30righe

11 Novembre Nov 2015 1840 11 novembre 2015

Centrodestra allo stato nascente

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Certo che la narrazione è costretta a fare a pugni con la realtà, c’è poco da fare. Patinate di editoriali scritti in questi anni sulla necessità di ritrovare un forte centrodestra e poi quando il piccolino prova ad emettere i primi vagiti lo si snobba.

E’ scorretto intellettualmente, diciamolo, non considerare questo timidissimo “eppur si muove” da parte di una coalizione in cerca di una sintesi per quanto ancora viva plutarcamente in modo parallelo e mai convergente. Tuttavia da Bologna ci vengono alcune considerazioni intorno al tanto atteso centrodestra…

Anzitutto l’ex cavaliere Berlusconi e il sarcasmo dei suoi avversari indotti all’ennesima stoltezza pronti a ricordare al leader di Forza Italia dichiarazioni di mesi fa, repentini con l’indice puntato a sentenziare l’incoerenza dell’ex premier. Si dimentica che l’attuale “seconda fila” di Berlusconi è il risultato clamoroso di una sequenza di errori dello stesso leader di FI e sopratutto di tutto il partito rimasto dormiente e senza una strategia politica degna di questo nome. Non si può stare in due governi del “presidente” (Monti e Letta) e andarsene - come bimbi che non vogliono perdere neanche un game - dal patto del Nazareno quando si aveva nelle mani quantomeno il 50% dei meriti di questa stagione a trazione riformista e aperta ad una certa espansione economica.

Era evidente che questo dietrofront schizofrenico avrebbe aperto un portone gigantesco a Matteo Salvini il quale ha asfaltato Berlusconi più di quanto non lo abbia fatto Renzi. Quest’ultimo si è limitato a prendersi i soldi del poker quando gli altri giocatori si sono alzati dal tavolo. E adesso con il vaso rotto in mille pezzi l’ex cavaliere si presenta a Bologna col sorriso del moderato ma con la gastrite acuta di chi forse non riconoscerà mai l’errore di tutto un ventennio cioè non aver messo la sua firma (lo dice sempre nei suoi lunghi discorsi) alla riforma della nostra costituzione. Dunque la seconda fila è tutta sua e non potrebbe chiedere altro visto che l'attuale segretario del Pd gli ha dato un rigore a porta vuota e lui non ha centrato la porta. Imperdonabile!

E poi c’è Matteo Salvini che adesso prova a tirarsela un po da candidato premier anche se - nella simbolica - deve un po rottamare se stesso: indotto a cambiare persino il dress-code lasciando nell’armadio la felpa e mettendo una camicia bianca della serie “sindaco-che-diventa-premier” il Salvini da inizio ad una realtà realmente nuova e benefica per la politica italiana, poiché si sentiva il bisogno di vedere cosa si muovesse dalle parti dei moderati lasciati - peraltro - in buona compagnia con il duo Renzi-Alfano e un governo che porta a casa riforme liberali che evocano lo spirito del ’94 ma attuate dallo strano segretario del Pd, e dico il PD.

Con la Meloni, una brava e tosta, Salvini e Berlusconi hanno lo stesso obiettivo ma quel che conterà sarà la riuscita dell’equazione leghista secondo la quale prima si scrive il programma e poi casomai si va in lista unica. Un coraggio non da poco ma che alla lunga premia sopratutto italicum vigente, legge a cui Salvini non frega una mazza e ha ragione. Secondo l’italicum vincono le liste forti per cui ha senso la teoria del Carroccio per cui a programma unico si fa pistone unico e si compete. In questo senso la trovata a sinistra lascia il tempo di qualche ospitata nei talk e nulla più.