30righe

28 Gennaio Gen 2016 1706 28 gennaio 2016

Je Suis Schengen

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La geologia ci ha insegnato che la terra sotto i nostri piedi si sposta - impercettibile ai nostri sensi salvo in casi di terremoti - con passi lenti ma decisi. Stessa cosa può dirsi per la geo-politica in movimento continuo come placche in azione e - spesso - in collisione.

Da giorni si assiste alla quasi disgregazione del trattato di Schengen con la proposta di alcuni paesi di congelare la libera circolazione dei cittadini europei e delle merci - dentro i confini dell'Unione - per almeno due anni; e ciò verrebbe giustificato dal maggiore controllo dei migranti politici ed economici in fuga da guerre e miserie dai territori siriani, iracheni, eritrei e zone attorno. Ebbene - come scrivono tanti analisti - in uno scenario di sospensione generale degli accordi di Schengen, Roma non potrebbe contare più sul supporto economico, militare, tecnico e di equipaggiamento europeo. Il Mezzogiorno si troverebbe in piena emergenza arrivi, il numero delle morti in mare tornerebbe ai livelli del 2014 e non ci sarebbe nessuna possibilità di effettuare controlli, con la possibilità concreta a questo punto di veder sbarcare sul nostro territorio anche possibili terroristi e o criminali comuni.

Un disastro senza proporzioni, qunidi. E ci si chiede del perché il sogno di una 'vera' federazione di Stati Uniti d'Europa non trova spazio concreto nelle intenzioni negli attuali leader europei i quali - evidentemente - sono divisi almeno in due gruppi: statisti e opportunisti. Non ci si offenda ma è una realtà che va detta con sincerità anche perché è dimostrabile dalla cronaca di questi giorni pur venendo da 'colpe' remote.

Se non fosse naufragato infatti - e non si finirà mai di ricordarlo - il progetto di una costituzione europea come legge cardine e madre di tutto il continente, non saremo giunti ad un livello cosi imbarazzante incarnato recentemente dalla legge danese che confisca beni e denaro dei richiedenti asilo. E non avremmo annesso quei paesi dell'est continentale che ripagano i compagni europei con la politica dei fili spinati, dei muri alle dogane, degli altolà ai rifugiati. Lì si può chiamare opportunisti perché prendono e non offrono, incassano ma non re-investono, impoveriscono il patrimonio etico-culturale di chi li ha accolti abbassando il livello morale-politico di un progetto molto più alto del loro egoismo e parassitismo quale è e deve essere l'Europa della pace, della convivenza e del benessere economico di tutti i suoi cittadini.

In questo senso allora chi sono gli statisti? Lo sono, con una certa continuità storica, i paesi fondatori (Italia, Germania e Francia in testa) perché ancora tengono alta la bandiera di ideali e valori ma che stentano a trovare un feeling di modo che nasca una nuova triplice alleanza sui fondamentali europei. Solidarietà fra gli Stati, esercito comune, economia condivisa e convergente , istituzioni univoche, orgoglio culturale sono alcuni capisaldi di un rispolvero europeo che davvero si stenta a credere dato per spacciato. Si chiede a questo punto al nostro paese se vuole rifondare o affondare l'Europa nel mare dei suoi attuali egoismi. In questo senso da oggi Je suis Schengen e voi?