30righe

1 Ottobre Ott 2015 1642 01 ottobre 2015

Riforme: metterci la firma, e non solo la faccia

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Chiamatela puntigiliosità se volete. Ma la politica di questi anni ci ha abituati, con fin troppa disinvoltura, all'informalità e all'estemporaneità laddove va bene tutto e il suo contrario e il dire vale quanto il negare. E' di questi giorni la battaglia parlamentare sulle riforme ed è un gran rimpallo di accuse, di presunte convalide e algoritmi impazziti.

Nell'età dello sharing un tanto al chilo, della bufala a prezzi stracciati e delle cifre strumentalizzate, in molti si sono dimenticati del principio basico in politica per cui il formale è sostanziale allo stesso tempo; e dunque politicamente oltre a metterci la faccia bisogna metterci la firma particolarmente quando si lavora a favore e dentro le istituzioni.

Finiamola infatti con la solita minestra insipida e riscaldata della società liquida in cui tutto è destinato ad essere fluido, inconsistente. Questo baumanismo mediocre - spesso preso a citazione da chi ha studiato poco - autoassolve ogni incoerenza e sta diventando stucchevole oltreché sgradevole; e basterebbe solo allungare la memoria e mettere insieme un po di pezzi del puzzle per smacherare le tante inconguenze di molti.

Si è detto e scritto ormai da molto tempo che questa legislatura esiste solo in forza del suo essere costituente e riformatrice anche perché il quadro parlamentare è tripolare con tre minoranze relative. Ora siamo nella finestra di approvazione del Ddl Boschi che supera il bicameralismo perfetto portandosi a grappolo tutta una serie di effetti positivi sulla stabilità di governo, di decisione ed effcientamento legislativo, di conseguenze economiche collaterali. C'è poco da fare ma con la rifoma del Senato - con buona pace degli slogan - si mangia, eccome.

Era peraltro il sogno del centrodestra e non si capirà lo strappo di Forza Italia almeno nel merito 'stretto' di questo progetto di riforma costituzionale. Come non mettere - appunto - una firma accanto a quella del Pd di Matteo Renzi. E detto ciò sfugge alla logica comune tutto lo sbraitare di Roberto Calderoli, il pater porcatae e portabandiera della semplificazione, in ordine all'emendamento Cociancich che proprio oggi ha azionato il famoso canguro, orribile termine che aggira migliaia di emendamenti con la votazione di uno solo.

Le opposizioni si stracciano le vesti e l'ex ministro leghista chiede addiritttura la perizia calligrafica sul testo del Cociancich: tutto ciò sorprendente non fosse altro che a Calderoli non sono stati chieste oltre 80 milioni di firme per altrettanti emendamenti presentati per rallentare - di decenni - i lavori del Senato. E in questo caso l'algoritmo ha mostrato tutti i suoi limiti per il vistoso deficit di pathos politico poiché - chiedetevi - vuoi mettere la tensione delle opinioni forti (magari contrarie) in aula su un punto di merito con l'infornata fredda e anonima di emendamenti dementi? Stupisce e sconcerta, per un brioso e pasionario come Calderoli, queste firme mancate ai suoi emendamenti, non letti e non meditati, ma semplicementi creati da un pc.

Quanto devastante può essere una sola firma (in un solo foglio) paragonabile alla fionda del giovane Davide contro Golia: un solo Cociancich abbatte migliaia di Calderoli come a dire che l'algoritmo non ha faccia, non mette firma e sopratutto non infonde passione.