30righe

20 Ottobre Ott 2015 0945 20 ottobre 2015

Erri De Luca e il primato della parola

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Erri De Luca è stato assolto per le sue dichiarazioni oppositive alla Tav dopo mesi di processo a suo carico. Secondo i giudici il fatto - cioè il reato contestato - non sussiste nel senso non solo giuridico ma sostanziale. Applaudono tutti coloro che non vogliono la linea ad alta velocità mentre storcono il naso quelli che hanno sempre visto - nelle parole 'contrarie' dello scrittore - l'istituzione alla violenza che ad onor del vero non è mancata in questi anni di cantiere tormentato in Val di Susa. Lo scrittore era a giudizio per stabilire se l’intervista rilasciata all’Huffington Post nel 2013, quando disse che la Tav Torino-Lione andava «sabotata» e che le cesoie erano «utili a tagliare le reti», costituisse oppure no istigazione a delinquere.

È chiaro che dinanzi alla Tav ci si continuerà a dividere fra favorevoli e non; ma in questo processo a carico di Erri De Luca tutto si è particolarmente caricato a livelli più alti e simbolici correndo (è il caso di dirlo) ad 'alta velocità' dall'ambito penale a quello linguistico-letterario. A vincere dunque è stato il libero uso della lingua italiana per cui spetterebbe agli scrittori e non ai giudici usare le parole conferendo a esse insindacabilmente il significato più opportuno. L’auspicio di un sabotaggio, insomma, non veicolerebbe alcuna istigazione violenta, ma soltanto un appello alla legittima difesa nei confronti delle minacce contro la salute, il suolo, l’aria, l’acqua portate dalla costruzione della Tav. Argomentazioni dense e sottili, quelle di De Luca, che i giudici hanno trovato evidentemente convincenti.

Nel corso dei miei studi biblici ho incontratoquesta contraddizione della parola, quel suo essere 'spada' a doppio taglio, abisso che divide non solo un prima e un dopo ma uno spazio fra due mondi contrapposti. Un concetto che - pur nella differenza notevole delle tradizioni monoteistiche - dice il potere della parola, del dire in totale libertà anche quando la parola segue come il salmone la contro-corrente, la direzione inversa al flusso delle parole altrui. Ci sono parole che non ci piacciono, che irritano, che non vorremmo sentire, scandalose in estrema sintesi: lo sono state le parole dei profeti e dei filosofi, dei rivoluzionari e dei mistici. E nella storia le parole contrarie alle altre non sono mancate nelle labbra di Francesco d'Assisi o in Gandhi, in Joseph Ratzinger e nel Dalai Lama, in Aung San Suu Kyi come in Hannah Arendt.

Una gravità - quella delle parole - offerta da tutti i testimoni della libertà anche a rischio di stare sulla soglia del lecito e del legale, ai limiti del moralmente udibile e dicibile. Non sono d'accordo con nessuna parola di Erri De Luca e tuttavia andava assolto per il semplice fatto che sussiste il fatto di reato e le sue parole, per quanto urticanti, comunicano solo la libertà di un pensiero e non innescano automaticamente nessun crimine.

Una sentenza che è comunque un sollievo per coloro che amano il primato della parola, di ogni colore e sapore, anche il più aspro, anche la parola che non ci piace. Si processano i fatti e non le parole!