30righe

7 Gennaio Gen 2016 1820 07 gennaio 2016

Popolo della Likecrazia, sempre più ignorante

  • ...

Volevamo la 'Like-crazia'? Eccola che avanza, carica di una tristezza infinita e sconfortante. E tutto - ahimoi - ha un senso, si tiene. Il nostro paese, che il Censis ha definito settimane fa stanco e in letargo, lo è a tal punto da potersi definire come fra i più gnoranti d'europa. Sì proprio noi.

Del resto cosa doveva portarci il dominio del solo I-like, del 'mi piace' e basta? A nulla se poi non ci si ferma ad uno step successivo e riflessivo, allungando lo sguardo e la mente per capire oltre che informarsi. Uno sforzo ormai titanico quello di conoscere e comprendere stando ai dati diffusi in queste ore sull'esilio culturale di tanti italiani.

In Italia circa una su 5, ossia il 18,5% della popolazione, non svolge alcuna attività culturale, anche se semplice e occasionale, e cioè nell'ultimo anno non ha letto un libro o un giornale, non ha visitato un museo, una mostra, un sito archeologico, non è andato a teatro, al cinema, a un concerto né a uno spettacolo sportivo e nemmeno a ballare. Una percentuale che sale al 28,2% al Sud, e cala al 12,1% nel nord Est. E mentre si attenderanno i risultati del bouns cultura per i diciottenni voluto dal governo, si assiste a una disaffezione su tutti gli approcci culturali, dalla lettura agli eventi artistici tout-court: Entrando nel dettaglio, musei e mostre sono disertati dal 68,3% degli italiani (e dal 78,5% dei residenti nelle regioni del Sud). La disaffezione, spiega l'Istat, si diffonde a partire dai 20 anni e raggiunge il suo picco tra gli ultra 75enni (88,3%). Siti archeologici e musei sono del tutto ignorati dal 74,7% degli italiani, e ancora di piu' se abitanti nelle regioni del Sud (81,4%).

La nostra è una vera e preoccupante involuzione culturale, una regressione nella consapevolezza che viviamo nel paese più desiderabile del mondo proprio per il suo patrimonio artistico e paesaggistico e tuttavia aumenta il nostro consumo di nuove tecnologie solo ed esclusivamente per chat, navigazione sui social, videogaming e intrattenimento in genere. Nel 2015, il 56,5% della popolazione dichiara di utilizzare il computer e il 60,2% afferma di fare uso di Internet. Il 40,3% naviga ogni giorno, e anzi si registra un incremento del 2,8% dei naviganti nel 2015 rispetto al 2014. Si tratta di un aumento di oltre 33 punti percentuali dal 2011.

Si aprono scenari che oltrapassano persino il concetto di società liquida evocato da Baumann dirigendosi verso un'italia aeriforme, quasi evanescente, che mette i pochi bravi nelle condizioni disperate di fuggire e tenersi magari i tanti e troppi dall'incoscienza civica, gli esiliati per scelta da ogni responsabilità culturale. Pessimismo cosmico e snobbismo? Macchè.

Siamo davanti alla quasi scomparsa del concetto classico di 'traditio', cioè la consegna di un patrimonio valoriale per generazioni e quindi è accaduta una vera controrivoluzione culturale; a da un sistema che si basava sul collettivo - la società - si è passati a quello che alcuni sociologi ormai chiamano 'insocievolezza', il venir meno dell'essere gruppo (famiglia, nazione, società in seno generale) che è tale se parte dagli archetipi letterari e artistici per poi proddurre il proprio originale o magari qualcosa di innovativo. Ecco perché in Italia Dante annoia e fa sbadigliare mentre magari nel resto del mondo altri adolescenti, coetanei dei nostri alunni, sanno versi della divina commedia a memoria. Ora - senza giri di parole - è sempre colpa del professore in stile attimo fuggente che non c'è? Su finiamola...

Se questi dati Istat fossero letti domani in tutte le scuola magari un bagno di umiltà e di realtà potrebbe portare per una volta tanto a far dire ai nostri ragazzi don't like!