, di scrittura, di sharing, di download o di streaming etc aprendo le porte alla globaldemocrazia, dall’altro questo oceano di post e di commenti sta producendo una sorta di labirintite “informativa”, di perdita del senso oggettivo dei dati in un’inarrestabile esondazione di notizie che si accavallano e si autodistruggono (ecco il pacco-petardo) prima di poter produrre un’idea del fatto. Si sente il bisogno di un'armonia, molto difficile.

Si è perso il senso dell'oggettivo con esempi paradossali: sull’immigrazione se si chiede alle persone le dimensioni del fenomeno nel nostro paese, ben oltre la metà risponde con cifre sbagliate, approssimate, scorrette almeno di quattro volte, arrivando a dire che magari siamo invasi da un continente africano intero. Ma non è così, i numeri stanno lì a dircelo e impongono il ragionamento, con buona pace di decine e decine di puntate dei talk (i quali non a caso sono lo spazio plastico-televisivo perfetto di questa sindrome) e di dichiarazioni sui giornali così come sui social. Ma ormai è cool amplificare, enfatizzare, magniloquire, buttarla lì più grossa e ridondante, dare voce a chi la dice più cazzara, più forte, più elettorale insomma.

E proprio di oggi poi il report Istat su alcuni dati economici riferiti al primo trimestre del 2015 nel quale emerge - per dire due cifre oggettive - che la pressione fiscale è stata pari al 38,7%, risultando invariata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; e che la spesa per gli interessi sul debito è calata di 2,4 miliardi di euro. Ciò vuol dire senza poter essere smentiti - anche se è dato parziale e tendenziale - che le mosse della Bce (sullo spread) unite ad alcune azioni di governo portano a risultati positivi in progress ma comunque nella giusta direzione. Lo stesso report indica anche un calo di occupati di 63 mila unità e anche questo è la forza oggettiva dei numeri e su queste basi bisogna dibattere.

Scommettiamo che si riuscirà a dire il contrario dei dati Istat, meglio ancora a interpretarli a piacimento? Si può azzardare che - per faziosità e partigianeria - qualcuno ce la racconterà in modo diverso. E quindi ci si chiede dove sta il vero (di una notizia)? Si può pensare ai dati Istat renziani o salviniani un giorno, camussiani o squinziniani un altro?

Il burlone è dunque nei paraggi, pronto a darti il quotidiano pacco… puoi aprirlo se vuoi... ma poi son fatti tuoi!