30righe

17 Novembre Nov 2015 1247 17 novembre 2015

Valeria Solesin, un lutto europeo

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Come un epitaffio scritto con gli occhi gonfi di lacrime e che rimane a perenne memoria per i giorni che verranno nella coscienza del nostro paese. Mi riferisco al sussulto di dolore espresso in parole dalla mamma di Valeria Solesin, la dottoranda veneziana alla Sorbona caduta assieme ad altre centoventinove vittime - sotto i colpi del terrorismo inaccettabile e insensato nella notte parigina di venerdì scorso 'Un dolore per noi genitori...una perdita per il paese'! La sintesi perfetta, composta e misurata, di una famiglia italiana e che una nazione intera si sente di controfirmare e di sottoscrivere poiché davvero Valeria è stato il prototipo di un sogno europeo che in lei era diventato realtà, vita vissuta. La nostra Solesin ha incarnato fino all'ultimo questo patrimonio di pace e libertà italiana ed europea senza un trattino di distinguo, senza uno iato di esitazione.

Valeria - a dispetto dei summit e dei capi di stato e di governo che sfilano nei carpet - ha scritto nella sua vita la costituzione europea la cui assenza sta provocando tutti i disastri della storia recente: un continente di burro, senza quelle radici ebraico-cristiane che l'hanno generato e allevato e che lo hanno reso oggi anonimo e incapace di solidarietà e sicurezza. Un continente che non pianifica nulla di struttrale se no gli zero virgola del Pil e dei deficit dei suoi membri salvo poi non avere una parola risolutiva nei contesti geopolitici aprendosi a prateria desolante, a terra dei burocrati grigi e quindi a una landa solitaria da egemonizzare anche e sopratutto culturalmente.

Troppo facile adesso rimpiangere la Fallaci, decisamente ipocrita. Basterebbe andare quantomeno al cuore di quella tesi ed elaborarla criticamente per evitarci le urla 2.0 che alimentano soluzioni demenziali e apologie populiste poiché è sotto gli occhi di tutti l'autolesionismo culturale che ha generato l'equazione perfetta per il terrorismo; e cioé multiculturalismo vuol dire (in europa) l'abbandono del patrimonio di valori e di tradizioni nate con noi e che hanno prodotto - ce lo dicono secoli di lotta e di rivoluzioni - quella distinzione armonica fra religione e stato la quale proprio in occidente non è punto di debolezza debolezza ma di forza democratica, di equilibrio dei poteri e di rispetto di tutte le fedi. Quindi è inaccettabile abbandonare questa conquista di secoli per un laicismo dogmatico che non ammira Chagall perché vi è un crocifisso o non ascolta Wagner perché era la colonna sonora in tempi nazisti. Una debolezza e una subalternità etico-culturale all'Islam ortodosso che distrugge addirittura i suoi tesori museali, i libri , i mosaici, lo splendore del passato a favore del nulla orrendo funereo di un non-dio che uccide i suoi figli e la storia.

Ora, vogliamo barattare la bellezza della nostra identità per il nulla che uccide? Vogliamo davvero rendere vano il martirio di Valeria e degli altri giovani di Parigi? Bisogna dire di no e con forza.

La fatica e lo studio, i viaggi, la realizzazione di sè e la filantropia, la Sorbona così come Emergency ci narrano un'esistenza carica di senso e tutto questo patrimonio - in Valeria - sta davanti a noi come un monito forte all'Italia dei tanti (e troppi) Neet la cui accidia induce alla perdita di sogni e di desideri umani e professionali come un sempre più grande buco nero dei progetti riempito inevitabilmente di tristezza in formato selfie, di insulto via social, di tuttologia via web mentre - per paradosso - i terroristi hanno talmente chiaro il loro obiettivo criminale da comunicare con i nuovi media, connettersi via Playstation e far girare il denaro ricattando a suon di petrolio sui camion soggetti dai colletti bianchissimi. In questo senso la nostra Valeria è stata antropologicamente anti- Isis diventando - senza che ne abbia avuto colpa - il vero obiettivo sensibile della jiihad e cosi dopo musei, chiese e biblioteche, ora siamo minacciati persino nelle più elementari esperienze sociali che sia un bar o il cantare insieme ad un concerto.

Valeria ci mancherà terribilmente e con lei perdiamo un pezzo fondante dell'orgoglio europeo insieme alla scomparsa delle vittime parigine. Siamo davvero arrabbiati e annichiliti e vorremmo da oggi un'Europa che non rinunci a se stessa, la smetta di essere low cost, come sottoprodotto sottocosto nello scaffale della democrazia e della libertà, alla mercé di un non-dio che uccide e di una pseudo civiltà del nulla che offre la sola e unica parte di sé, cioè la morte e l'orrore.