30righe

23 Dicembre Dic 2015 1653 23 dicembre 2015

L'Italia a Natale per far pace con se stessi

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Che il nostro paese si sia infilato in un cul-de-sac lo sappiamo da molto tempo ma in molti fanno finta da anni di non accorgersene. Sembra di vedere quella divertente scena quando si dà per scherzo lo schiaffetto all'amico bendato mentre le canaglie simpatiche della compagnia stanno a dire "indovina chi è stato?" e non appena chi paga pegno si gira il resto fa finta di niente.

Sono colpevoli tutti e nessuno è colpevole: un mantra che ancora alimenta l'immorale impunità nazionale e che scarica il barile sui soliti noti, la politica in primis e poi, a cadenza periodica, le coorporazioni e tutto ciò che è istituzione non appena si apre il dibattito su un tema. Oggi il governo, domani la Chiesa, dopodomani le banche e l'europa. E poi ancora i medici, i preti, le poste e via via col tiro al bersaglio facile rinnegando ogni autocritica, come nella notte terribile del rinnegamento di evangelica memoria quando il pescatore di Cafarnao - diventato il primo degli Apostoli - spergiurava di non conoscere, di non sapere nulla, girandosi dall'altra parte.

Ebbene in Italia non si è mai contenti perché non si ha la botte piena e la moglie ubriaca: pensiamo ad esempio ai dieci milioni di italiani i quali, conti alla mano, hanno avuto quest'anno quasi una mensilità in più per i consumi, circa 960 euro, e il dato parla di segno positivo (+12%) di economia in circolo per questo fine anno; eppure si grida al governo ladro per ogni cosa. Si parla di un risparmio privato nel nostro paese che ammonta a quasi tremila miliardi di euro cioè l'equivalente di 100 manovre economiche e tuttavia diciamo di non farcela, di avere bisogno dello Stato, colpevole a questo punto di decenni di una politica che alliscia il pelo al patrimonio senza occuparsi di creare sviluppo economico dinamico.

Le opposizioni cavalcano e ci mancherebbe altro, tutto legittimo pur se ci si dimentica che anni fa si andava in piazza contro gli attuali oppositori perché non si stanziava un euro per la cultura (del resto - sosteneva Tremonti - con essa non si mangia); non si vedeva poi neanche un soldo bucato per istruzione,ricerca e assunzioni nei comparti scuola e sanità (Brunetta et Gelmini dixerunt) eppure la Leopolda age non piace. E non è una questione di essere filo-governativi ma tornare a riconciliarci con i fatti è possibile oppure basta che giri il vento per dirla più roboante?

Sulla Rai da ieri tutti a urlare allo scandalo contro la controriforma renziana ma ci siamo sciroppati un monopolio mediatico-culturale degno delle peggiori dittature e fino all'anno scorso si poteva eludere o evadere il canone ( fino alla quota del 32/33% di evasori-) e stranamente scrutavi parabole nei balconi della penisola e tutti a guardare nonché commentare sui social i programmi di tutti i canali e da qualunque piattaforma.

Come la mettiamo poi con la difesa del presepe in funzione anti-islam alzando i libri della Fallaci e poi lasciamo che la polvere sovrasti le bibbie nelle nostre librerie tenendoci ben stretto - per alcuni è molto cool - il primato di elevatissimo analfabetismo religioso, recentemente riscontrato dagli analisti. Gli esempi si sprecano e il paradosso si ingigantisce a dismisura mettendoci addosso una tristezza infinita nel constatare lo sconforto di un paese che naviga a vista, contraddittorio in cui persino il Natale e il suo messaggio valoriale non instilla l'urgenza di uscire - come descrive il Censis nell'ultimo rapporto socio-economico - dal letargo e dalla labirintite per affrontare sfide irrinunciabili e non procrastinabili. Questa antifona del tutti responsabili tranne noi deve finire o la Troika della storia si abbatterà inesorabile sul paese e ci specchieremo con le nostre contraddizioni non curabili neanche col migliore dei governi possibili.

Benaltrismo e scaricabarilismo devono finire sul serio, vanno dette le verità inconfessabili di un paese a doppia velocità che - ad esempio - paga le tasse per i tanti che non le pagano, che dorme sulla corruzione o si indigna solo a telecamere accese, che scende in piazza e sciopera nel difendere spesso l'indifendibile (vale addirittura per i dipendenti del parlamento con stipendi superiori al capo dello stato, pensate un po'), che compra suv ed elettrodomestici a go go per poi non pagare le tasse comunali, capace altresì di lasciare fuori dai cancelli dei musei i turisti o butta spazzatura nei monumenti ma poi si scandalizza se i direttori di queste aree sono tedeschi o francesi.

L'Italia di questo Natale deve fare pace con se stessa evitando di incartarsi sulle sue stesse tesi, deve dire a se stessa cosa può essere nel mondo e porre seri correttivi se vuole stare nella globalizzazione. Per ora di globale c'è solo l'incoerenza!