30righe

9 Luglio Lug 2015 1544 09 luglio 2015

La buonina (e non cattiva) scuola di Renzi

  • ...

Attraversiamo idealmente il transatlantico di Montecitorio camminando lungo i segni della bagarre parlamentare. Vediamo foglietti di protesta sparsi per terra, i riverberi degli insulti fra maggioranza e opposizione, sentiamo da lontano le ultime dichiarazioni di Brunetta ai cronisti, si sbaraccano ( ma solo per oggi intendiamoci) i cavi delle telecamere. Probabilmente pestiamo brandelli di cravatta o qualche ciocca di chioma femminile lasciata a perenne reliquia di uno scontro durissimo ma continuiamo nel nostro percorso. Sì ma per andare dove? Semplice: si va in stamperia o come si chiamerà l’ufficio dove andare a prelevare il testo ufficiale della riforma Giannini, la “carta” di una legge scritta (e non soltanto parlata nelle piazze) andando nel merito di un argomento scomodo come il sistema dell’istruzione.

La riforma voluta da Renzi buona non è, ma non è nemmeno cattiva: solo l’anti-renzismo manierista di questi mesi può trasformare tutto ciò che fa il governo in monnezza ma una persona sufficientemente intelligente e onesto intellettualmente sa che la riforma della scuola appena diventata legge è una buonina riforma, un piccolo (timido) passo in avanti che eleva “de iure” ciò che era “de facto” ma non strutturato nella nostra scuola cioè una più organica autonomia delle scuole e dei loro componenti, in altre parole quello che da anni proprio gli operatori della scuola chiedevano. Ma oggi non va bene...

Possibile raccontare (ma non informare e ciò appare pretestuoso) che adesso avremo il preside sceriffo quando neanche un capo dell'esecutivo può scegliere o dimissionare un proprio ministro? Roba da ridere ma nella politik 2.0 è possibile creare il dittatore senza dittatura, lo scriffo senza la contea.

In questi mesi poi - fossi stato dirigente scolastico - avrei messo in atto una class action per denigrazione e oltraggio al proprio ruolo: lo sanno anche i sassi che i presidi proprio per la mancata autonomia volute da impresentabili mezze riforme (ahimè di centrodestra) erano né carne né pesce. Avevano l’autonomia del nulla con collegi docenti puramente interlocutori, consigli di istituto senza reali poteri (se si eccettuano le vacanze di carnevale o del santo patrono) e totalmente impotenti di fronte alle decisioni dei livelli più alti. E tuttavia erano li a coordinare la realtà scolastica loro affidata, con le mani legate su tutto, in balia della burocrazia. E che dire di docenti giovani e creativi ai quali veniva impedito di esperire le loro potenzialità e competenze? Cosa dire di fondi di istituto sempre più prosciugati negli anni e gestiti in modo scandaloso? Che dire in ultimo - sempre in merito ai denari - di un comparto come l'istruzione al quale i governi precedenti davano gli spiccioli, così come riportato dall'Ocse mesi fa il quale ha analizzato le percentuali dedicate all’istruzione rispetto al totale degli investimenti pubblici di 37 paesi in tutto il mondo constatando come sia proprio l’Italia a spendere di meno su scuola, università e ricerca: appena l’8,6% contro una media OCSE del 12,9%.

Perché a queste domande non rispondono i sindacati? perché non si sono visti nei mesi di consultazione online e cartacea avviata dal ministero prima dell’iter parlamentare? Adesso chi la beve la sequenza di slogan qualunquisti che foraggiano la protesta di insegnanti senza aver letto una riga del testo discusso, approvato, emendato, rielaborato in almeno quattro passaggi?

Questa riforma è buonina, niente di eclatante e contiene persino un paradosso di cui - pensate un pò - si vantano i sindacati dopo la prima lettura e cioé l'ammissione dei ragazzi al comitato di valutazione dei docenti (gulp ...) dimenticando che solo il 32% degli alunni eletti nei consigli di istituto si presentano alle riunioni degli stessi. Vabbè, transeat... ad ogni modo tuttavia l’assunzione di migliaia di docenti da stabilizzare in ruolo, la convocazione di altri concorsi a regime, un fondo annuale e strutturale di 500 euro per l’aggiornamento personale dei docenti, 3 miliardi di investimento già scritto e pronto in legge di stabilità sono o non sono passi in avanti? Non sono più buonini di tanti cattivi totem che vogliono lo status quo della scuola in cui tutto è immobile perché si nutrano soltanto le solite vacche?

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini alla Camera durante il voto finale sul Ddl.

Già perché nel nostro paese il riformismo è cattivo mentre fa molto cool andare in piazza e dire che il parlamento non può decidere per la paura ancestrale di pestare il callo alle corporazioni le quali se ne fregano del crollo di competitività della nostra scuola solo facendo una semplice sinossi con il resto d’europa dove gli alunni studiano e lavorano, conoscono almeno due lingue straniere, si laureano con più facilità e senza mettere mano - come spesso accade da noi - al portafoglio dei genitori medio-alto borghesi a suon di contanti nelle scuole private, vero scandalo di una formazione un tanto al chilo al ritmo di un triennio in uno, biennio in sei mesi e cinque anni in tre. Questa commercializzazione e mortificazione della scuola che lavora con bellezza e creatività è stato lo scandalo pre-renziano di cui sopratutto i governi di centrodestra dovrebbero fare un mea culpa gigantesco.

Se la buonina scuola di Renzi è tale lo dobbiamo a chi oggi si straccia le vesti, strepita e twitta tutto lo sdegno senza leggere il testo di legge. Troppo lungo per chi ha rovinato la scuola negli anni scorsi, meglio scrivere 140 caratteri di demagogia.

PS: a proposito di testi ufficiali, consiglio il link dal sito ufficiale della Camera dei Deputati e il report sintetico dal portale Orizzonte -Scuola