30righe

6 Luglio Lug 2015 1111 06 luglio 2015

Dalla piccola Grecia ad una grande Europa?

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Sembra una nemesi dalla forte evocazione biblica parafrasando le parole di un’antica profezia su Betlemme e che oggi si accordano alla Grecia. Di lei diciamo che “non è la più piccola di europa” ma una terra di orgoglio quanto meno sul piano dello scatto di reni democratico. Si sa che da oggi l’intera europa è entrata, per dirla con le parole di Mario Draghi, in “terre incognite”, in una selva molto oscura dagli scenari incerti. E di inedito parla il Capo dello Stato Mattarella: 'I cittadini greci hanno preso oggi, con il referendum, una decisione della quale occorre, in primo luogo, prendere atto con rispetto. Una decisione, tuttavia, che proietta, oltre ad Atene, la stessa Unione Europea verso scenari inediti, che richiederanno a tutti, sin d'ora, senso di responsabilità, lungimiranza e visione strategica.

E proprio l’indecisione e l’azzardo sono i nemici giurati dell’economia e già fanno registrare i primi inevitabili dati negativi sui mercati. Ad ogni modo vince seccamente il NO dei greci alla Troika con un 61% schiacciante e coraggioso e questo è un risultato che non solo scompagina il risiko delle parti in causa ma - emerge in modo agghiacciante - toglie il coperchio al pentolone nel quale bolle il brodo insapore di ciò che chiamiamo Europa, il giano bifronte senza forma nè bellezza. Un continente che ha un Parlamento a elezione diretta ma che non decide, possiede un’eurozona all’interno come somma spuria di economie unificate da una moneta governata da una banca centrale che non decide senza l’ok della Germania. Un orrore giuridico e politico, una palazzo dal prospetto sontuoso senza travi, senza sostegni. Del resto l'imbarazzo sta tutto nella navigazione a vista come perdersi inella zona franca aereoportuale. Fateci caso ai vertici in ordine sparso (Renzi-Padoan a Roma, Merkel-Hollande a Parigi, Draghi e il board a Francoforte e via via...) che dicono ogni ragionevole dubbio che potenza ed atto non si incontrano nel continente europeo, unito dalle banconote ma diviso dagli egoismi, per nulla federale, senza costituzione e senza solidarietà. Un vero peccato, anzitutto.

Una roba che da sola dovrebbe far saltare tutto e tuttavia c’è e da essa non si può più prescindere e sta li a dirci che - ahinoi - la Grecia è da anni sussidiata per intero dai creditori, non ha un soldo per pagare stipendi e pensioni (molte delle quali baby e inaccettabili) e ad oggi non ha portato un progetto degno che si rispetti. La battaglia è stata tutta politica e Tsipras si becca un consenso forte dalla sua gente ma i debiti si pagano, troppo facile chiedere soldi e poi cancellare miliardi di euro con la spugna dalla lavagna.

Con questo referendum viene comunque messo in discussione un paradigma euro-tedesco che davvero è diventato inaccettabile non solo in Grecia ma anche in Italia con buona pace del premier Renzi poco twittero in queste ore. Come dargli torto? Il presidente del consiglio definisce un errore dare un mandato al popolo greco e non ha detto una parola che sia una sull’irrilevanza dei socialdemocratici europei in questa vicenda capeggiati da quel Martin Schultz incapace di dire qualcosa di sinistra continentale in questi giorni.

L'archetipo di un'europa germanocentrico va letteralmente sostituito con qualcosa di fortemente collegiale e strutturale: moneta unica non può essere benefici a Berlino o a Parigi ma unica relamente politica, economica e fiscale anche se passa da un’armonica cessione di sovranità a patto che i benefici vadano a tutti, Atene inclusa. il salto nell’ignoto della Grecia ha trascinato tutto il continente e sembra poter dire da oggi che Atene continua a fare scuola anche nell’imprevedibilità. Tutto questo perché - ci piaccia o no - le idee, anche coraggiose, vincono sul pallottoliere. E la Merkel dovrebbe dirci da oggi se sulla sua scrivania oltre alla calcolatrice (non deve mai mancare) ha il discorso di Pericle del 431 a.C nel quale si legge solennemente: “Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così”.