30righe

9 Dicembre Dic 2015 1323 09 dicembre 2015

Giubileo con (poco) giubilo

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Il primo paradosso del giubileo si è reso evidente, plastico e inevitabile, nel suo inizio. Papa Bergoglio apriva la porta santa in San Pietro, spalancandola al mondo come a dischiudere una breccia di luce e di speranza per il mondo mentre tutto è chiuso con il lucchetto della paura. Roma non era mai stata così blindata, timorosa e non senza ragioni: Nel giro di un mese l'Europa si è mostrata friabile e lacerata, bucata nella sua sicurezza quotidiana, in balia del terrore che fa tremare i polsi anche alla migliore task force dell'intelligence poiché uccide in tutti i posti, in tutti gli angoli e senza una logica prevedibile.

La prudenza - per dirla con un eufemismo - della sicurezza italiana si è fatta sentire con un dispiegamento senza precedenti con migliaia di agenti visibili e altrettanti occhi "invisibili" fatti di 007 e videocamere, un grande fratello rassicurante e un po indiscreto se vogliamo ma - va detto sottovoce e con chiarezza - andava fatto se leggiamo davvero le analisi degli esperti.

Questo giubileo andava fatto? Domanda imbarazzante e tuttavia si è scritto - a sproposito - se fosse stato opportuno un anno di pellegrinaggio che decuplicasse il rischio sicurezza per la capitale che è - nello stesso tempo - la Città di due stati, quello italiano e quello vaticano.

La risposta ovviamente è si e non perché lo decidiamo noi, tutt'altro: lo decide la storia di un cattolicesimo che impone la sua agenda attraverso un pontefice argentino che è il vero "marziano" (altro che Marino) di questi ultimi tempi contemporanei. Ad intra questo giubileo parla alla comunità dei credenti invitando a ri-tornare alla categoria della sostanza del messaggio spirituale che è il perdono, l'impronunciabile parola per gli uomini ma sinonimo del dio cristiano, un altro nome di quel Gesù che perdona persino a pochi minuti dalla morte i suoi carnefici. Dimenticata da molti secoli dalla teologia dei libri ma riportata in auge dal Concilio questa misericordia - forza viscerale di riconciliazione - è impegno di tutta la Chiesa da quando Bergoglio è Papa; e per quanto non manchino le resistenze questo giubileo apre le porte delle coscienze di molti credenti, ecclesistici sopratutto.

Ma ad extra questo giubileo dice un fatto incontrovertibile nel rapporto fra le religioni stabilendo - se non ce ne fossimo accorti - una differenza fra due monoteismi (ebraico e cristiano) che stanno nel mondo in pace. E un terzo - ahinoi - monoteismo, quello musulmano - che non si è riconciliato con il mondo, con la società libera e democratica. Una teocrazia esistente in molte parti del mondo, con le quali parte dell'occidente ci fa affari e ora si paga il prezzo di un rapporto opaco, senza chiarire pacificamente in che modo essere credenti e cittadini possono stare in armonia senza farsi la lotta.

il Papa utopicamente lancia un giubileo che ha poco giubilo (esteriore) ma rasserena interiormente, scuote eticamente e intellettualmente, il che non è poca cosa con buona pace dell'euforia giubilare degli anni precedenti. Poco fumo e molto arrosto, quello che offre Bergoglio. E tutto questo ci piace!