30righe

17 Ottobre Ott 2015 1125 17 ottobre 2015

Serve un vaccino contro l'ignoranza del web?

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Ragazze ricoverate per aver fatto la dieta della mela o del succo di limone promosse dalle star di Hollywood, bambini che si ammalano perché vittime dell'iper-veganismo dei genitori, uomini che si fanno di anabolizzanti per accelerare l'espansione muscolare senza 'fatica' o ancora tanta (troppa) gente che abbandona la chiemioterapia per la cura del cancro e si affida a dosi di bicarbonato. Sono esempi (i più diffusi) di un pericolo che sta raggiungendo livelli impressionanti anche in Italia, un rischio che sta allarmando tutta la medicina e probabilmente porterà a decisioni forti anche al livello istituzionale.

Una sorta di medicina 2.0 ma in questo caso non siamo dentro i termini della velocità di scambio positivo di informazioni che viaggiano nella rete a beneficio degli utenti, tutt'altro: siamo passati dallo sharing al warning, dalla condivisione al pericolo in campo clinico e terapeutico e ciò sta portando a dati inquietanti come la battaglia rovente pro e contro i vaccini ai bambini di questi giorni.

Il fatto più sconcertante di questa storia è la rimozione - nel dibattito - del principio di cautela nella salute di ciascuno di noi, in primis i bambini. In altre parole sulla 'disputatio ' circa i vaccini I vari sostenitori e i detrattori sulla profilassi pediatrica non affrontano il merito 'medico' ma quello 'giuridico ' cioè - clamoroso a dirsi - se la profilassi sia da iscriversi obbligatorio per legge oppure facoltativa.

E questo denuncia nel nostro paese un costante sbilanciamento sul diritto a scegliere piuttosto sul dovere di tutela almeno a riguardo ai minori. Inaccettabile infatti che in nome della pretesa del multiple choice ( l'avete sempre più opzioni) si dimentichi il dovere dell'opzione migliore che nel caso del tira&molla su quanti vaccini siano efficaci o no, ci si arrovella sulle leggi e non sulle persone mettendo a rischio il ritorno di malattie che pensavamo debellate in quanto paese moderno e industrializzato.

Verrebbe da dire che povertà e analfabetismo del primo e secondo dopoguerra nel novecento sono state le cause di malaria, poliomelite e altre epidemie pericolose . Oggi la banalità del click e la supponenza 2.0 unita alla pretesa narcisistica del diritto a tutti i costi - e che vive della pigrizia di chi vuole sapere tutto smanettando sul divano il proprio tablet - mette a rischio persino le poche certezze che avevamo cioè le terapie della medicina, una scienza che sceglie l'opzione dei dati oggettivi piuttosto che le opinioni più trendy e mirabolanti.

Si dice sempre che in medicina quel che conta sono i riscontri scientifici. Ebbene il ministero ci eviti l'ennesimo spazio di indecisione e aiuti le famiglie ad una cultura della profilassi. Siamo al punto di doverci vaccinare dalle bufale via web?